Crisi

Crisi, cosa farà Mattarella? Le ipotesi dei costituzionalisti

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La crisi di governo è ormai una sorta di soap opera in cui non sembra esserci mai un finale. Chi prova a delinearne, dalla categoria dei cosiddetti “costituzionalisti” è stato interpellato dall’ANSA. Sono i due giuristi Giovanni Guzzetta e Marco Olivetti. Sembreremo ripetitivi, ma la cosa sconvolgente è che il caso delle elezioni non venga neanche immaginato dai cosiddetti “addetti ai lavori”.

Crisi, il ruolo di Mattarella

Guzzetta e Olivetti partono entrambi da un aspetto basilare e abbastanza ovvio, ovvero l’assenza di poteri infiniti da parte del presidente della Repubblica. “Bisogna collegare il potere del presidente della Repubblica con il voto di fiducia che le Camere devono dare al governo” dice Olivetti all’ANSA, aggiungendo che “il Presidente deve perseguire l’obiettivo di far nascere un governo che abbia la fiducia. Poi esistono altri fattori, come il sistema politico o il sistema elettorale, dato che il margine di intervento del Presidente varia tra un assetto proporzionale rispetto a quello maggioritario”.

Ma considerando che il capo dello Stato può saltare le quattro fasi dopo aver dato un incarico esplorativo (“Ad esempio nel 1979, dopo che Andreotti rinunciò all’incarico datogli, Pertini lo diede a La Malfa senza ripetere le consultazioni”, ricorda ancora Olivetti), le accelerazioni sono inevitabili, nonostante la lentezza generale del meccanismo.

Crisi, gli scenari possibili dei costituzionalisti

“Il primo scenario è che già al primo giro si identifichi una maggioranza attorno a un nome a cui dare l’incarico. Sembra tuttavia poco probabile, a giudicare dalle dichiarazioni dei leader di partito. Qualora al primo giro non emerga alcuna indicazione utile, potrebbe esserci da parte del presidente Mattarella un secondo giro di consultazioni graduate a seconda di quanto emerso nel primo” dice Guzzetta.

Per Marco Olivetti le possibilità di un nuovo incarico a Giuseppe Conte sono piuttosto elevate. “Sembra plausibile – dice, sottolineando la differenza tra pre-incarico e incarico pieno, e aggiungendo che “il pre-incarico non è una diminutio, può essere un modo per esporre la persona di meno. In fondo il governo Conte bis aveva la fiducia: in assenza di una assenza di veto da parte di Iv, ci potrebbero essere le condizioni per riproporre la situazione ante-dimissioni”.

E citando la fine dell’articolo dell’ANSA:

Qualcosa di simile, dicono sia Guzzetta che Olivetti, a quello di Bersani nel 2013, che però fallì. E in caso di ulteriore nulla di fatto, c’è la possibilità di un incarico esplorativo ad uno dei due presidenti delle Camere, come avvenne nel 2018 per Casellati e Fico, “con lo scopo di fornire informazioni utili al Presidente”, ricorda Olivetti.

Ma potrebbe anche esserci “un ruolo pro-attivo da parte del Presidente Mattarella”, analogo, ricorda Olivetti, “a quello di Scalfaro con i governi Amato e Ciampi, e di Napolitano con il governo Monti”. Secondo Guzzetta poi, “la soluzione più corretta dal punto di vista politico-istituzionale, sarebbe un governo di larghe intese o istituzionale. Il Recovery, infatti, vincolerà le finanze pubbliche delle prossime legislature e sarebbe corretto che tali scelte fossero condivise dal più largo arco di forze”. Ma, sottolinea Guzzetta, “occorrerebbe un passo anche da parte delle opposizioni che dovrebbero assumersi le loro responsabilità”.

E qui torniamo all’introduzione, alle nostre pubblicazioni precedenti: le elezioni non solo non sono immaginate, ma neanche contemplate teoricamente.

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