Perché la Via della Seta può essere un'opportunità

Perché la Via della Seta può essere un’opportunità

La Via della Seta viene criticata da tutti. Patrioti e anti-nazionali, europeisti e globalisti. Ma può essere un’opportunità.

Vorrei concentrarmi su alcuni patrioti e sul modo che spesso hanno di non ragionare in modo elastico e, soprattutto, realistico. A parte la tristezza di aver dovuto leggere da molti di loro critiche ai “diritti umani” violati in Cina, cosa che li accomuna per qualunquismo e mancanza di elasticità mentale a un sinistrorso qualsiasi, è l’approccio alla questione che mi pare tremendamente limitato.

La realtà dei fatti è questa, e la conosciamo tutti. L’Italia non è una nazione sovrana ed indipendente. In modo parziale – ma già decisivo – dal 1945, in maniera totale dalla sottoscrizione del Trattato di Maastricht nel 1992. Si tratta di conseguenza di un Paese completamente immobile. Dapprima politicamente (e con qualche ingerenza economica), successivamente in entrambi gli ambiti di azione.

L’attuale schiavitù a cui è sottoposta l’Italia è di conseguenza dovuta a due elementi di dominio esterno: l’Alleanza Atlantica e lo strapotere delle basi americane sul nostro territorio da un lato, i vincoli di Bruxelles dall’altro.

L’entrata dell’Italia nella Nuova Via della Seta può essere un’opportunità perché potrebbe portare a sviluppi – per il momento ancora remoti e fantapolitici – in entrambe le direttrici. Saremmo davvero idioti se negassimo che il rapporto con la Cina sia realisticamente e ineludibilmente destinato ad essere impari. Questo per ragioni fin troppo ovvie: dimensioni, potenzialità economiche e quant’altro nello scacchiere geopolitico mondiale.

Ma saremmo altrettanto idioti se non ci rendessimo conto che il rapporto con Xi Jinping sebbene di possibile subordinazione, non partirebbe mai dai presupposti che hanno ingabbiato l’Italia nell’attuale prigione nato-europeista, come la disastrosa disfatta militare del 1945 e le innumerevoli basi NATO giunte successivamente.

Sarebbe, in altre parole, il possibile inizio di un cambio di fronte (lento, nella migliore delle ipotesi) in cui un governo italiano (anche futuro) potrebbe muoversi con maggiore elasticità, tentando – per lo meno – di ritagliarsi uno spazio di azione geopolitica maggiore. Non mi pare che, almeno su certe questioni di natura economica, in ogni caso l’esecutivo sia partito col piede sbagliato.

Il vero patriota si augura che il proprio Paese migliori la propria condizione. Chi ragiona con l’ipernazionalismo a prescindere, senza avere la benché minima cognizione dei rapporti di forza, è fuori dalla realtà.

E mi auguro che la sua visione non prevalga mai, dal momento che può portare a una sola situazione: l’ulteriore immobilismo. Siamo fermi da troppi decenni, ne abbiamo anche abbastanza, grazie.

(di Stelio Fergola)

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