Dostoevskij come antidoto al politicamente corretto

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Tra le tante censure culturali compiute dal neomoralismo politicamente corretto, dirette verso opere di autori contemporanei o del passato, sembra ci sia uno scrittore celebre sfuggito (almeno per il momento) dal bersaglio della santa inquisizione dei buoni che non odiano, ovvero Fedor Dostoevskij.

Il Dostoevkij politicamente scorretto

Si può solo immaginare quali effetti avrebbero sortito sulle anime belle le parole del grande narratore russo amante e ricercatore della verità nonché profondo conoscitore dell’animo umano in tutti i suoi aspetti, dai più elevati ed edificanti fino ai più infimi e degradanti. Perché come insegna Dostoevskij si può essere uomini di Dio o uomini del sottosuolo, spesso entrambe le cose in vita, dal momento che il campo di battaglia in cui Dio e Satana si combattono è proprio il cuore dell’uomo.

La cosa terribile è proprio trovarsi nel mezzo, essere un uomo mediocre, che finge di non odiare nessuno sostenendo di amare l’intera umanità. Marco Freccero, scrittore e youtuber in un video-recensione del libro “Lettere sulla creatività”, una raccolta di lettere di Dostoevskij in cui emerge appieno il pensiero politico dell’autore non ha dubbi: se fosse vivo oggi, Fedor sarebbe senz’altro disprezzato dalla stampa progressista europea nonchè amico di Putin (a cui non a caso si deve il grande rilancio delle opere di Dostoevskij in patria).

La balla della “lettura che rende buoni”

Infine Freccero, seguendo sempre l’esempio di Dostoevskij, conclude sfatando il mito tuttora in voga secondo cui le buone letture, l’arte e il sapere tutto dovrebbe renderci persone buone e migliori. Ciò che Fedor definì come “Schillerismo”, ovvero l’esaltazione di ‘tutto ciò che c’è di bello e di sublime’, il culto ‘dei buoni sentimenti, ‘dei nobili ideali’, delle ‘grandi idee morali’, l’ammirazione delle anime elette e virtuose per bontà naturale e istintiva o per spontanea obbedienza alle norme etiche, e per l’altro verso l’attesa dell’avvento d’una umanità perfetta e felice, pervasa dal senso della fratellanza universale e del reciproco amore fra gli uomini, in cui finalmente si possa realizzare il sogno del paradiso in terra.

Dostoevskij contro “liberalucci”, socialisti e progressisti

Alcuni passi di “lettere sulla creatività” non risparmiano niente e nessuno. Ad essere presi di mira in particolare sono i “liberalucci” e progressisti così come l’intellighenzia russa contaminata da queste idee insulse che provengono dall’ormai degenerata e scristianizzata Europa, idee che non fanno altro che vituperare la Russia. Un paragone simile potrebbe essere fatto oggigiorno con certa classe intellettuale antitaliana. Vi è inoltre una visione messianica tipica degli slavofili e quindi anche di Dostoevskij secondo cui solo dalla Russia può provenire la salvezza. Frecciatine sono lanciate finanche ai socialisti, francesi, tedeschi, svizzeri, ebrei ed utopisti d’ogni sorta.

Profetiche e da urlare a gran voce a coloro che tramano e tradiscono la propria patria sono affermazioni del genere: <<Ci sono molti vecchi liberali che non hanno mai amato la Russia, eppure sono intimamente convinti di amare essa e il popolo. E’ tutta gente sostanzialmente astratta, gente la cui cultura e la cui adorazione per l’Europa consiste in uno sconfinato amore per l’umanità. Ma se poi l’umanità si incarna in un uomo concreto, allora essi non sono capaci di tollerarla, anzi non possono starle accanto, e provano quasi la stessa cosa nei riguardi della nazionalità: essi amano l’umanità, ma se questa si manifesta nelle aspirazioni, bisogni e suppliche di una determinata nazionalità allora essi lo considerano un pregiudizio, una manifestazione di arretratezza o sciovinismo […] Allora preferisco restare col popolo, giacchè solo da esso si può aspettare qualcosa, e non certo dall’intelligenzia russa che nega il popolo e non è neppure intelligente. Per il fatto che io predico Dio e il principio nazionale qui si sforzano in ogni modo di cancellarmi dalla faccia della terra>>.

(di Emilio Bangalterra)

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