Perché l'egemonia culturale di sinistra sta - lentamente - decadendo

Perché l’egemonia culturale di sinistra sta – lentamente – decadendo

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L’egemonia culturale esiste ed è incontestabile. Ne abbiamo parlato più volte. Che il 90% dei giornali e delle tv siano sostanzialmente d’accordo su: globalizzazione, ultraliberismo, europeismo, immigrazionismo, multiculturalismo, etica su vita e – soprattutto – morte non può essere messo in discussione.

Ma i media non esercitano l’egemonia da soli, hanno ovviamente bisogno di strumenti. E questi strumenti sono gli intellettuali, i giornalisti, gli scrittori, gli opinionisti. Quanto più queste figure sono intoccabili, tanto più l’egemonia si rafforza. Il ritiro della cittadinanza onoraria di Verona a Roberto Saviano è un piccolo avvenimento in fondo di poco conto, che però suscita una riflessione più ampia.

Egemonia culturale

Il “progetto Saviano” è stato un flop. Primo scricchiolo dell’egemonia culturale

Tra tutti i progetti ideati a tavolino per rafforzare le verità ufficiali diffuse dall’egemonia culturale, quello di Saviano è stato probabilmente uno dei primi a fallire miseramente.

Come a fallire miseramente sarà – nonostante gli assist continui concessi da ambienti degradanti e criminali quali quelli di Ostia – il “progetto Federica Angeli“.

D’altronde il “progetto Saviano” era stato costruito con attenzione certosina, nei minimi dettagli, sfruttando probabilmente la radicalizzazione del pensiero unico non soltanto nei media, ma anche nelle istituzioni e nelle ingerenze su di esse esercitate. La stranezza cronologica dell’assegnazione di quella scorta, d’altronde, parla da sé, insieme a tante altre (si clicchi sul link per ulteriori dettagli).

Qual era l’obiettivo del progetto Saviano? Sinteticamente, “creare” un eroe sulla scorta di miti del passato, della magistratura ma soprattutto del giornalismo antimafia (Giancarlo Siani e Beppe Alfano su tutti) allo scopo di disporre di un oracolo incontestabile sulle questioni politiche. E la prova è che Saviano, da “giornalista d’inchiesta” si è ritrovato a pontificare in pochi anni su tutto, dall’immigrazione all’europeismo, schierandosi sempre – guarda un po’ – dalla parte del padrone.

Per citare un esempio storico abbastanza classico – ma pienamente riuscito – si può ricordare il caso di Sandro Pertini, definito ovunque il “presidente più amato dagli italiani” sebbene non esista alcuna prova al riguardo. Un narrazione notevolmente favorita da quell’immagine al Santiago Bernabeu scattata l’11 luglio 1982, quando il presidente si alzò in piedi esultante per la vittoria della nazionale italiana ai mondiali di Spagna. Un’immagine bella, utile alla propaganda. Ma che con la quotidianità ha poco a che fare.

Digitando su google, il numero di articoli che riportano la definizione è impressionante.

Egemonia culturale

Perché Pertini è stato “cristallizzato” come “presidente più amato dagli italiani”? Lungo da spiegare. Certamente, c’entra la storia, sua come di altri colleghi, legata alla cosiddetta resistenza. E alla necessità di lasciare all’immaginario collettivo una figura da santificare ai posteri legata a quell’aspetto.

Comunque, quale fosse il motivo, il punto è che la leggenda di Pertini “presidente più amato dagli italiani” è stata efficacemente tramandata, tanto che molti italiani di generazioni successive lo percepiscono come dato incontestabile.

L’egemonia, in quel caso come in tanti altri, ha quindi “svolto il suo compito”. Decidere arbitrariamente una verità e farla accettare da tutti.

Con Saviano tutto ciò non è avvenuto. È riuscito senza dubbio nei primissimi anni, quelli intercorsi tra il 2006 – anno di uscita di Gomorra – e il 2010. Ma il bilancio a 14 anni di distanza è senza dubbio negativo.

L’immagine dell’eroe intoccabile, per quel che riguarda Saviano, non c’è. È rimasta esclusivamente negli ambienti di sinistra, peraltro non tutti difensori strenui dello scrittore, specialmente negli ultimi anni.

Su questo fallimento pesano certamente scelte di comunicazione errate (passare in tempi rapidi dal tema dell’antimafia al tuttologismo non ha aiutato, lo schieramento politico troppo palese neanche) ma anche il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare della rete, in grado di “rispondere” ai dogmi dell’egemonia culturale in misura molto più imponente che nel passato.

L’egemonia e il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa

Internet ha cambiato tutto. O quanto meno molte cose. Il progresso tecnologico dei mezzi di comunicazione ha già, in passato, disturbato altri contesti politico-culturali (si potrebbe ricordare il ruolo che esso giocò nel crollo dell’impero sovietico). Questo perché un dominio viene esercitato e perpetrato sulla base di un momento storico e di determinati mezzi a disposizione, che nel nostro caso sono carta stampata e televisioni.

Lì, come già detto più volte, tra gli anni Sessanta ed Ottanta si è operata una vera e propria colonizzazione. Che dura ancora oggi. Ma cosa succede se viene introdotto un nuovo media, a diffusione totalmente libera e non vincolata da limiti fisici?

Naturalmente l’egemonia non molla la presa. E continua a diffondere le “sue” verità, favorita dal controllo pressoché totale dei media. Ma la novità è presto detta: la “verità” non viene contestata in separata sede e a giorni di distanza, ma spesso poche ore dopo. Ed ecco che tutta la sequela impressionante di fake news diffuse dai media mainstream negli ultimi anni ha fatto fatica a cristallizzarsi presso l’opinione pubblica, differentemente da quanto avveniva prima.

Per questi motivi Saviano non è recepito come un eroe, come non sarà recepita come eroina la Angeli nei prossimi decenni. Cinquant’anni fa lo sarebbero divenuti entrambi, a prescindere dalla sostanza reale.

L’egemonia culturale, dunque, è in crisi. Lenta, senza dubbio. Molto graduale. Ma vederla prestare il fianco, tutto sommato, è già un risultato.

(di Stelio Fergola)

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