Davide Scapaticci: l'uomo più odiato dalle femministe

Davide Scapaticci: l’uomo più odiato dalle femministe

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Davide Scapaticci, bresciano, da diverso tempo si occupa di femminismo contemporaneo, o meglio, di critica al tale fenomeno. Tant’è che a livello social ha raggiunto una certa notorietà meritandosi, di diritto, l’appellativo di “uomo più odiato dalle femministe italiane”.

Con la sua pagina denominata “Cara, sei femminista” (bannata una decina di volte e ora non più presente) ha messo in evidenza per lungo tempo, con sarcasmo, le varie incongruenza delle derive ideologiche e deliranti del politicamente corretto femminista e progressista. Ad oggi le sue idee hanno raccolto diversi proseliti, soprattutto molte donne, che concordano con lui sulla critica al femminismo attuale.

Buongiorno Davide, prima domanda, cos’è per te il femminismo e che idea ti sei fatto di esso?

Il femminismo è un fenomeno sociale e culturale che si è presentato, ciclicamente, dal diciannovesimo secolo ad oggi. Mi soffermei su quello attuale, sulla cosiddetta “terza ondata”. L’epicentro di questo movimento è da rintracciarsi in certe conventicole accademiche liberal degli Stati Uniti. Rispetto a quanto avvenuto in passato, il femminismo di oggi mira unicamente all’affermazione assolutistica di diritti civili ed inviduali. I diritti sociali non vengono contemplati, se non marginalmente, in ossequio al clima generalizzato di “disimpegno”, di trionfo della globalizzazione e della società liquido-precaria. Le femministe, così convinte di essere delle prodi rivoluzionarie, sono da considerarsi, in realtà, l’avanguardia culturale del sistema capitalistico occidentale e del suo soft power. La loro rancorosa smania di lottare per l’abbattimento della famiglia tradizionale, del ruolo materno e familiare della donna, delle differenze tra maschile e femminile, il loro veicolare una massimalista emancipazione femminile e relativo carrierismo, rappresenta il perfetto strumento per cooptare nuova forza lavoro nel mercato e garantire un esercito di consumatrici funzionali. Nulla di rivoluzionario, insomma, anzi…

Cosa differenzia a tuo avviso le femministe e le donne degne di essere chiamate tali?

Il modo di rapportarsi al desiderio maschile. Una donna, adulta e compiutamente tale, sa farsi “oggetto” del desiderio dell’uomo. Ciò non significa in alcun modo accettare una mercificazione o comportamenti molesti, ma avere l’intelligenza di capire come funzionino le dinamiche di attrazione da sé, in questo caso il soggetto maschile. La femminista, invece, nei confronti di quest’ultimo, si caratterizza per un atteggiamento di paranoia, come se il maschio fosse un individuo sempre pronto a sopraffare o usare varie forme di violenza. Da ciò ne deriva una condotta più o meno rancorosa, aggressiva e votata alla sfida sociale. Quanto di peggio ci possa essere, insomma, per l’equilibrio tra i sessi.

Per quale motivo al giorno d’oggi, il femminismo, viene promosso e supportato da tv e media?

Per lo stesso motivo di cui ti parlavo poc’anzi. I media principali veicolano narrazioni funzionali ai centri di potere da cui dipendono. Il processo di femminilizzazione dell’attuale mercato del lavoro vede di buon occhio l’elevazione della donna a soggetto centrale, soggetto da tutelare e da promuovere come modello antropologico. La struttura odierna non ha bisogno di fondarsi su un archetipo maschile e, anche in termini pratici, l’importanza della figura maschile è venuta progressivamente meno, soppiantata dalla tecnologica e dai nuovi modi di produzione.

Ultima domanda, visto che ho oggi è l’8 marzo, giorno della donna, hai qualcosa da augurare alle femministe?

Mi hanno insegnato che non si augura il male a nessuno. Quindi no, nulla da dire.

(Flavio Navigli)

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