Demistificato il casus belli di Trump in Siria

Demistificato il casus belli di Trump in Siria

Ultimamente si parla molto di guerra nei notiziari. Noi ex ufficiali dell’intelligence rimaniamo in contatto, comunichiamo tra noi regolarmente, parliamo dei “vecchi tempi” e a volte ci troviamo per discutere delle politiche estere portate avanti dal governo americano. Anche se il più delle volte rimaniamo nell’ombra, ottenendo contatto personali ma discreti con politici e giornalisti, ci capita di lavorare insieme per raccogliere articoli di giornale o lettere agli editori. Più raramente, appariamo in televisione o in radio per dire la nostra sugli eventi correnti.

Un ulteriore elemento che ci aiuta ad avere chiara la situazione è che molti di noi sono in contatto con impiegati dell’Intelligence o persone che lavorano per essa anche dopo la pensione. Anche se gli impiegati sono molto cauti nel descrivere i dettagli del proprio lavoro, e noi sappiamo che non è un bene fare domande troppo specifiche, spesso non riescono a nascondere la loro frustrazione verso le politiche del governo.

Di recente, a seguito dell’attacco missilistico lanciato sulla base aerea siriana, molti impiegati si sono lasciati andare più del dovuto. La decisione di Trump di agire con forza contro Damasco è stata accolta con sgomento da parte di coloro che seguono le azioni belliche in Medio Oriente, perfino più che ai tempi dell’invasione dell’Iraq. Molti ufficiali hanno espresso rabbia e frustrazione per ciò che è accaduto; non per sfidare le regole della sicurezza nazionale, che sono ad appannaggio dei politici, ma perché sentono che questi non stanno dicendo la verità, come accaduto in Iraq. Per la prima volta, persone interne all’intelligence hanno parlato, e noi le abbiamo ascoltate.

Gli “interni” sostengono che non esista alcuna prova per dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che i militari siriani abbiano lanciato un attacco chimico sui civili. I consiglieri statunitensi, i quali erano stati avvertiti dai russi di un imminente attacco, sostengono di aver visto dalle immagini satellitari qualcosa di simile a ciò che i russi hanno dichiarato: una bomba che colpiva un deposito di armi, dal quale poi si è sollevata una nube di gas. Sostengono anche che Assad non avesse alcun motivo per lanciare un attacco chimico, mentre i cosiddetti ribelli ne avevano tutte le ragioni.

Molti ufficiali dell’intelligence credono che la Casa Bianca abbia mentito e sperano che delle “talpe” possano trafugare i documenti necessari per demolire il casus belli dell’amministrazione Trump. Temono inoltre che si stiano facendo i preparativi per un allargamento del conflitto, inclusi piani per la creazione di no-fly zones. Insistere per una rimozione di Assad condurrà, a loro giudizio, a una rapida escalation delle attività militari e a uno scontro diretto con la Russia.

(da Off-Guardian – Traduzione di Federico Bezzi)

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