Perché la difesa (in casa) è sempre legittima

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La legittima difesa è legge? Beh, quasi. Il provvedimento passa alla Camera ed è in attesa di farlo anche in Senato. Nel frattempo l’esercito dei contestatori continua a premere sul “fallimento dello Stato” che spingerebbe le “persone ad armarsi e farsi giustizia da sole”. Più varie ed eventuali che ascoltiamo più o meno da quando la Lega ha lanciato la proposta. Vediamo perché tali affermazioni sono fuori dalla realtà.

Anzitutto bisognerebbe sottolineare un fatto: la legittima difesa non c’entra nulla con la capacità dello Stato di difendere il cittadino. Che la polizia sia poco, mediamente o molto efficiente è infatti un aspetto totalmente indipendente dal rischio che può verificarsi – anche nello Stato più sicuro al mondo, incapace matematicamente di piazzare un poliziotto fuori ad ogni abitazione – di trovarsi un intruso in casa. Sono dati di fatto, storici e incontrovertibili. Alzi la mano chi conosce una sola società dove ciò non sia mai avvenuto. Noi aspettiamo, ma fino ad allora la questione non si pone nemmeno.

Secondo aspetto: farsi giustizia da sé significa andare a prendere un criminale e procurargli violenza o ucciderlo. La riforma di Salvini si occupa invece di altro: ammettere la presunzione di legittima difesa, intervenendo sugli articoli 52 e 55 del codice penale. Nel primo caso stabilendo a prescindere la presunzione stessa, nei casi di intrusione nel proprio domicilio, nel secondo aggiungendo la possibilità di “grave turbamento” quale ulteriore rafforzativo. Definizione generica, ha osservato Il Fatto Quotidiano. A piena ragione. Ma la riforma, piccolo particolare, vuole essere generica in un contesto specifico, che è la propria dimora. E la genericità – cercata e perseguita – è facilmente evitabile: basta non introdursi furtivamente in casa d’altri. È talmente impossibile da valutare come possibilità?

Terzo aspetto: in nessun rigo della legge viene considerata legittima difesa sparare a un ladro che sta scappando. La difesa scatta solo in caso di intrusioni non permesse in casa altrui, con la produzione di rischi eventuali e – ovviamente – incalcolabili. Ragionando su una banalità: è impossibile conoscere le azioni future dell’intruso, ed è altrettanto impossibile “commisurare proporzionalmente” in anticipo la reazione. In altre parole: se la pallottola non è partita, non è detto che non partirà in seguito. E mi spiace, non è possibile sapere in anticipo se c’è una pistola sotto quel giubbotto. Rinviamo una richiesta simile al primo punto: quando qualcuno avrà inventato gli occhiali a raggi X e potrà farne dotazione ad ogni singolo cittadino ne riparleremo. Fino ad allora la questione non si pone nemmeno.

Quarto aspetto: si parla da sempre di Salvini che fomenta l’odio (anche in altri frangenti) e che spingerebbe le persone ad armarsi. Il Post mostra sornione un’immagine di Salvini con un fucile. Ma di nuovo, non c’è una sola parte della riforma in cui si tratti dell’estensione dell’accesso alle armi: si definisce lecito l’uso di “arma legittimamente detenuta” o di  “altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità”, secondo le regole che già sono vigenti, con le restrizioni e le concessioni del caso. Quindi di cosa stiamo parlando, tanto per cambiare, non si sa.

Perché la difesa (in casa) è sempre legittima

Ci sono dei limiti? Certamente. Ma sono connaturati alla perfettibilità umana, non certo della legge stessa. Il primo è che è impossibile evitare l’indagine dei magistrati di per sé stessa, anche nei casi in cui un ladro venga ucciso dal padrone di casa. Le dinamiche vanno sempre ricostruite, giocoforza almeno quell’aspetto rimarrà. E non c’è da stare con Salvini o con i magistrati: è semplicemente incontrovertibile e inevitabile, almeno quanto il fatto che uno Stato non possa garantire la presenza di un poliziotto per singolo abitante (ribadisco, circostanza ancora non verificatasi nella storia dell’uomo, ma attendiamo dai contestatori il primo esempio).

Il secondo limite è che nessuna legge può impedire completamente a qualcuno di aggirarla, ma in questo caso farlo significherebbe – per esempio – attirare qualcuno con l’inganno in casa propria, ammazzarlo e poi inscenare l’aggressione per farla franca. Se è per questo la storia ci ha insegnato anche che è possibile trafugare i cadaveri, spostarli o cancellare possibili impronte per non finire nel registro degli indagati, ma non mi pare un buon motivo per depenalizzare l’omicidio.

(di Stelio Fergola)

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