Remissione del debito: uno strumento alternativo per l'uscita dalla crisi

Remissione del debito: uno strumento alternativo per l’uscita dalla crisi

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In una fase storica emergenziale, dovuta alla concomitante esplosione dell’epidemia da Covid 19, in cui la politica monetaria in entrambe le sue forme, convenzionali e non convenzionali, sta risultando inefficace, è tornata di attualità l’ipotesi contemplata da Milton Friedman, fautore della scuola monetarista, di utilizzo del meccanismo dell’helicopter money e si è risollevato il problema del debito.

Le iniezioni di liquidità

L’operazione, che contempla in egual misura detrattori quanto favorevoli, consiste nel versare denaro direttamente nelle tasche di cittadini e imprese creando moneta e/o tagliando le tasse. Tali risorse, ovviamente, dovrebbero essere spese e non risparmiate.

In Europa la strada principale prevede la creazione di moneta da parte della BCE diretta ad acquisti incrementali di debito pubblico dei paesi membri, con l’obiettivo altresì di tenere sotto controllo l’inflazione e la speculazione sui tassi. Tuttavia, in questo grave tempo di transizione, la cui durata sfugge tanto alla speculazione medico-scientifica quanto alla più illuminata visione politica, forse poiché ancora legati a schemi e modelli superati, non si arrischia l’idea di governare il crescente e diffuso fenomeno della crisi di liquidità dei soggetti economici, anche attraverso l’applicazione dell’istituto della remissione dei debiti che, assieme alla creazione e distribuzione di liquidità, potrebbe aumentare l’indice di fiducia di famiglie ed imprese.

Remissione del debito: un’usanza storica

Ebbene, sia il codice civile italiano, che all’art. 1236 cc dispone che mediante dichiarazione il creditore può rimettere il debito estinguendo ogni obbligazione comunicandolo al debitore, salvo il caso in cui questi non voglia profittarne, sia la dottrina cattolica contraria da sempre all’usura, potrebbero fondersi nel punto di sintesi rappresentato da questo istituto di derivazione tardo-romana.

Difatti, tanto in epoca romana quanto nel medioevo tali pratiche erano diffuse. Il debitore insolvente era considerato socialmente maledetto, uno scomunicato dal gruppo di appartenenza, e perdeva ogni diritto fino ad essere ridotto, insieme a moglie e figli, schiavo del suo creditore onde soddisfare il credito concessogli.

La “maledizione del debito” trovava redenzione nella antica prassi giubilare ossia nella periodica remissione dei debiti, cui conseguiva la liberazione dei prigionieri e degli schiavi per indebitamento. Questo insegnamento ha un risvolto anche chiaramente economico, come liberazione del prossimo dal peso insostenibile del debito in senso monetario e finanziario.

Nessuna economia può sostenersi se l’indebitamento non trova una qualche soluzione che, eliminando il peso del debito ossia gli interessi lucrati su di esso, liberi la capacità di sviluppo di ciascuno a vantaggio di tutti, compreso il creditore misericordioso e remittente. È evidente che questa prospettiva, la prospettiva di un’economia libera ed umana, terrorizza banchieri ed usurai, speculatori e falsi capitalisti, convinti assertori che il denaro sia un fine, piuttosto che un mezzo per il benessere dell’umanità.

Questa concezione sociale del credito, concepito come attività volta ad aiutare il prossimo ed a sovvenire al bene comune economico, non è però spiegabile se non riconnettendola all’idea di una società che si fonda sulla giustizia umanizzante dei rapporti economici, ispirata al principio del “primum vivere”.

La remissione del debito: per ripartire con fiducia

L’effetto epocale dell’applicazione dell’istituto della remissione del debito, tanto nei rapporti tra privati quanto relativamente alle pendenze fiscali e tributarie avrebbe l’obiettivo di rinvigorire il patto sociale, garantendo a questa operazione politica un potere neo-costituente, di autentica rifondazione dello spirito patrio.

Liberando i debitori dal peso, anche morale, del loro debito, lo Stato potrebbe esigere per il futuro, legittimate dal surplus di fiducia concesso ai suoi cittadini. Questo avrebbe il sapore di una ripartenza post pandemica, in grado, davvero, di rigenerare le speranze di una società nuova, riscattata, che godrebbe rinnovata speranza.

Un vero e proprio strumento di catarsi collettiva.

(di Pietro Mancini)

VEDI ANCHE  -> “Debito e moneta: la favola di Kalecki

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