Italia - Cina: ora viene il difficile. Ma i veri nemici sono Parigi e Berlino

Italia – Cina: ora viene il difficile. Ma i veri nemici sono Parigi e Berlino

Xi Jinping arriva a Roma. Italia e Cina sono di fronte l’uno all’altra. Una ancora una potenza economica, l’altro un gigante perfino politico e militare. Durante il passaggio all’Altare della Patria, forse per destino, forse per ironia (e solo il tempo saprà dircelo) suonano le note della Vittoria del 1918.  Il Memorandum sulla Nuova Via della Seta è firmato. Che sia vantaggioso o meno, dipenderà solo da noi. Si è partiti bene, con un approccio almeno paritario in partenza: infrastrutture cinesi, esportazioni italiane come sintesi estrema. È interesse di Pechino ingolosire l’Italia ed è interesse dell’Italia cominciare a ragionare in modo indipendente dal soffocante contesto nato-europeista. Perché i nemici sono Parigi e Berlino. Con una spolverata di Bruxelles.

Lo sono per le loro reazioni scomposte all’accordo, che tra l’altro segue vie già tracciate da entrambi negli scorsi anni. Lo sono per il convulso tentativo di sabotaggio perpetrato da entrambi i presidenti, attuato tramite l’invito martedì a un incontro con Xi Jingping a Parigi. Una mossa subdola, abile, uno sgambetto all’Italia che, confusamente o meno, si ribella a uno status quo che dura da decenni. Una mossa attuata in nome dell’Unione Europea intera, ma che di fatto coinvolge i suoi attuali pesi maggiori. La stessa UE che in nome della quale, tra le altre cose, partiti nostrani prendono succosi finanziamenti dall’onnipresente George Soros.

Il premio Nobel Joseph Stiglitz sembra aver inquadrato bene la situazione: “E’ l’Europa che sta costringendo l’Italia ad accettare il denaro cinese. Ma, d’altra parte, l’Italia deve stare con gli occhi aperti…”.

Come a dire: cara Bruxelles, te la sei cercata, anche se ovviamente non possiamo sapere come andrà e il futuro è nelle nostre mani.

Il governo, nel frattempo, tiene. Dialettiche febbrili e scontri tra Salvini e Di Maio, come ormai sembrano essersi accorti tutti, sono più superficiali che sostanziali. Un modo per tenere saldi i rispettivi elettori, per poi di fatto proseguire sui punti fondamentali.

Ora, appunto, viene il difficile. Stabilire con la Cina un rapporto che salvaguardi i nostri interessi e che, lentamente, ci possa aprire finalmente un varco d’azione almeno più autonomo che in passato. Si è partiti bene, non solo per i contenuti dell’accordo in generale, ma anche per il fatto di aver attuato una scelta che è di per sé segno di un tentativo di autonomia che mancava da decenni e che fino a pochissimo tempo fa era ritenuto impossibile.

Ma dipenderà da noi. Qualcuno dice che la classe dirigente con cui ci apprestiamo ad affrontare quella che potrebbe essere una svolta epocale non è esattamente la migliore che abbiamo mai avuto: verissimo. Ma può essere generatrice, nel futuro, di nuovi esponenti preparati, di nuove visioni, di nuove azioni politiche. E mai dire mai anche per chi ci guida attualmente, perché diciamolo francamente: a un Di Maio fino a qualche mese fa nessuno avrebbe dato una lira e invece ha dimostrato, specialmente in politica estera, di poter addirittura sorprendere.

Auguri, Italia. Agisci e fa il tuo dovere, perché nell’attesa che nascano i nuovi De Gasperi o Craxi stare immobili è la miglior strategia per morire.

(di Stelio Fergola)

Articoli correlati

Potrebbero piacerti

Il PD non muore mai
Non muore mai il PD, per lo meno non muore [...]
Insegnanti, 1000 euro in meno rispetto a 10 anni fa
1000 euro in meno. Questo l'impoverimento degli insegnanti negli ultimi [...]
Obama e la Clinton si vergognano a parlare di vittime cristiane
"Easter worshippers", espressione con cui Obama e Clinton si sono [...]
Robert Sarah: “In Sri Lanka violenza islamista barbara”
Robert Sarah: se c'è qualcuno che parla chiaro e ignora [...]
Ultime

NOTIZIE

Seguici su

Facebook

Ultime da

Twitter