Nuovo Dpcm

Nuovo Dpcm, l’ennesima mazzata per l’economia

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Nuovo Dpcm, nuove restrizioni. Non è un lockdown, ma una grossa sberla a troppe categorie produttive che già soffrono da mesi.

Il Nuovo Dpcm mette ancora all’angolo i gestori dei locali

Ristoranti e bar dovranno chiudere alle 24 ma dalle 21 sarà vietato consumare in piedi, quindi potranno continuare a servire i clienti solo i locali che abbiano tavoli, al chiuso o all’aperto. Restano chiuse le sale da ballo e discoteche, all’aperto o al chiuso, mentre sono permesse fiere e congressi. Così cita Repubblica.

L’articolo 1 del nuovo Dpcm è sintomatico di ciò che accadrà nei prossimi mesi:

È fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande.

In parole povere, non si chiude, ma si rifila un’altra sberla a parti significative dell’attività economica, che ovviamente incamereranno di meno, avranno meno soldi per pagare i dipendenti e, figuriamoci, continueranno a dover pagare le tasse.

Cose meno gravi, ma psicologicamente devastanti

Vietato lo sport amatoriale, consentita la presenza di pubblico negli stadi per il 15% della capienza totale. Pressioni e costrizioni che, logicamente, spingeranno meno a condurre una vita sociale da un lato e fungeranno da deterrente per pagare un biglietto per lo stadio, senza contare il già fortissimo abbattimento delle entrate stabilito dalla riduzione percentuale a dir poco mastodontica.

Sempre pagando le tasse, dovendo allo Stato ciò che lo Stato non può e non vuole alleggerire. Come si faccia a non comprendere che a furia di far girare meno soldi, a furia di produrre di meno, a furia di lavorare di meno, si arrivi necessariamente a maggiore disoccupazione, maggiore povertà e crescente miseria (elementi che possono condurre alla morte fisica come e più di un virus, qualsiasi virus), resta un mistero.

O meglio, resta comprensibile per chi non ne sarà minimamente danneggiato, dall’alto dei suoi lauti stipendi o delle rendite intoccabili. Senza contare gli aspetti legamente quanto meno dubbi che sta sviluppando questa situazione.

(di Stelio Fergola)

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