Sicurezza e salute dei militari: cade il muro del silenzio

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Uranio impoverito, amianto ed esposizione ai campi elettromagnetici hanno prodotto, dati alla mano, numerosi danni ai dipendenti militari: ma adesso arriva uno stop, grazie all’azione di governo. Sin da quanto è stata nominata Ministro, Elisabetta Trenta lo aveva precisato: «Ci concentreremo sulla tutela del personale militare», puntando poi il dito anche sulla vicenda dell’uranio impoverito: infatti, ella ben conosce le aspettative disattese da parte delle vittime che sono rimaste inascoltate dallo Stato. Le intenzioni del Ministro sono state confermate anche nelle linee programmatiche della Difesa ed ora sono diventate una nascente, realtà attesa ed aspirata dalle vittime.

Così la vicenda che si doveva affrontare da tempo, con le dovute attenzioni, lo scorso 7 febbraio ha avuto il suo epilogo a Roma, con un tavolo tecnico posto sotto la direzione dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare.
Uranio impoverito e sostanze pericolose sono i temi sui quali si sono riuniti, attorno ad un tavolo, esperti del Ministero, uomini dello Stato Maggiore della Difesa, dell’Avvocatura dello Stato e della Direzione Generale della Previdenza Militare.

Obiettivo storico sarà rappresentato dal fare un punto della situazione, mettendo in risalto le criticità emerse nel corso del tempo, con interventi di tutte quelle parti che sono state interessate dalle conseguenze psicofisiche subite in servizio. Nondimeno, si darà voce alle associazioni di volontariato specifiche, che da anni si battono per vedere riconosciute i diritti dei militari, colpiti e lasciati soli. Questo è infatti un aspetto di novità e di cambiamento, dove il Ministero della Difesa ha aperto le sue braccia ai dipendenti ed ha voluto affrontare questioni per nulla considerate, finanche osteggiate fino a poco tempo fa.

Il Ministro vuole che al termine di questo lavoro si possa giungere ad una previsione normativa che, attraverso una legge, dia risposta a tutte le vittime militari colpite da patologie correlate all’esposizione a specifici fattori di rischio ambientale per cause di servizio. Il fine è quindi quello di adottare un nuovo strumento legislativo che dia le giuste ad agognate garanzie e sicurezze a tutto il personale militare, affinché esso non debba essere più costretto a fare causa all’amministrazione della Difesa per avere giustizia.

La volontà politica di passare dalle parole ai fatti è una scelta storica importante, quando in genere si è assistito ad una lotta estenuante per rivendicare i propri diritti nei confronti dell’amministrazione della Difesa, da cui i militari colpiti dipendono. Un paradosso andato avanti tanto tempo, ma giunto adesso ad un’importante svolta: stabilire le regole precise di valutazione dei danni subiti e delle loro cause, collegate agli impieghi di servizio, svolti sarà un importante evento che potrà realizzare l’inizio del cambiamento.

Davanti al silenzio storico che vedeva i dipendenti militari affrontare controversie contro il Ministero della Difesa, oggi è il Ministero stesso che scende in campo per ascoltare i militari interessati, per ascoltare ed affrontare tutte le responsabilità derivanti dalle scelte operate o dalle mancanze avute. Così facendo, non solo cambia il rapporto tra Amministrazione e dipendente, ma si realizzano una serie di risultati oggettivi che abbassano il contenzioso e, sulla trasparenza amministrativa, edificano un’organizzazione efficiente che soddisfi il personale.

La tutela della salute degli uomini e delle donne in divisa è un obiettivo politico prioritario per la Difesa, la quale, partendo dai casi più gravi come l’esposizione alle sostanze pericolose, traccia la via per dare un segnale forte sulla sicurezza sul lavoro, la quale ha una molteplicità di adempimenti e di attività che non sempre sono state adeguatamente adottate.

Passaggio assai rilevante si può trovare sui social, ove il Ministro Elisabetta Trenta ha precisato come rientra tra i suoi obiettivi quello di «approfondire ogni singolo caso separatamente, perché ogni caso ha le sue specificità. E voglio ascoltare ogni singola voce: ad oggi, infatti, sul tema c’è stato un silenzio spaventoso e questo non è più accettabile».

Migliorare la tutela del personale della Difesa è un tema centrale, che solo adesso sembra iniziare un nuovo itinerario, il quale necessita di essere esteso per garantire la sicurezza di ogni militare da ogni genere di fattore ambientale avverso. Si mettano pure in evidenza anche gli atteggiamenti offensivi ed invasivi come il mobbing (che pure non deve essere trascurato per la gravità di effetti che produce sulla vittima), insieme a tutte le circostanze rappresentate dalle difficoltà di accedere ai diritti normati, che non devono diventare strumento di abuso da parte dei funzionari chiamati a garantirli.

Importanti sono anche le semplificazioni delle funzioni burocratiche e la corretta ed equa divisione dei carichi di lavoro. Ripartire da questi temi, ripartire da chi è rimasto indietro, sono scelte che, se ben perseguite, non mancheranno di evidenziare un cambiamento di giustizia e di equità, da troppo tempo atteso. Solo cosi si inizierà ad eliminare le controversie presenti e future: solo così ogni militare potrà sentirsi sostenuto e protetto dalla propria amministrazione, senza che vengano prodotte vittime o contenziosi. La sicurezza sul lavoro resta un obiettivo centrale, che non va mai messo in secondo piano.

(di Salvo Consoli)
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