Banca Carige e un settore che necessita nazionalizzazioni

Banca Carige e un settore che necessita nazionalizzazioni

La grave crisi economico/finanziaria in cui è entrata Banca Carige ha richiesto l’intervento del Governo Italiano per l’erogazione di 3 miliardi di euro in garanzie da porre sulle obbligazioni future emesse dall’istituto di credito e più 1 miliardo accordato nel caso fosse necessaria una ricapitalizzazione precauzionale con apposito decreto.


Così agendo, l’esecutivo giallo-verde, checché se ne dica in giro, ha agito diversamente da quanto fatto in precedenza dai governi di sinistra. In primo luogo per le tempistiche dell’intervento considerato, arrivato quasi subito alle prime avvisaglie di crisi della banca dopo il suo commissariamento.


Ma questa operazione si distingue dalle precedenti altresì per il fatto di aver scongiurato perdite a carico dei privati che avevano comperato le azioni o le obbligazioni di Banca. Fatte le premesse di cui sopra, le vicende dell’istituto di credito ligure impongono comunque diverse ulteriori considerazioni di carattere generale.
In primo luogo, ribadisce, ancora una volta, al netto delle idee malate dei liberisti, l’assoluta necessità di un ruolo attivo dello Stato nell’economia a tutela di tutta la collettività e dei suoi più importanti interessi.
Interessi fra i quali si può certamente includere anche la tutela del risparmio come stabilisce lo stesso articolo 47 della Costituzione che così recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme …”.
Ruolo che, tuttavia, ad avviso di chi scrive, deve essere “giocato” dallo Stato maggiormente ad ampio spettro e senza remore, visto e considerato la perdurante crisi del settore bancario nazionale come dimostrano gli avvenimenti che ci troviamo a commentare.


In altri termini, data la situazione e l’importanza strategica del settore bancario per la vita economica della collettività nazionale, nonché per impedire il verificarsi di altre situazioni di crisi analoghe, lo Stato dovrebbe rinazionalizzarlo per riportarlo alla situazione vigente all’epoca dell’esistenza dell’I.R.I. (Istituto per la Ricostruzione Industriale – n.d.r.).
Una soluzione che non sarebbe giuridicamente e materialmente impossibile dato che è stata già effettuata senza troppi problemi per Monte dei Paschi di Siena.
Se si effettuasse lo stesso tipo di intervento su larga scala per Banca Carige e tutti gli altri Istituti di Credito in difficoltà o prossimi ad esserlo, lo Stato Italiano assolverebbe appieno ai suoi compiti e, al contempo, garantirebbe il buon andamento dell’economia nazionale come sopra già evidenziato. Una cosa che il nuovo settore bancario nazionalizzato potrebbe garantire, quindi, concretamente, ad esempio, rendendo più facile l’accesso al credito, slegandolo completamente le logiche privatistiche di profitto.


Come è ovvio, una simile strada è irta di ostacoli e di veti incrociati. Molteplici sono gli interessi confliggenti ad una simile soluzione. Tuttavia, certe dichiarazioni del M5S e di alcuni esponenti della Lega sembrerebbero far emergere l’idea di una nazionalizzazione anche per Carige . Non resta che stare a vedere e sperare ricordando al governo in carica ed ai suoi sostenitori che. nel contratto di colazione Lega/M5S. vi era la creazione di una banca pubblica degli investimenti usando come base Cassa Depositi e Prestiti.
La nazionalizzazione delle banche in crisi o in difficoltà potrebbe cascare a fagiolo per realizzare anche questo proposito. A buon intenditore poche parole.


(di Manuele Serventi Merlo)

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