Strage in Nuova Zelanda, 49 morti. L'attentatore: "Mi ispiro a Breivik"

Strage in Nuova Zelanda, 49 morti. L’attentatore: “Mi ispiro a Breivik”

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Christchurch, Nuova Zelanda. I morti sono 49, la carneficina è opera di tale Brenton Tarrant, australiano bianco di 28 anni. L’uomo ha rivendicato l’attentato, pubblicandolo addirittura in diretta streaming su Facebook: 17 minuti di follia subito rimossi dalla pagina. L’attentatore ha detto di ispirarsi ad Anders Breivik, il norvegese che nel 2011 uccise 77 persone a Oslo e sull’isola di Utoya, condannando le politiche migratorie del governo.

L’odio verso le comunità musulmane sembra sedimentarsi, con lentezza ma drammatica concretezza, man mano che il mantra dell’immigrazione si diffonde, anche in Stati con regole molto più severe delle nostre, quale è appunto il Paese oceanico, dove il numero di accessi per gli immigati è rigidamente controllato e raggiunge un tetto non superabile (nel 2019 per la prima volta saranno consentiti più di 1000 ingressi).

È altrettanto vero, però, che le concessioni sono in aumento rispetto a 10 anni fa, e che nel 2020 si prevede la possibilità di far entrare oltre 1500 persone, che secondo i trend storici saranno ancora una volta a maggioranza musulmana.

Il senatore Fraser Anning non si è risparmiato addirittura da attribuire le ragioni della strage compiuta da Tarrant proprio all’intensificazione di una politica migratoria negli ultimi anni. Una politica che, per gli standard della Nuova Zelanda (paese che comunque conta circa 4,5 milioni di abitanti), rimane incontestabile e forse difficile da recepire.

Affermazioni probabilmente esagerate, ovviamente,  che non giustificano la follia dell’atto di Tarrant. D’altra parte va anche detto come esse si sposino con la constatazione ennesima di un fatto: l’immigrazione di massa, specie se proveniente da culture allogene “sensibili”, può risolversi in una polveriera sempre più ingestibile, in Oceania come in Europa.

(di Stelio Fergola)

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