Scanzi Lucarelli Natale

Scanzi, Lucarelli e l’ipocrisia del Natale Covid “spirituale”

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Andrea Scanzi e Selvaggia Lucarelli si sono persino accorti che il Natale non è solo regali, piste da sci e cene luculliane. Che anno, questo 2020!  Essì perché adesso, per farci digerire le cinquanta sfumature di Giuseppi, lor Signori – quelli di Courmayeur, delle sciabolate col Cristal millesimato e delle tartine al Caviale Beluga Imperial – sono diventati spirituali. E, magicamente, coloro che vorrebbero semplicemente trascorrere qualche momento di serenità con la propria famiglia, celebrando il Natale con le persone che amano sono diventati degli sporchi consumisti, egoisti e negazionisti.

Scanzi, il mercante di libri spirituale

Andrea Scanzi tra un <<clicca qui per comprare il mio libro>> ed un << regala il mio libro agli amici>>, ci rammenta che siamo dei mentecatti a voler celebrare la nascita di Nostro Signore nel modo in cui i Cristiani, nel mondo, fanno da secoli. Lunghe dissertazioni sul fatto che no, Gesù non è nato il 25 dicembre e non è manco nato a mezzanotte – ma va? – quindi è stupido e pretenzioso volersi raccogliere con i propri cari davanti ad una tavola la sera della Vigilia.

Il coro dei semicolti, molti dei quali del cristianesimo sanno poco più che niente, è unanime: chi vuole pregare prega anche da solo, chi vuole celebrare il figlio di Dio fatto uomo può farlo ovunque ed in qualunque momento, chi ha vera fede non ha bisogno di ostentarla alla messa di mezzanotte. O a quella, politicamente corretta, delle 22.00. Tutto vero, se non fosse che non è Andrea Scanzi o chi per lui a dover sindacare sul modo in cui ciascuno vive la propria fede.

D’altronde, si sa, gli italiani sono un popolo di ipocriti a cui non importa niente di Dio e del Cristianesimo. Vogliono solo abbuffarsi, bere a dismisura e giocare a carte. Il Natale è solo un pretesto. Ed il Covid, portando con sé questa – meravigliosa – nuova normalità a cui tutti dovremo abituarci, ha avuto anche il pregio di svelare questa atavica ipocrisia.

Alla pretesa superiorità intellettuale si accompagna, ora, anche quella spirituale. Gente che, probabilmente, ha finto di pregare per l’ultima volta il giorno della cresima, adesso si arroga il diritto di spiegare il Cristianesimo ai cristiani che, ovviamente, essendo gente di fede, popolino, hanno bisogno di un guru anche per gestire il Santo Natale.

Questa narrazione dell’italiano medio, tutto folklore e pancia all’aria, che si serve di Dio come scusa per fare bagordi, questo racconto del cristiano ipocrita materialista, consumista, ingordo – cari Signori – per quanto possa farvi sentire superiori, ha veramente stancato. Ormai è un’abitudine.

I semicolti sanno cosa c’è nelle case, nei cuori e nelle mutande della gente che non piace alla gente che piace. Quelli che credono nelle cose sbagliate, combattono le battaglie sbagliate, votano per i partiti sbagliati.

Così, per dirne una, la famiglia – né tradizionale né naturale, semplicemente famiglia – in cui ardimentosamente convivono una mamma ed un papà, da qualche anno è il luogo del disagio e della menzogna: le mamme sono tutte femmine sottomesse e succubi, i papà tutti maschi repressi con desideri sessuali “alternativi” nonché picchiatori professionisti e, ça va sans dire, i figli sono abbandonati a sé stessi e destinati a fare il bagno nell’eroina, non appena entrati nell’età della ragione.

Scanzi e Lucarelli, piantatela

Cari Signori avete rotto.

Ci sono famiglie per cui questo è l’unico periodo dell’anno in cui ritrovarsi, persone che hanno solo questi pochi giorni per centrare nuovamente l’asse della propria vita vicino agli affetti più cari. Alcuni sono smarriti, spaventati, così smarriti e spaventati dal bombardamento continuo e costante, dai divieti, dagli obblighi, dalla “nuova normalità” che hanno un disperato bisogno di rivivere, per qualche giorno quella vecchia, benchè fascista edobsoleta.

Ci sono persone che stanno perdendo tutto. Che mentre vedono la fatica di una vita andare in frantumi a suon di DPCM avrebbero bisogno di qualche ora, almeno qualche ora, di pace familiare.
“Conte con 20 000 nuovi contagi, 649 decessi ieri e 64 000 morti da febbraio si sta facendo ricattare dall’opposizione perché tutti possano andare a mangiare il panettone da nonna nel paesello vicino”, sentenziava appena qualche giorno fa l’Illuminata Selvaggia Lucarelli.

No, Signora, il problema non è mangiare il panettone con la nonna nel paesello vicino. Il problema è non lasciarla sola, quella nonna, che già da un anno vive quasi reclusa. Il problema è che, per quanto vi possa sembrare assurdo, a quella nonna qualcuno vuole bene. Sinceramente. E quel qualcuno soffre al pensiero di lasciarla sola, quella nonna. E quella nonna, probabilmente, sa che potrebbe essere il suo ultimo Natale.

Allora, forse, in una valutazione costi-benefici, ritrovare il calore della propria famiglia potrebbe essere più importante, per quella nonna, che azzerare la possibilità di contagio. E a voi, fautori strenui dell’autodeterminazione dei singoli, promotori di grandi battaglie civili perché ciascuno possa disporre liberamente della vita – e della morte, propria ed altrui – a voi, davvero importa tanto della nonna?

A voi, per citare quelli che ne sanno, cosa toglie?

(di Dalila di Dio)

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