Perché non sosteniamo Papa Francesco

Perché non sosteniamo Papa Francesco

Perché non sosteniamo Papa Francesco? Il rapporto con i lettori può essere spesso controverso e difficile, e non è detto che chi ci segue la pensi sempre come noi. Di recente, qualcuno mi ha scritto sulla recente notizia di Bergoglio che, durante la giornata per la vita, ha tuonato severamente contro l’aborto, chiedendo un riequilibrio dell’approccio editoriale di Oltre la Linea che, senza false ipocrisie, ha sempre contestato il Pontefice. Legittimo.

Altrettanto legittimo da parte nostra è sottolineare perché questa dichiarazione non può mutare il nostro giudizio negativo. Tanto per cominciare, non credo esista un solo Papa nella storia della Chiesa che non si sia pronunciato contro le interruzioni volontarie di gravidanza, a discapito di una vita che da un punto di vista cattolico non può che essere sacra e inviolabile.

La discriminante, nel caso del capo di un’istituzione come il Vaticano, è comunicativa. Francesco è senza mezzi termini il Papa del “sì” all’immigrazione di massa. Non è il Pontefice della lotta allo schiavismo immigrazionista, all’aborto (nonostante l’uscita recente), all’adozione per le coppie omosessuali o della difesa del matrimonio.

E non certo perché non si sia mai pronunciato su tali argomenti (non potrebbe fare diversamente, pena la credibilità del suo ruolo in senso basilare: basti ricordare la dichiarazione in Georgia del 2016, quando definì il gender “una guerra al matrimonio”). Ma perché il messaggio che passa dei suoi discorsi pubblici è di una natura che non possiamo e non vogliamo appoggiare in nessun modo.

Qualcuno, in sua difesa, ha sostenuto che Bergoglio sia spesso male interpretato, e che le sue frasi siano spesso oggetto di manipolazione. Indubbio, fa parte del gioco della stampa di massa decontestualizzare per comunicare il messaggio del pensiero dominante. Ma se questo può accadere qualche volta, non crediamo che una realtà come la Chiesa non abbia i mezzi per prestare attenzione nel lungo termine a certe tendenze e contrastarle. Non possiamo e non vogliamo immaginare che San Pietro non abbia i mezzi per reagire alle manipolazioni o alle decontestualizzazioni mediatiche.

Dunque, grazie a Bergoglio per la presa di posizione contro l’aborto, ma per onor del vero dobbiamo ricordare che è il minimo sindacale.

Non possiamo dimenticare i tweet striminziti sulla vergogna contro Charlie, la sua scarsa visibilità contro gli scafisti in luogo dell’accoglienza sconsiderata. Conta il risultato generale e non solo quello particolare.

Non sosteniamo Papa Francesco e non lo faremo finché il contenuto generale delle sue dichiarazioni non lo renderà paragonabile ai predecessori che hanno incarnato – secondo noi – molto meglio il ruolo di vicari di Cristo.

Non sosteniamo Papa Francesco oggi, ma potremmo farlo in futuro se decidesse una buona volta di smetterla con la sua genuflessione diplomatica a tutto il mondo liberal, dalla globalizzazione all’immigrazione (e quindi lo schiavismo) di massa.

(di Stelio Fergola)

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