La truffa della Brexit e della democrazia occidentale

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Ci siamo. Con il crack dell’accordo tentato dal premier britannico Theresa May l’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit si fa concreta.

Prima relegata a pensiero maligno dei complottisti, quegli stolti che credono che nel mondo non tutto sia trasparente e pensate un po’, nemmeno giusto, adesso questione che si fa pesante e realistica.

Il mondo liberal democratico, da sempre pregno di autocelebrazioni, nel frattempo ha preparato quanto necessario a giustificare l’ingiustificabile nel peggiore dei modi: facendo finta che non esista.

Robert Cohen, dalle colonne del New York Times, la spara grossissima:

A democracy that cannot change its mind is not a democracy. The people may do that when presented with the whole picture after seeing only a partial or distorted one.

Insomma, se non si cambia idea non si è realmente democratici. Quali siano i parametri di questo cambio di opinione di massa senza manco che sia stato reso esecutiva la prima versione, però, rimane un mistero.

Si fa prima a dire che se le decisioni sono giuste per i potenti della terra allora si può rispettare il voto, altrimenti no. Questa è la vicenda della Brexit, il cui passo indietro potrebbe essere l’ennesima certificazione della truffa che ogni giorno ci propina la democrazia occidentale, fatta di belle parole e pochissimi fatti.

Quest’ultimo, ormai possibile e tragico, è solo l’ultimo atto di una campagna mediatica che dal 2016 ad oggi non ha fatto altro che cercare di delegittimare il voto popolare britannico.

Con i giornali che, in coro, ridicolizzavano la scelta oltremanica, dalle interviste video ai “giovani saggi” che rispondevano “Siamo davvero così stupidi?” alle domande inerenti il voto espresso in quel giugno fatidico.

Ancora la carta stampata si lanciava ancora in cataclismiche previsioni per il futuro dell’economia britannica dopo l’infausta scelta. Luigi Ippolito sul Corriere della Sera, dopo il calo verticale del numero di disoccupati, era arrivato a sostenere che la piena occupazione fosse un problema perché “molte industrie ora stanno facendo fatica a trovare dipendenti e questo spinge verso l’alto i salari, intaccando i profitti delle aziende. Un meccanismo perverso”. Certo.

L’Oscar però va a La Stampa, che alcuni giorni fa parlava addirittura di “scorte di latte, pomodori e medicine”, manco stesse per scoppiare la terza guerra mondiale, per i poveri britannici dal futuro ormai condannato alla miseria e alla fame.

La truffa della Brexit e della democrazia occidentale

Beh, qualcuno sarà contento. L’occasione di salvare la Gran Bretagna dalla Brexit, dalla carestia, dal populismo e dal nazionalismo e perché no, anche dal fascismo, ora è concreta.

E la democrazia festeggia: a patto che si rivoti finché le cose non vanno come previsto.

(di Stelio Fergola)


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