In difesa di Matteo Salvini

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Fanno riflettere le ultime dichiarazioni di Domenico Lucano, che definisce gli scafisti delle “vittime”. Secondo l’ex Sindaco di Riace: «Per alleviare l’onta mediatica delle sue gravi responsabilità il governo italiano ha detto che la responsabilità è dei trafficanti. Ma io dico che anche loro sono vittime. I crimini dell’umanità non sono i loro ma quelli di un governo indifferente, di un ministro dell’Interno che pensa a farsi fotografare mentre mangia con la gente che muore in mare […] Mai l’Italia è stata così in basso».

La questione va affrontata da un punto di vista che esula il fatto di superficie: la cattiveria subdola e la stupidità, controproducente tra l’altro, di tali dichiarazioni. In sostanza è come se in Italia, in questa fase storica, si stesse combattendo una battaglia “simbolica” incarnata da alcuni personaggi.

Da un lato abbiamo la figura, come detto, “subdola”, dell’aizzatore di uomini, del manipolatore degli “ultimi”, figura “storica” di una certa sinistra. Un uomo che invoca per fini politici, o meglio di potere personale, la giustezza del “fare lo scafista” non è un uomo, ma un “vile”.

È simile alla propaganda fatta per anni da certi settori del Partito Comunista e della sinistra extra-parlamentare che, per conquistare “posizioni” di potere, vedevano nella criminalità organizzata napoletana un “alleato”, una forma “giusta” di opposizione e rivendicazione sociale.

Se è lotta di simboli, e di personaggi simbolici, non possiamo non parlare del nemico irriducibile di Lucano: il Ministro degli Interni Matteo Salvini. La figura di Salvini andrebbe analizzata dal punto di vista “sottile”, “metapolitico”, nel senso di “ciò che supera la politica”.

Egli è un vero e proprio “archetipo”, è l’“autocoscienza collettiva” del popolo italiano ad averlo prodotto. Fin quando rimarrà questo patto “sottile”, tra Salvini e il popolo italiano, è molto difficile che possa cadere.

In sostanza Salvini rappresenta, l’“uomo buono”, nel senso di “genuino”, colui che in un modo o nell’altro, tra una carenza e una grossolaneria, riesce ad incarnare bene lo “spirito del tempo”. C’è un’Italia, sempre più maggioritaria, che si è stufata dei giochetti delle burocrazie UE, della frustrazione economica e lavorativa, della mediocrità culturale e dei raccomandati targati PD, delle megalomanie oramai fuori tempo e storia di Silvio Berlusconi, del senso di colpa indotto da media e sinistre sulla questione immigrazione.

Proprio quest’ultimo punto ci richiama ai “migranti” morti nel mare libico lo scorso sabato, a causa, ricordiamolo, del danneggiamento del gommone che li trasportava. Fa ribrezzo il polverone mediatico-politico “propagandistico”, questo sì, sollevato dalle forze facenti capo a Partito Democratico e “sinistri”, che ha addossato le colpe al Ministro degli Interni.

Se anche vi fosse stato un governo “accoglientista” e agli interni vi fosse il “buon samaritano”, quelle morti in mare ci sarebbero state comunque. Le solite ipocrisie di gente che non gioirebbe per un conoscente che si realizza e non verserebbe una lacrima per un parente che muore, ma è pronta a gridare ai quattro venti la propria bontà di contro alla cattiveria di Salvini e degli italiani che lo supportano.

E poi ancora, ricordiamo qual è la carrellata di personaggi che a vario titolo compone il campo antagonista al populismo. Oltre al già citato Lucano, abbiamo avuto Gad Lerner, che banalizzava la violenza carnale e l’uccisione della giovane Desiré attribuendola alla sua tossicodipendenza, Valentina Nappi, che dice di essere stata “stuprata” da Matteo Salvini, il quale rappresenta l’Italia che lei combatte – intuizione buona tra l’altro –, Fabrizio Corona, che si aggiunge al coro del jet set italiano contro il Ministro degli Interni.

Sono questi i veri leader della sinistra, che, per dirla con Dugin, deve rimanere presente e attiva per “dimostrare agli italiani che cos’è il male”. Questi personaggi rappresentano la falsità e il tornaconto personale spacciato per ribellismo politico, il fariseismo televisivo spacciato informazione e cultura, la sessualità meccanica e mercantile spacciata per piacere erotico, o addirittura filosofia. “Soldi facili” e il “culto del nulla” spacciati per bravura e determinazione nella vita.

Lo scontro in atto è “antropologico”, e pure uno scontro di civiltà, e fin quando saranno questi i termini del conflitto non possiamo che tenere le difese di Salvini. Invece, gli elementi sopraelencati, per dirla con la psicanalisi, vanno ricacciati negli angoli più bui del “subconscio” e della personalità, dei quali, come abbiamo visto, ne sono la massima espressione.

Del resto cos’è la xenofobia se non un sentimento umano, ricordiamolo a quelli del “restiamo umani”, talvolta intollerabile talvolta “comprensibile”. Quando ti stanno per portare via tutto, persino il controllo del territorio dove abiti, chi non avrebbe paura del diverso e dello straniero? E fin quando il mondialismo condurrà la sua battaglia per l’annullamento delle identità, questo sentimento è più che comprensibile.

Anzi è proprio in virtù del capovolgimento del paradigma “politico-organizzativo” posto dal populismo, che il capo politico, il “governante”, riceve un’influenza “diretta” dal movimento politico e sociale che ne sta alla base.

Di conseguenza più intelligenze di vario tipo si muoveranno nel sostegno del movimento populista/sovranista e dei suoi rappresentanti al potere, più determinate pulsioni demagogiche e xenofobe saranno sostituite da atti politici di lucidità e lungimiranza.

(di Roberto Siconolfi)

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