Totalitarismo liberale: la disinformazione al potere

Totalitarismo liberale: la disinformazione al potere

Il modo in cui negli ultimi mesi i media, tra stampa e televisione stanno spingendo su tutte le questioni più sensibili si può definire in un modo nuovo: totalitarismo liberale. Dati imprecisi, interpretazioni capziose, fake news grandi e piccole, diffuse tranquillamente senza la minima contestazione.

Si parte dalle inezie, come “l’anno di governo gialloverde” che ancora non c’è, visto che la nomina dell’esecutivo risale al giugno 2018, a quelle ibride (“Trump è riuscito a lanciare più bombe di Obama in soli due anni” è la sintesi di Paolo Pagliaro su La7, ovviamente senza distinguere tra azioni militari e banalissimi test militari).

E le primarie del PD? Dopo una fase di teorico sbeffeggiamento di Open (“Quelle primarie del PD che non si fila nessuno”) il dato a “sorpresa” del milione e mezzo di votanti viene festeggiato dai guru della stampa mainstream (come Mentana o Floris) come un risultato eccezionale: peccato che dai dati Demopolis risulti che si tratta dell’affluenza più bassa da quando esiste la consultazione per la scelta del segretario del Partito Democratico (ovvero dal 2007).

Poi però le cose diventano serie, ed ecco che si parla di “emergenza razzismo”. Sarebbero 146 casi, “contro i 40 e passa” dell’anno precedente secondo L’Aria che Tira. Ma i numeri volano, cambiano: perché pochi giorni prima erano 126 secondo Repubblica, che cita i documenti dell’associazione Lunaria, la stessa che nei primi mesi del 2018 (gennaio – marzo) in un dossier intitolato Il ritorno della razza ne aveva individuati 169 (urka!). Dapprima aumentati, poi dimuniti, infine il totale dell’intero anno risulta essere inferiore a quello di un trimestre. Per farla breve: mettetevi almeno d’accordo.

Ovviamente tra i casi di razzismo sono enumerate anche le banali e già penalmente perseguibili aggressioni fisiche. Dunque sappiatelo: se avete deciso di impazzire e di finire in galera attaccando fisicamente una persona qualsiasi, mi raccomando che non sia di etnia allogena, altrimenti l’aggravante è praticamente scontata nonché aprioristica.

Altrettanto ovviamente, è impossibile immaginare che le 3909 denunce di dicriminazione (“1000 in più dell’anno scorso!”) – ammesso che siano veritiere e non “cangianti” come gli affidabilissimi casi di discriminazione di cui sopra – possano essere prodotto di almeno un pochino di una malafede (che fa parte dell’essere umano, non dell’immigrato) o genesi diretta di una propaganda mediatica ossessiva, e che magari vedendo terreno fertile per qualcuno ogni occasione sia buona per denunciare.

E la manifestazione antirazzista di Milano del 2 marzo? I 250mila partecipanti sono citati ovunque, tv, giornali, blog. Peccato che Piazza Duomo non possa arrivare a contenere nemmeno alla metà di quel numero, come analisi ormai straconosciute hanno dimostrato ormai da anni, certificando la reale capienza anche di altre piazze d’Italia. Per il capoluogo lombardo si va dalle 70mila alle 90mila per essere un pochino più precisi, a seconda di quante persone possano condividere lo stesso metro quadro: c’è chi dice 4 o 5, chi addirittura 15, formando grosso modo un castello umano. E questo indipendentemente dal successo della manifestazione, che si può riconoscere tranquillamente.

Ma fa niente, i 250mila sono scolpiti nella pietra, sono un dato biblico, perché non è sufficiente disinformare, ma bisogna pigiare sull’acceleratore. Nel frattempo, della manifestazione di Quite Africa Now a Roma, avvenuta lo stesso giorno, nessuno spiccica mezza parola.

La sensazione, insomma, è che la forza del pensiero dominante abbia tutti i mezzi per tornare in auge, e toccherà vedere quanto l’ “imprevisto social” potrà reggere al riguardo.

Ora, in quale contesto tutti i mezzi di informazione sostengono le stesse versioni (salvo sfumature che non cambiano la sostanza)? In quale contesto alcune notizie vengono deliberatamente boicottate a vantaggio di altre?

Molti liberali nascono e crescono nella critica al totalitarismo novecentesco: ebbene è bizzarro notare quanto nessuno di loro si renda conto di vivere in un sistema culturalmente totalitario. Certamente diverso dal totalitarismo novecentesco, ma è un fatto che il messaggio sia stradominante ed unico praticamente su tutto: multi-culturalismo, razzismo, matrimonio, famiglia, Europa. Per non citare globalizzazione e liberismo.

Forse su LGBT  e argomenti correlati ci sono notizie un po’ meno ridondanti. Intendiamoci, anche in quell’ambito esiste una produzione costante e incessante, ma meno “in vista” rispetto ai temi caldi dell’immigrazione, del razzismo, della xenofobia, dell’accoglienza. La cosa peggiore, forse, è che quando l’Italia diventerà davvero un Paese razzista (inevitabile risultato dell’immigrazionismo e del suo sistema propagandistico), certe persone avranno anche il coraggio di venire a rivendicare le ragioni delle proprie “profezie”, dopo aver diffuso per anni fake news senza uno straccio di prova.

(di Stelio Fergola)

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