Sulla Via della Seta l'Europa attacca l'Italia ma è ipocrita

Sulla Via della Seta l’Europa attacca l’Italia ma è ipocrita

Sulla questione della Via della Seta, gli ammonimenti dell’Europa nei confronti dell’Italia sono ipocrisia pura. Come riporta il Corriere della Sera, nel documento frutto della cooperazione fra i vicepresidenti Mogherini e Katainen, vengono considerate a rischio «la prosperità, il modello sociale e i valori comuni della Ue nel lungo periodo». Le pratiche commerciali cinesi, le asimmetrie sulle condizioni di penetrazione nei rispettivi mercati, il sistema degli appalti diverso, le barriere di ingresso alle imprese europee, i sussidi pubblici alle aziende cinesi, più un lungo esempio di casi concreti di assenza di parità di condizioni, mettono oggi la Ue di fronte ad un bivio: adottare subito politiche e accordi più stringenti con la Cina «per rafforzare le proprie politiche» e difendere «la propria base industriale».

Ammonimento ipocrita se si pensa che:

  • Secondo l’Istat tedesco nel 2017 Pechino si è confermata primo partner commerciale di Berlino con un interscambio-monstre pari a 186,8 miliardi di euro
  • Angela Merkel si è recata a Pechino 11 volte, una media di una volta l’anno
  • A gennaio, Germania e Cina hanno siglato accordi al fine di rafforzare il coordinamento nei mercati finanziari. Gli accordi sono stati raggiunti dopo una visita di due giorni a Pechino dal ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz per colloqui con il vicepremier Liu He, che è il principale consulente economico del presidente Xi Jinping
  • A giugno dello scorso anno, come riporta Gli Occhi della Guerra, il Presidente francese Emmanuel Macron è giunto a Pechino per siglare ben 20 accordi economici, commerciali e infrastrutturali che spaziano dall’energia nucleare, all’aeronautica, all’aviazione spaziale, al commercio, alla sanità e anche alla cultura

Il memorandum d’intesa che il nostro Paese firmerà con Pechino durante la visita del Presidente Xi Jinping in Italia – 22-24 marzo – rappresenta un’opportunità molto importante. Il faro della nostra diplomazia e politica estera deve essere la Ragion di Stato e l’interesse nazionale, non gli interessi degli altri Paesi europei, a maggior ragione considerando il loro comportamento.

(di Roberto Vivaldelli)

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