Il cinema hollywoodiano per contrastare Russia e Cina

Il cinema hollywoodiano per contrastare Russia e Cina

Un network segreto gestito dall’Inghilterra ha, a quanto pare, usato i suoi contatti per assicurarsi che Hollywood e i film in lingua straniera diano messaggi pro-occidentali, e cercato di influenzare premi come gli Oscar e i BAFTA: questo è quanto emerge da un documento segreto.

“Dobbiamo concentrarci e dare nuova energia all’intrattenimento occidentale per combattere il crescente autoritarismo e le tendenze illiberali che coinvolgono tutto il mondo, dobbiamo farlo MA senza che sembri propaganda”, dichiara un memorandum messo online la scorsa settimana nella quarta tranche di documenti trafugati dalla Integrity Initiative.

NESSUNO CREDE PIU’ AL PRESIDENTE BILL PULLMAN

Il documento inizia esprimendo preoccupazioni per la crescente influenza cinese nella proprietà dei media statunitensi. AMC Theaters, la seconda più grande catena di cinema americani, gli studios Legendary, e la Dick Clark Production (che gestisce i Golden Globes) sono solo alcune delle compagne che sono state acquistate, spesso a carissimo prezzo, da investitori cinesi nell’ultimo decennio.

“Non è più così facile produrre film che critichino il passato o il presente della Cina e, se vengono prodotti, non vengono trasmessi nelle catene cinematografiche possedute dai cinesi”, si legge nel documento. “Se gli studios sanno che non possono produrre film politicamente sensibili, si auto-censureranno. Lavoro compiuto”.

L’autore riconosce che vendere i valori della democrazia liberale è un lavoro complicato, non solo per la paura di perdere soldi – Hollywood è “sempre più guidata soltanto dalle considerazioni finanziarie” – ma anche perché “in un mondo polarizzato, il pubblico non è più sensibile né interessato verso questi temi”.

MESSAGGI COORDINATI

Anche se i redattori del rapporto sembrano impotenti davanti alle conseguenze inattese del sistema capitalistico che l’Occidente stesso ha contribuito a diffondere, e che ora la Cina usa contro di esso, tuttavia sanno che c’è una soluzione. Nello specifico, è necessario che i produttori e gli sceneggiatori siano politicamente educati da agenti che li influenzino a mettere i messaggi “corretti” nei loro film.

“Facciamo in modo che veri esperti come, ad esempio, [la scrittrice] Martha Bayles e [lo studioso] Nick Cull, studino in che modo gli Stati Uniti e le case di intrattenimento globali, da sole o con la nostra collaborazione, possano migliorarsi e coordinarsi affinché i loro film trasmettano messaggi che sostengano i valori democratici condivisi, ma all’interno di contenuti localmente rilevanti”.

Gli agenti che rappresentano gli interessi della Integrity Initiative potrebbero apparire “davanti a commissioni governative importanti”, mentre il memorandum suggerisce di “non concentrarsi solo sugli output [i messaggi dei film], ma anche su tutto il vasto network di eventi, istituzioni, e comunità. Pensate all’impatto globale, ad esempio, degli Oscar, dei Grammy, dei Brits, del BAFTA, etcetera”.

E, invece di concentrarsi solo sugli Stati Uniti, si potrebbe lavorare anche con case di produzione straniere emergenti, le quali sarebbero presumibilmente meno concentrate sul successo finanziario e quindi più credibili agli occhi del pubblico straniero.

“Anche case di produzione cinesi o russe potrebbero fornire supporto all’Occidente”, scrive l’autore, citando Leviathan, il film russo nominato all’Oscar nel 2014, il quale, ironia della sorte, è stato in parte finanziato dal governo russo.

L’autore del report sta, presumibilmente, pianificando di finanziare questi network con i 2.5 milioni di dollari ricevuti dal Foreign Office, assieme al denaro che la Integrity Initiative riceve dalla NATO. Pensate se i servizi segreti russi finanziassero, per inverso, dei film americani. Se Robert Mueller scoprisse che l’ultimo film di Michael Moore contro l’establishment politico fosse finanziato da soldi del Cremlino, sarebbe considerato un gioco corretto?

GLI ELMETTI BIANCHI: EROI?

La Integrity Initiative ha riconosciuto che i suoi documenti sono stati “trafugati”, ma ha doppiamente negato la validità di questi files, sostenendo che potrebbero non essere veri, ma anche che potrebbero essere “datati e mai usati”. Anche se c’è la tentazione di trattare i documenti come un semplice frutto di fantasia. Dopotutto, è inverosimile che qualcuno abbia suggerito a un conglomerato multi-miliardario come Netflix di produrre un documentario acritico sui White Helmets in Siria, finanziati dall’Occidente, e che quel documentario venga nominato – vincendo pure – agli Oscar, e che venga reso disponibile in 21 lingue.

Nessuno sta dicendo che la Integrity Initiative stia truccando i voti degli Oscar, o facendo il lavaggio del cervello a George Clooney, ma una spintarella di qua, una storiella strappalacrime di là, ed ecco Rambo III che fa l’eroico mujahiddin contro i sovietici, o Rocky IV contro Ivan Drago. O, in tempi più recenti, una serie tv del 2018 come McMafia, che parla della criminalità russa, è stata commissionata ben cinque anni fa.

Forse nel futuro, se ci godremo uno show sulla Russia negli anni novanta, non dovremo ringraziare la BBC o la HBO, ma la Integrity Initiative, che ha la propria sede registrata in un fienile vuoto in Scozia.

(da RT – Traduzione di Federico Bezzi)

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