Tulsi Gabbard, la candidata dem che sostiene Assad

Tulsi Gabbard, la candidata dem che sostiene Assad

“Guidare con amore”, recita il suo slogan. E Tulsi Gabbard ci crede sul serio.

“Aloha significa molto più che semplicemente ciao, Aloha significa che ci riconosciamo l’un l’altro come fratelli e sorelle. E quando diciamo Aloha a un’altra persona, vogliamo dire che andiamo da lei con il cuore aperto all’amore, alla compassione, al rispetto”, ha dichiarato venerdì alla CNN, quando il suo nome è entrato nella lista dei candidati democratici alla presidenza per il 2020.

Tulsi Gabbard, parlamentare delle Hawaii dal 2013, è un candidato presidente davvero unico. Se eletta, sarebbe la più giovane presidente degli Stati Uniti, a soli 39 anni. Ba la Gabbard non è nuova ai record giovaili: all’età di 29 anni è stata eletta alla legislatura di stato delle Hawaii, la più giovane donna mai eletta.

Ha servito un mandato prima unirsi alla Hawaii Army National Guard. Ha servito due volte all’estero, una volta in Iraq e un’altra in Kuwait, e attualmente ha il grado di Maggiore.

Da quando è entrata al Congresso, la Gabbard si è costruita delle ottime credenziali da progressista. É a favore dello stipendio minimo di 15 dollari all’ora, della sanità per tutti, della legalizzazione della marijuana, ed è da molto tempo una fervente ambientalista. Nel 2016 si è dimessa da vicepresidente del Democratic National Commitee per appoggiare Bernie Sanders alla presidenza.

Essendo una candidata unica nel suo genere, ci sono anche diverse cose che agli occhi di molti suonano strane. Da induista praticante, i suoi viaggi spirituali e la sua associazione con il “maestro spirituale” Chris Butler fanno alzare un sopracciglio alla Middle America. E il suo cambiamento sulle questioni sociali (in precedenza era una pro-life e un’oppositrice degli “estremisti omosessuali”) hanno già sollevato diverse proteste tra gli attivisti progressisti non del tutto convinti della sua conversione nel 2012.

Ma il punto in cui Tulsi Gabbard è più unica è certamente la politica estera. La Gabbard ha passato buona parte della sua carriera nazionale sotto i riflettori a causa delle sue visioni eterodosse, distanziandosi dal consenso interventista che Donald Trump, in modo simile, ha sfidato nel 2016.

Nel gennaio 2017 Tulsi Gabbard ha viaggiato verso la Siria assieme all’ex parlamentare Dennis Kucinich, dove assieme hanno discusso con il presidente Bashar al-Assad. Ciò ha causato enormi controversie a suo tempo, e le critiche sono aumentate dopo che è stata annunciata la sua candidatura alla presidenza.

La Gabbard è uno dei più feroci critici dei ribelli siriani, e si è opposta agli sforzi della CIA e dell’amministrazione Obama di fornire miliardi di dollari di aiuti e addestramento ai gruppi islamisti alleati di al-Qaeda. “In poche parole, quando si tratta di fare guerra ai terroristi, sono un falco”, ha detto in un intervista nel 2016, “quando si tratta di fare guerre di regime change controproducenti, sono una colomba”.

E la parlamentare non ha paura di ammettere di essere diametralmente opposta alla posizione americana riguardo la Siria. “Al-Qaeda ci ha attaccato l’11 settembre e deve essere sconfitta. Obama non li ha bombardati in Siria. Lo ha fatto Putin”, ha twittato nel 2015. Ha cercato di fare passare una legge chiamata “Stop arming terrorists act” per criminalizzare il supporto statunitense ad al-Qaeda, ISIS e gruppi associati. La legge non è mai stata votata, ma è stata contenta di vedere il presidente Donald Trump interrompere il programma di Obama nella primavera del 2017.

In linea con il suo pensiero sulla Siria, lei si distanzia dalle posizioni anti-russe degli altri politici democratici. “Questa guerra con la Russia riguardo la Siria quanto fa gli interessi del popolo americano?”, ha twittato. La Gabbard ha sostenuto anche il summit diplomatico di Trump con il leader nordcoreano Kim Jong-Un, e ha anche condannato l’intervento saudita in Yemen, dicendo che il profitto della vendita di armi al regno era “denaro insanguinato”. La Gabbard ha criticato il presidente Trump per il ritiro degli USA dal nuclear deal iraniano e ha chiesto di ritirare le truppe dall’Afghanistan, anche se si è rifiutata di condannare la tortura come metodo di interrogatorio.

Un’area dove la Gabbard è in accordo con la linea di Washington è Israele. Nel 2015 ha parlato alla conferenza dei Christians United for Israel (CUFI), la più grande organizzazione pro-israeliana degli Stati Uniti, guidata dal pastore cristiano-sionista John Hagee. E nel 2016 ha accettato un premio dal controverso rabbino Shmuely Boteach, un sostenitore degli insediamenti israeliani e un feroce critico dell’amministrazione Obama. Allo stesso evento, ha fatto una foto con Boteach e Miriam Adelson, moglie del donatore repubblicano e miliardario Sheldon Adelson. Nonostante il suo supporto all’Iran Deal, ha partecipato alla visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Congresso nel marzo 2015, un evento che molti legislatori democratici hanno boicottato. É a favore della soluzione dei due stati, ma anche espresso critiche al trattamento dei palestinesi.

In un Partito Democratico che sta diventando sempre più femminile, sempre meno bianco, e alla disperata ricerca di un cambiamento generazionale, Tulsi Gabbard sembra semplicemente perfetta. Eppure, con tutta probabilità riceverà più opposizione di qualunque altro candidato alla presidenza. Ed è quasi del tutto a causa delle sue opinioni di politica estera.

Nel 2017, in risposta al suo viaggio in Siria, l’ex governatore del Vermont, ex capo del DNC ed ex candidato democratico Howard Dean ha twittato “questa è una disgrazia, Gabbard non dovrebbe stare al congresso”. L’ex senatore del Missouri Claire McCaskill, sconfitta nella rielezione di novembre, all’annuncio della candidatura della Gabbard ha twittato “Oh per favore. Lei non è la cheerleader di Assad, colui che uccide in massa il suo stesso popolo?”. Migliaia di altri utenti di Twitter hanno espresso la stessa ostilità.

“Lei parla a nome di una vera ma probabilmente piccola corrente della sinistra antiguerra. Il suo background è insolito e, vista la presenza di candidati progressisti più convenzionali, penso che la Gabbard avrà difficoltà a costruirsi un seguito”, ha scritto l’editor di Modern Age Dan McCarthy. “Ma allo stesso tempo obbligherà i democratici a confrontarsi con il militarismo in modi che loro vorrebbero evitare”.

(da The National Interest – Traduzione di Federico Bezzi)

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