Europee nel Regno Unito: il Brexit Party trionfa

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Le elezioni europee si sono concluse anche nel Regno Unito, col conteggio dei voti dell’Irlanda del Nord e della Scozia: si nota che un bebè, come il Brexit Party nato il 23 novembre e registrato solo 3 mesi fa, si erge come un gigante muscoloso; i conservatori, invece, sembrano già colpiti dal rigor mortis.

Il primo ha conquistato più seggi di tutti, 29 sui 73 totali, mentre i laburisti 10; i conservatori della ormai dimessa e sconfitta Theresa May sono con difficoltà riusciti a raccogliere le briciole con 4 soli seggi. Vette altissime di supporto per i brexiteers, diretti dal carismatico Nigel Farage, si sono registrate nel Sud Ovest comprendendo la Cornovaglia e nell’Inghilterra orientale (rispettivamente 31% e 28,4%).

Avanzata dei pro-Brexit, ma ci sarà da combattere

Importante notare non solo la travolgente avanzata degli inglesi che richiedono, senza se e senza ma, che si recida il cordone ombelicale con la Ue, ma anche alcuni particolari dettagli. Si sa, il diavolo è lì che si annida: infatti è in zone come Londra, la capitale cosmopolita, dei servizi e degli affari, il luogo dove ci sono stati meno voti per il Brexit Party; qui a farla da padroni sono i labouristi e soprattutto i liberal-democratici: liberisti e europeisti.

Europee nel Regno Unito: il Brexit Party trionfa

La nazione risulta dunque spaccata: nel complesso, contando tutti i voti dei partiti pro e contro la Brexit, i primi hanno raggiunto il 34,9%, mentre i secondi sono seduti su un trono molto instabile con il 40,4%, come riporta la BBC.

Farage e i suoi avranno anche conquistato la cima della collina in questa battaglia, col maggior numero di seggi strappati ai partiti tradizionali, ma il fronte filo-UE non è quindi defunto e ci sarà da vincere la guerra affinché l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea avvenga sul serio.

Scozia: allearsi col “demonio” pur di esser liberi?

In Scozia domina lo Scottish National Party, generalmente socialdemocratico, profondamente indipendentista e europeista: non è un mistero il sentimento serpeggiante, da quelle parti, di chi invocherebbe la libertà della terra scozzese “alleandosi” all’Unione europea per liberarsi dall’unione coi britannici.

Interessantissimo il risultato dell’Irlanda del Nord, la parte di territorio dell’Isola di Smeraldo sotto la Corona di Sua Maestà: qui è terra di confine e di antichi contrasti, mai dati per defunti, e la linea tratteggiata sul suolo irlandese divide anche il Regno Unito, con la sua moneta e il suo voto pro-Brexit, dall’Irlanda con capitale Dublino che è invece un tutt’uno con la UE.

Irlanda del Nord: tre donne e tre idee diverse

I nord-irlandesi hanno votato tre donne: vi è Naomi Long, del partito Alliance, liberista, distante dalla religiosità tipica dell’Irlanda e europeista sino al midollo. E’ persino alleata coi britannici del Partito liberal-democratico.

Vincitrice al primo conteggio è Diane Dodds (del Democratic Unionist Party, di tendenza nazionalista, filo-britannico, opposto dunque all’indipendentismo irlandese ma “populista” e euroscettico, avendo supportato l’uscita del Regno Unito dalla UE).

Europee nel Regno Unito: il Brexit Party trionfa
Da sinistra a destra: Anderson, Long e Dodds (fonte: BBC)

Dodds fu già rappresentante dei nord-irlandesi nel Parlamento europeo nel 2009, facendo scalpore sia per la sua decisione di rifiutare di sedersi affianco ai nazionalisti duri e puri del British National Party ma anche quando nel 2018 accusò l’Ungheria di rappresentare un rischio per i valori fondanti della UE: una presunta “populista” contro altri “populisti” e sovranisti.

Ultima del trio nord-irlandese, ma comunque eletta, è Martina Anderson del partito Sinn Féin (letteralmente “Noi stessi“). Formazione storica, nata all’inizio del ‘900, di sinistra ma fortemente patriottica, qualcosa di praticamente mai visto dalle nostre parti.

Non supportò la Brexit, ma continua a condurre un’opposizione al liberismo europeista e all’invasività del potere della UE. La tendenza a voler cambiare le regole dall’interno, a quanto pare, serpeggia anche altrove.

(di Pietro Vinci)

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