De Benedetti: "Nazioni superate". Una gigantesca fake news

De Benedetti: “Nazioni superate”. Una gigantesca fake news

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Ultimamente, visto l’andazzo, tra i circoli radical chic che contano e le spiagge di Capalbio, va di moda fare mea culpa. Uno alla volta, tutti i rappresentanti delle disastrate élite nostrane, un po’ per seguire il vento, un po’ per tentare di espiare i loro peccati, tentano un’impossibile autocritica fuori tempo massimo.

L’ultimo a tediarci con questa prevedibilissima retorica è l’ingegner Carlo De Benedetti: “Negli ultimi 20 anni siamo stati tutti troppo innamorati della globalizzazione e delle nuove tecnologie. Tenendo in scarsa considerazione i danni che questa combinazione di fattori avrebbe avuto sulla classe media e in generale sui lavoratori. Politicamente, la responsabilità di questa accettazione acritica della globalizzazione è da attribuire a Blair e al blairismo che ha contagiato la sinistra europea” ha spiegato in un’intervista rilasciata a IlSole24Ore. 

L’ingegnere, che per oltre un quarto di secolo è stato l’editore de La Repubblica, colui che non più tardi di 10 anni fa rivendicava la tessera numero uno del Partito Democratico, si spinge ben oltre la sua analisi: “Mi auguro che il Partito popolare europeo non pensi di blandire i sovranisti, arrivando a qualche tipo di alleanza. Lo considererei un errore della portata di quello del primo ministro britannico Chamberlain che nel 1938 pensò di ammansire Hitler. Ricordiamo che nel ’900 in Europa abbiamo vissuto due guerre devastanti che sono nate da scontri tra nazioni. Nel Dopoguerra con saggezza chi governava ha creato organizzazioni sovranazionali in Europa, partendo nel 1951 dalla Commissione per il carbone e l’acciaio, proprio per evitare i contrasti tra le nazioni. Non so quanto tempo servirà, ma bisogna aspettare che passi il vento sovranista“.

De Benedetti sostiene che le nazioni siano superate e che le organizzazioni sovranazionali abbiano garantito la pace in Europa. Un falso storico. La verità è che – dato che il sistema internazionale è anarchico – è stata la Guerra Fredda e la contrapposizione fra Stati Uniti ed Unione Sovietica a mantenere l’equilibrio e la pace nel continente europeo. Un fatto dimostrato dal prof. John J. Mearsheimer: «La bipolarità risulta il tipo di architettura più pacifico e meno mortifero. Tra il 1945 e il 1990, il periodo durante cui l’Europa è stata bipolare, non ci furono guerre tra le grandi potenze. Ci fu però una guerra tra una grande potenza e una potenza minore, durata meno di un mese. Quindi, in Europa vi fu una sola guerra nei 46 anni in cui fu bipolare». (da «The Tragedy of Great Power Politics» pag. 323).

Inoltre, «Anche se in Europa ci sono alcune istituzioni assai rilevanti, come la NATO e l’Unione Europea, ci sono pochi elementi per pensare che esse possano mai obbligare uno stato membro ad agire contro i propri interessi strategici. Quel che è più notevole delle istituzioni internazionali è quanto poco effetto mostrino di avere sul comportamento delle grandi potenze. Naturalmente, gli Stati a volte operano attraverso le istituzioni internazionali e da ciò traggono vantaggio. Ma gli Stati più potenti del sistema creando e modello le istituzioni in modo tale da conservare, se non accrescere, la propria quota di potere mondiale».

Le nazioni sono “superate”? No, gli stati-nazioni sono ancora il punto di riferimento fondamentale del nostro sistema. Sappiamo che l’ingegnere preferirebbero un grande world state dove sofisticati imperialismi finanziari possano circolare liberamente e senza ostacoli, ma per ora, nonostante lo strapotere della finanza, non è ancora così. Come nota Lucio Caracciolo su Limes (il Mondo degli Stati), «i profeti dell’estinzione degli Stati sono smentiti. Ne assistiamo semmai alla proliferazione, che con la classica modalità inflattiva ne accentua i sintomi degenerativi interni, ne delegittima i più fragili mentre ne rilegittima quelli veri, radicati, maturi. Nel 1945, i fondatori delle Nazioni Unite erano 51. Oggi al Palzzo di Vetro si accalcano i legati di 193 Stati membri, osservatori vari esclusi».

(di Roberto Vivaldelli)

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