La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

Ciò che era ampiamente prevedibile, sta succedendo in queste ore. Tulsi Gabbard, candidata alle primarie del Partito Democratico Usa, è la vera spina del fianco dell’élite della Politica estera americana. Favorevole al disimpegno americano dai teatri di guerra e contraria alla fallimentare strategia dell’egemonia liberale a guida americana, Gabbard è finita nel tritacarne dei media liberal che in queste ore l’hanno vergognosamente calunniata in tutte le maniere possibili. Il quotidiano israeliano Haaretz dice di lei che «unisce i nazionalisti indù sporchi di sangue, il genocida Assad e l’estrema destra Usa» mentre la CNN è andata a ripescare vecchie dichiarazioni, risalenti agli inizi degli anni 2000, nelle quali Gabbard avrebbe criticato i matrimoni omosessuali.

 

La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

L’infame campagna mediatica contro la candidata prosegue inesorabilmente in queste ore. POLITICO scrive che la campagna elettorale di Tulsi Gabbard non è ancora cominciata «ma già si sta sciogliendo». Ma perché la sua candidatura fa così paura all’establishment dem? Come vi abbiamo raccontato in questo articolo, Gabbard, parlamentare delle Hawaii dal 2013, è un candidato presidente davvero unico. Se eletta, sarebbe la più giovane presidente degli Stati Uniti, a soli 39 anni. Ma la Gabbard non è nuova ai record giovaili: all’età di 29 anni è stata eletta alla legislatura di stato delle Hawaii, la più giovane donna mai eletta.

Tulsi Gabbard, la candidata che fa paura alle élite

Ha servito un mandato prima unirsi alla Hawaii Army National Guard. Ha servito due volte all’estero, una volta in Iraq e un’altra in Kuwait, e attualmente ha il grado di Maggiore. Da quando è entrata al Congresso, la Gabbard si è costruita delle ottime credenziali da progressista. É a favore dello stipendio minimo di 15 dollari all’ora, della sanità per tutti, della legalizzazione della marijuana, ed è da molto tempo una fervente ambientalista. Nel 2016 si è dimessa da vicepresidente del Democratic National Commitee per appoggiare Bernie Sanders alla presidenza.

Ma il punto in cui Tulsi Gabbard è più unica è certamente la politica estera. La Gabbard ha passato buona parte della sua carriera nazionale sotto i riflettori a causa delle sue visioni eterodosse, distanziandosi dal consenso interventista che Donald Trump, in modo simile, ha sfidato nel 2016.

Nel gennaio 2017 ha viaggiato verso la Siria assieme all’ex parlamentare Dennis Kucinich, dove assieme hanno discusso con il presidente Bashar al-Assad. Ciò ha causato enormi controversie a suo tempo, e le critiche sono aumentate dopo che è stata annunciata la sua candidatura alla presidenza.

La Gabbard è uno dei più feroci critici dei ribelli siriani, e si è opposta agli sforzi della CIA e dell’amministrazione Obama di fornire miliardi di dollari di aiuti e addestramento ai gruppi islamisti alleati di al-Qaeda. «In poche parole, quando si tratta di fare guerra ai terroristi, sono un falco», ha detto in un intervista nel 2016, «quando si tratta di fare guerre di regime change controproducenti, sono una colomba».

“Putin combatte il terrorismo, non noi”

E la parlamentare non ha paura di ammettere di essere diametralmente opposta alla posizione americana riguardo la Siria. «Al-Qaeda ci ha attaccato l’11 settembre e deve essere sconfitta. Obama non li ha bombardati in Siria. Lo ha fatto Putin», ha twittato nel 2015. Ha cercato di fare passare una legge chiamata Stop arming terrorists act per criminalizzare il supporto statunitense ad al-Qaeda, ISIS e gruppi associati. La legge non è mai stata votata, ma è stata contenta di vedere il presidente Donald Trump interrompere il programma di Obama nella primavera del 2017.

In linea con il suo pensiero sulla Siria, lei si distanzia dalle posizioni anti-russe degli altri politici democratici. “Questa guerra con la Russia riguardo la Siria quanto fa gli interessi del popolo americano?”, ha twittato. La Gabbard ha sostenuto anche il summit diplomatico di Trump con il leader nordcoreano Kim Jong-Un, e ha anche condannato l’intervento saudita in Yemen, dicendo che il profitto della vendita di armi al regno era “denaro insanguinato”. La Gabbard ha criticato il presidente Trump per il ritiro degli USA dal nuclear deal iraniano e ha chiesto di ritirare le truppe dall’Afghanistan, anche se si è rifiutata di condannare la tortura come metodo di interrogatorio.

“Abbiamo distrutto la Libia”

In una recente intervista, la deputata dem ha detto: «Guardiamo solo la situazione in Libia. Per “salvare” il popolo libico, abbiamo distrutto completamente il loro paese. E’ uno stato fallito. Sono sotto il dominio di terroristi e mercanti di schiavi, dove donne e bambini vengono venduti sulla piazza pubblica. E’ un inferno in Terra. E nonostante ciò, non abbiamo sentito una singola scusa verso i libici da parte dei leader europei o americani responsabili del regime-change. A questi leader non interessa il deserto che si lasciano alle spalle, sono troppo impegnati a promuovere la prossima guerra. I proclami fatti dal Presidente Trump, dall’ambasciatrice Nikki Haley, dal Segretario Mike Pompeo e da John Bolton sul cercare di prevenire una catastrofe umanitaria a Idlib, sono vani. Sembra che si siano totalmente dimenticati dei nostri attacchi a Mosul e Raqqa, i quali sono risultati in migliaia di vittime civili».

Il presunto umanitarismo dell’amministrazione Trump, ha aggiunto, «è solo il pretesto per proteggere al-Qaeda e altre organizzazioni che abbiamo arruolato nella nostra guerra per rovesciare il governo siriano. Quello che vogliono dire è: non vogliamo ucciderli perché lavorano per noi. I loro interessi sono i nostri, e viceversa».

Dichiarazioni che confermano che è lei, e non la patinata Alexandria Ocasio-Cortez – finita sulle copertine di Vanity Fair – la vera spina del fianco del partito democratico americano e dell’élite che guida la politica estera Usa. Corrispettivo che possiamo trovare, nelle fila del Partito repubblicano, nel coraggiosissimo Senatore Rand Paul, figlio di Ron Paul. Entrambi godono del nostro sostegno.

(di Roberto Vivaldelli)

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