Mentre gli stipendi affondano, Banca d'Italia rispolvera l'europeismo

Mentre gli stipendi affondano, Banca d’Italia rispolvera l’europeismo

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«Il genio dei nazionalismi esasperati, dei pregiudizi etnici, è di nuovo uscito dalla lampada e imperversa in Europa» e per «rendere attraente sentirsi europei» si deve partire «da piccole cose, ad esempio invogliare i giovani a esser parte di un progetto sovranazionale concreto, come quella radio europea che Antonio Megalizzi, il giovane italiano ucciso tre mesi fa nell’attentato di Strasburgo, voleva far crescere».

E’ quanto affermato, secondo AdnKronos, il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, nel corso del suo intervento sull’Unione economica e monetaria alla Scuola di Economia e Studi Aziendali di Roma Tre, aggiungendo come non si debba però «zittire o ignorare troppo a lungo le voci scontente. L’alternativa è che torniamo tutti nella nostra casa-fortino nazionale, forse soddisfatti di aver fatto un dispetto al vicino, ma più poveri e soli».

«I richiami retorici e politicamente corretti ai grandi ideali europei non servono a riportare indietro» il nazionalismo ma anzi, dice Rossi, «rischiano di essere controproducenti. Allora le persone di buona volontà che vedono l’oggettiva convenienza, anche economica, dello stare uniti devono lavorare a tradurla agli occhi della collettività in termini non più e non solo economici, ma di altri collanti basilari della società come la difesa e la sicurezza. Devono soprattutto rendere attraente sentirsi europei».

Secondo il direttore generale della Banca d’Italia, «in questa fase storica molti cittadini europei sono angosciati dal futuro: dal pericolo, non importa se reale o immaginario, di flussi incontrollati di immigrazione, dal terrorismo religioso, dalle trasformazioni che si annunciano nel lavoro di massa. Per di più il mondo intorno a noi cambia, cambiano i rapporti di forza fra grandi potenze, imperversano guerre commerciali. Quando si avverte un pericolo la tendenza è a stringersi, ad asserragliarsi. Ma farlo ciascuno nella propria casa è un’idea peggiore che farlo insieme agli altri nel palazzo in cui tutti si abita».

L’Europa è il palazzo a cui apparteniamo, continua Rossi. «Sarebbe bello poter dire di più, che bisogna aprirsi al mondo e non chiudersi, ma non credo sia né possibile né giusto in questo frangente. Questi sono anni in cui bisogna difendersi. Il punto è che farlo in 400 milioni è più efficace che farlo in 60 o in 80. Quest’idea semplice va tradotta in sentimento diffuso», aggiunge ancora.

Ma è proprio grazie all’Europa e al neoliberismo esaltato da Rossi che, come ha acclarato una ricerca della Fondazione Di Vittorio, basata su dati OECD, negli ultimi 7 anni gli stipendi reali in Italia sono crollati in media di mille euro annui (calcolando anche l’inflazione); al confronto le redistribuzioni tedesche sono aumentate di circa 3.800, in Francia di 1800, mentre gli spagnoli hanno perso circa 1.100 euro annui. Come mai il direttore generale non ha commentato questi dati? Al di là delle banalizzazioni sul nazionalismo alle quali siamo abituati, perché Banca d’Italia fa finta di nulla?

Mentre gli stipendi affondano, Banca d'Italia rispolvera l'europeismo

(di Roberto Vivaldelli)

 

 

 

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