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No a Sputnik e la pressione degli Usa: l’Ema è un ente politico

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Sputnik sì, Sputnik no? Basta prenderci in giro: ricorrere o meno al siero russo non è un discorso sanitario e l’Ema – che è un ente politico, come l’Oms, senza Nomos – ma strettamente geopolitico. E l’Italia, svuotata nella sua sovranità, è vittima dello scontro geopolitico sui vaccini fra Usa e Federazione Russa.

Gli Usa premono sull’Ema: “No a Sputnik e ai vaccini cinesi”

Come spiega Dario Fabbri, analista di Limes, in un parere riportato su Start Magazine, gli «Usa premono sull’Ema chiedendo di non approvare Sputnik e nessuno dei vaccini cinesi – ha sostenuto Fabbri -. La risposta dell’Ema, nella sua tremenda debolezza, è di acconsentire alle pressioni Usa. La questione vaccinale è una questione geopolitica. Quando c’è in ballo la vita o la morte delle persone la questione strategica, la potenza è l’elemento decisivo”. Difatti l’Ema ha fissato proprio in maggio il temine ultimo per fornire una valutazione su Sputnik. «È il termine che si sono dati gli americani per aiutarci», chiosa Fabbri.

Cosa c’è dietro il no della Ue a Sputnik

Come riportato da IlGiornale.it, nelle scorse settimane, Thierry Breton, commissario europeo incaricato della campagna vaccinale, assicura che l’Unione europea raggiungerà l’immunità di gregge entro il 14 luglio. Peccato che Paesi come Israele e il Regno Unito stiano tornando, gradualmente, alla tanto agognata normalità già in queste settimane, con bar e ristoranti aperti, mentre noi dovremmo fare i conti con i pesanti ritardi dell’Ue e attendere la metà di luglio, come se fosse chissà quale grande e storico risultato.

Ai microfoni dell’emittente televisiva francese “Tf1”, Breton ha spiegato che “tra il mese di marzo e il mese di giugno consegneremo tra le 300 e le 350 milioni di dosi di vaccino“, sottolineando che il ritmo sta crescendo progressivamente, con 60 milioni di dosi consegnate a marzo, 100 milioni ad aprile e 120 milioni a maggio. Il commissario europeo, nonostante gli appelli di molti leader politici e virologi, ha escluso che Bruxelles possa ricorrere al vaccino russo Sputnik V. Come se dietro a questa decisione non ci fossero, in realtà, delle mere logiche geopolitiche, che sembrano prevalere su quelle della salute, dato che il siero russo è stato definito sicuro ed efficace anche dalla prestigiosa rivista The Lancet.

“l’Ue non vuole rafforzare Putin”

Come spiegato da Andrea Indini su IlGiornale.it, Nonostante le difficoltà incontrate negli ultimi mesi, l’Unione europea è ferma nello sbarrare la strada al vaccino di Vladimir Putin. Sebbene Breton abbia assicurato di non aver bisogno del siero russo, è più probabile che dietro alla scelta europea ci sia il timore che un eventuale accordo possa rafforzare economicamente e politicamente il leader del Cremlino. Non è stata, infatti, presa bene la decisione dell’Italia di rompere il fronte europeo e andare per la propria strada decidendo di produrre autonomamente il siero. Come riporta l’agenzia Agi, l’accordo, siglato la scorsa settimana dal fondo sovrano statale russo che detiene il brevetto, il Russian Direct Investment Fund (Rdif), e dall’azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech, “produrrà il vaccino in due stabilimenti, in Lombardia e nel Centro Italia”, arrivando a “fornire 10 milioni di dosi tra luglio 2021 e gennaio 2022”. Che farà l’Ema? Difficile dirlo. Gli Usa premono affinché Bruxelles non dia il via libera al siero russo.

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