Germania e l'impero neoliberale

La Germania non rinucia all’Ue e al suo impero neoliberale

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In Germania i sovranisti e gli euroscettici non decollano e, a dir la verità, non è una notizia. Nonostante siano state dimezzate le stime di crescita del Pil tedesco nel 2019, ai tedeschi quest’Unione europea conviene, almeno per il momento. La Cdu di Angela Merkel ha tenuto perché sono lontani i tempi in cui la Cancelleria spalancava le porte ai migranti nel 2015: l’approccio realista, maturato subito dopo la batosta elettorale del 2016, ha permesso all’élite politica tedesca di correggere il tiro sull’immigrazione.

Ma veniamo al punto: il voto in Germania è un voto per lo status quo, perché una disgregazione dell’Ue è una minaccia soprattutto per Berlino. Da qui gli accorati appelli per l’unità dell’Europa, contro il riemergere dei nazionalismi che potrebbero minacciare l’Ue a trazione tedesca. La lezione ci viene da E.H. Carr e dal suo capolavoro Twenty Years Crisis.

«La Francia scelse il momento del suo massimo dominio negli anni Venti del XX secolo per lanciare il progetto di una “Unione europea”; e il Giappone, di lì a poco, sviluppò l’ambizioso piano di divenire lo Stato guida dell’Asia unita. Fu sintomatica del crescente predominio internazionale degli Stati Uniti la diffusa popolarità alla fine degli anni Trenta del libro di un giornalista americano che perorava un’unione mondiale delle democrazie in cui gli Stati Uniti avrebbero svolto un ruolo predominante. Così come gli appelli alla “solidarietà internazionale” nella politica interna provengono sempre dal gruppo dominante – che può usare quella solidarietà per rafforzare il proprio controllo sulla nazionale – allo stesso modo gli appelli alla solidarietà internazionale e all’Unione mondiale provengono dagli Stati dominanti che possono sperare di esercitare il loro controllo sul mondo unificato».

L’impero neoliberale della Germania

Su Le Monde diplomatique, il sociologo tedesco Wolfgang Streeck ha illustrato che cos’è l’Unione europea e qual è il ruolo della Germania: «Che cos’è l’Unione europea? Il concetto più vicino che viene in mente è quello di un impero liberale, o meglio, neoliberale: un blocco strutturato gerarchicamente e formato da Stati nominalmente sovrani la cui stabilità si mantiene grazie a una distribuzione del potere dal centro verso la periferia” scrive Streeck. “Al centro si trova una Germania che cerca, più o meno, con successo, di dissimularsi all’interno del nocciolo duro dell’Europa (Kernereuropa) che forma con la Francia».

Come gli altri Paesi imperiali, osserva, «a cominciare dagli Stati Uniti, la Germania si percepisce – e vuole che gli altri la percepiscano – come una potenza egemone benevola, che sparge attorno a sé un universale buonsenso e virtù mortali, a proprie spese. Un onere che vale la pena, per il bene dell’umanità. Nel caso della Germania e dell’Europa, i valori che legittimano l’impero sono quelli della democrazia liberale, del governo costituzionale e delle libertà individuali; insomma, i valori del liberalismo politico. Avvolte nello stesso pacco regalo, ecco la libertà dei mercati e della concorrenza, messe in primo piano, quando occorre: in sostanza, il liberismo economico e, nel caso attuale, il neoliberismo».

Berlino pronta ad occupare tutte le posizioni chiave in Europa

Il fatto che il prossimo Presidente della Commissione Ue sarà quasi certamente un tedesco – Manfred Weber – e che Berlino è pronta ad occupare quasi tutte le posizioni chiave di potere, dimostra che l’Unione Europea è imperniata sulla sovranità tedesca, così come il farraginoso sistema elettorale che premia la nazione più popolosa con più seggi, che è naturalmente la Germania.

Ci vorrà del tempo, ma questo squilibrio di rappresentanza potrebbe portare, nel corso del tempo, alla fine dell’Unione europea. Come scrive Henry Kissinger in Diplomacy, «la Germania è sempre stata o troppo debole o troppo forte per la pace in Europa».

(di Roberto Vivaldelli)

 

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