Il pericolo delle correnti politiche nella magistratura

Il pericolo delle correnti politiche nella magistratura

“La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” (art. 104 della Costituzione Italiana). Affermazione senz’altro condivisibile, indubbiamente giusta e, ahinoi, ideale. Le leggi comandano chiaramente, la realtà irride loro da sotto i baffi. Se da una parte, infatti, la magistratura non sia ufficialmente controllabile da soggetti terzi, comprendiamo bene come risulti facile far penetrare in essa ideologie e correnti di pensiero.

Non che la cosa in sé sia negativa, dopotutto è nell’animo umano formare queste sovra-associazioni più o meno fittizie all’interno di poteri ufficiali. Succede ovunque. Il problema sorge nel momento in cui, da correnti di pensiero, si passa a veri e propri partiti interni, in questo caso a una sotto-magistratura. Facciamo però un passo indietro.

Borgo Hermada (Latina), 28 febbraio. Alcuni dei componenti della corrente di sinistra della magistratura, ‘Magistratura Democratica’, si riuniscono nel tempio Sikh dell’Agro Pontino. Si sposteranno poi i primi tre giorni di marzo a Roma, per il congresso del movimento. Vauro il disegnatore della locandina dell’evento: un magistrato che si toglie la toga con cui copre e asciuga il corpo nudo e bagnato di un naufrago; sotto, la scritta “dalla parte dei sommersi”.

La retorica dell’evento lungo i tre giorni, seppur con la scusante del problema dei diritti per tutti e dell’impegno della magistratura in tal senso, sarà la solita che sentiamo da tempo: contro questo governo, contro il clima d’odio, contro il fascismo e il buio che avanza in Italia. Insomma, una passerella anti-Salvini.

Sarà stato un caso che i giudici che hanno voluto processare – senza esito – il ministro dell’interno fossero tutti e tre di Magistratura Democratica? Siamo sicuri che uno dei tre poteri dello Stato sia così indipendente come recita la Costituzione? Perché, dopo il flop del caso Diciotti, di nuovo i giudici vogliono processare Salvini, stavolta per vilipendio alla magistratura, a causa di un’offesa detta il 14 febbraio 2016? Perché non processarlo già all’epoca? Come mai proprio ora (dopo tre anni!) che è ministro?

L’indipendenza della magistratura è una tutela per tutto il sistema democratico: per la politica, altrimenti azzoppata; per l’esecutivo, altrimenti pericoloso per noi cittadini; per la magistratura stessa, altrimenti soggetta a pressioni esterne, inevitabili certo, ma più sguaiate in questo caso. Ricordiamoci che i magistrati, prima di essere tali, sono persone, con vizi e virtù come tutti. Le domande, insomma, sono tante, i dubbi ancor di più, con buona pace di tutto quel raffinato sistema di pesi e contrappesi politici sorto sotto pensiero democratico degli ultimi secoli in Europa. Benjamin Constant si rigira nella tomba.

(di Alessandro Carocci)

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