Storia

La missione di Bixio a Bronte: una necessità della storia

“La figura del generale genovese Nino Bixio è stato spesso giudicata in maniera negativa da taluna vulgata antirisorgimentale che gli ha spesso imputato la responsabilità di numerosi massacri nel corso delle vicende connesse all’avanzata dell’esercito meridionale di Garibaldi in Sicilia, in particolare riguardo agli eventi connessi alla cittadina etnea di Bronte, dove malcontenti popolari da parte della classe contadina culminarono in veri e propri atti di violenza nei confronti delle locali aristocrazia terriera e della borghesia dando origine alla nota rivolta di Bronte, le cui conseguenze determineranno il successivo arrivo di Bixio in loco.

Prima di Bixio: la vittoria dei garibaldini

Alla notizia della vittoria dei garibaldini, in Sicilia si verificarono grandi sollevazioni popolari e molti, tra politici locali e cittadini, fuggirono dalle città nei giorni successivi alla battaglia,rifugiandosi nelle campagne. La stessa Bronte precipitò nel caos, e le autorità si avvidero ben presto che la situazione era oramai fuori controllo. Le truppe borboniche, peraltro, nel caos della ritirata, perpetrarono numerose atrocità, abbandonandosi al saccheggio e a efferatezze contro la popolazione. Di fatto già lo stesso sbarco dei Mille a Marsala già determinò una crisi istituzionale senza precedenti nel Regno delle Due Sicilie, determinandone inesorabilmente la fine che avverrà formalmente con la caduta di Gaeta il 13 febbraio 1861.

Secondo le analisi della storica irlandese Lucy Riall, tra i massimi esperti della storia del Risorgimento Italiano in Siclia, Garibaldi poté avanzare celermente in Sicilia anche per le condizioni in cui versava in quel momento la Sicilia, dove la monarchia borbonica si era resa responsabile di volente rappresaglie accentuando le preesistenti divisioni sociali e facendo riaffiorare il ricordo della rivoluzione del 1848.

L’avvocato Nicolò Lombardo, il capo della fazione popolare di Bronte, che era stato messo provvisoriamente a capo dell’amministrazione comunale il giorno dopo la rivolta non riuscì a fermare l’ondata di violenza generatasi nella cittadina etnea, e rimase di conseguenza coinvolto nel corso degli avvenimenti successivi che determineranno la sua colpevolezza in merito ai fatti di Bronte, costituendone diciamo così una sorta di caprio espiatorio della rivolta; il successivo intervento della Guardia Nazionale di Catania e poi dei garibaldini riuscirono ad impedire un ripetersi delle atrocità e delle violenze a Bronte e dintorni.

Bixio e il suo ruolo a Bronte

La missione di Bixio in loco venne determinata dall’urgenza di ricongiungersi con il resto dell’esercito garibaldino nonché del ristabilimento dell’ordine pubblico al fine di evitare il propagarsi di ulteriori focolai di rivolta. Di conseguenza venne resa necessaria l’applicazione della stessa legge marziale da parte dello stesso Bixio, il quale premeva per l’attuazione di talune misure eccezionali anche nei territori circostanti la stessa Bronte.

Il processo nei confronti di Lombardo e di altri quattro imputati colpevoli agli occhi della corte giudicante della conduzione della rivolta e che porterà alla condanna a morte di tutti e cinque gli imputati, è stato più volte considerato in maniera critica dalla ricerca storica, vuoi per la rapidità estrema con cui venne condotto tale processo, vuoi per l’affidamento da parte della stessa corte su testimonianze quanto meno improbabili da parte di singoli cittadini in merito agli eventi di quei giorni; nel complesso il processo durò tre giorni e la sentenza venne emessa il giorno 9 agosto 1860 con la fucilazione degli imputati avvenuta il giorno successivo.

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Uno speciale convegno storiografico venne organizzato nel 1985 per sottoporre, a più di un secolo di distanza, sia l’operato di Bixio a Bronte, sia la sentenza emanata il 9 agosto 1860 dalla mmissione mista di guerra che giudicò i cinque imputati. Dopo uno studio accurato delle varie testimonianze e dei documenti risalenti al processo del 1860, alla fine venne determinata l’assoluzione sia per i cinque imputati, visti all’epoca come tra i principali colpevoli della rivolta, sia per Nino Bixio.

La commissione venne criticata per il metro giudiziario adottato: si riscontrarono infatti gravissime violazioni del diritto alla difesa da parte degli imputati nonché determinate negligenze in merito al vaglio delle testimonianze. Per quanto riguarda Bixio l’assoluzione venne determinata dal fatto che egli abbia agito in una situazione di completa emergenza in cui si vide costretto all’emanazione di direttive collegate ai gravi disordini di quel momento, quindi un’attribuzione di una responsabilità piena non sarebbe un giudizio equo, nemmeno considerando lo stesso carattere sommario del processo in questione; peraltro egli non presenziò il processo in quanto impegnato fuori Bronte per ragioni di mantenimento dell’ordine pubblico.

In aggiunta a ciò è necessario altresì considerare che il suddetto organo giudicante era precostituito, perché previsto da decreto dittatoriale in situazioni di emergenza; di conseguenza Bixio si attenne a quanto era previsto dal decreto dittatoriale del 30 giugno 1860, art.3, che legittimava l’azione di apposite commissioni speciali laddove si riscontrassero gravi disordini.

Il regista Florestano Vancini nel suo film Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato dedicato per l’appunto alle vicende di Bronte fece rappresentare la figura di Bixio con estrema severità, un soggetto cinico, freddo e calcolatore che agisce quasi senza pietà nei confronti altrui nonché apparentemente legato in maniera opportunistica agli interessi britannici connessi alla proprietà della Ducea di Bronte, una lettura sicuramente non appropriata nei confronti di una delle figure più importanti del Risorgimento italiano.

La responsabilità di questa drammatica vicenda legata al nostro Risorgimento dev’essere dunque imputata a motivazioni politiche e sociali ben più lontane dello stesso arrivo di Garibaldi in Sicilia, per la precisione alla stessa classe dirigente di Bronte, a suo modo colpevole dello sfruttamento per molto tempo della stessa classe contadina nonché di una mancata applicazione di adeguate riforme terriere che avrebbero consentito un miglioramento di quest’ultima, un’oppressione che durante l’epoca borbonica peggiorò radicalmente le condizioni degli strati sociali più poveri di quelle zone.”

(di Lorenzo De Min)

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