Jole Santelli

Jole Santelli, l’ipocrita cordoglio di una sinistra che l’ha sempre insultata

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Jole Santelli è deceduta, come tutti sapranno. Per la sinistra, la sua figura però assume improvvisamente un valore nuovo.

Jole Santelli è un essere umano, ma solo da morta

Essì, perché c’è una categoria di individui che sembra meritare riguardo solo dopo aver esalato l’ultimo respiro. Quando uno di destra – va bene pure centrodestra – lascia questo mondo, solo in quel momento, non un attimo prima, guadagna il diritto ad un patinato rispetto.

A quel punto sembra necessario, ineluttabile, urgente tributargli il più ipocrita commosso cordoglio, farcito di ricercate parole di apprezzamento a corredo del proprio profondo dolore da social.

Diventa indispensabile postare la foto più bella, citare le parole più vibranti e scavare nella vita del defunto alla ricerca di gesti eroici e virtù; si sprecano le dissertazioni su qualità che o erano sempre state lì ed intenzionalmente ignorate o non ci sono mai state, sicché l’ipocrisia dell’addolorato di turno tocca vette insperate.

Ed è così che una mattina ci svegliamo e scopriamo che Jole Santelli non è più la sciocca marionetta di Berlusconi; non è più la provocatrice sconsiderata che, esorbitando per crassa ignoranza le proprie prerogative, riapre la Calabria sfidando il Governo; non è più la governatrice che nomina capitano Ultimo nella sua giunta per “dare una patente di legalità alla sua squadra” (l’Espresso del 4.03.2020)

La Santelli non è più l’avvocato dai rapporti ambigui con Cesare Previti

Esatto, ma non solo. Jole Santelli non è più la donna pronta a piegarsi alle battute sessiste di Berlusconi, prona davanti al suo leader pur di ottenere la candidatura ed incapace di chiedere pubbliche scuse dopo una frase ironica e maschilista.

Jole Santelli non è più, da oggi, la testa di legno di una corazzata di centrodestra composta da impresentabili, corrotti ed in odor di mafia.

Non è più, prima inter pares, la condottiera di una giunta di spregiudicati e scellerati incompetenti.

No.

Grazie agli addolorati di sinistra, ieri abbiamo scoperto che Jole Santelli era una politica di razza, una combattente, una donna piena di coraggio di cui vanno ricordati gli anni accanto a Tina Lagostena Bassi e Vincenzo Siniscalchi, gli esordi vicino a Marcello Pera ed il ruolo di sottosegretario prima al Ministero della Giustizia e poi a quello del Lavoro.

Se solo potesse sentirli ciarlare della sua sofferenza, sua passione, del suo coraggio!

“Una donna coraggiosa e tenace…col sacro furore di chi crede di poter ingannare il tempo” (così un commosso Lorenzo Tosa, lo stesso che di Jole Santelli ha messo in dubbio persino la dignità). Tosa, quasi un anno fa, scriveva su facebook così:

Jole Santelli, l'ipocrita cordoglio di una sinistra che l'ha sempre insultata

E che dire di Marco Damilano, che adesso pubblica ricordi strappalacrime sull’Espresso – e li declama anche in diretta tv su Propaganda Live – mentre meno di un anno fa il suo giornale attaccava senza pietà la figura di centrodestra in odor di ‘ndrangheta?

Se solo potesse vederli, tutti lì, contriti e desiderosi di tributarle un ricordo intriso di desiderio di esserci, di stare sul pezzo, di coprire la notizia.

‘Che questa morte era stata la notizia di apertura dei telegiornali, quantomeno di quelli di mezzodì, e qualcosa dovevi dirla se no passi per insensibile.

Non si parli di galateo istituzionale o pietà per i defunti.
Ipocrisia, si chiama ipocrisia.

E che ci sia dell’ipocrisia è palese anche guardando gli inciampi dello stesso Espresso, che prima parla di faide calabresi e poi, poverino, chiede scusa:

Jole Santelli, l'ipocrita cordoglio di una sinistra che l'ha sempre insultata Jole Santelli, l'ipocrita cordoglio di una sinistra che l'ha sempre insultata

E che le bugie abbiano le gambe corte lo confermano anche le reazioni social di buona parte del “popolo della sinistra”, come ha sottolineato Tommaso Longobardi sulla sua pagina facebook.

Jole Santelli, l'ipocrita cordoglio di una sinistra che l'ha sempre insultata

In ogni caso, non importa la ferocia con cui questa stessa gente abbia delegittimato ed attaccato la persona, non il politico; non importano le campagne denigratorie, non contano le risatine compiaciute dei semicolti ad ogni suo intervento, non ha più importanza la pervicacia nel ridicolizzarla ad ogni piè sospinto.

La morte dell’avversario resetta tutto e dà inizio ad una nuova partita: quella del finto dolore funzionale al consenso.

Ora che Jole Santelli è morta bisogna dolersene e dolersene pubblicamente.

L’opzione di un rispettoso – per sé stessi – silenzio non è contemplata.

(di Dalila di Dio e Stelio Fergola)

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