La bufala storica dell'"Italietta"

La bufala storica dell'”Italietta”

La favola dell’Italietta che non sa pensare per sé non ha semplicemente basi storiche concrete. Ma una che sia una. In 130 anni di Unità, prima dell’Euro, l’Italia è stata capace di diventare una delle prime cinque potenze industriali al mondo.

Ha avuto una quarantina d’anni di importante presenza politica in Europa (dal 1910 al 1940, ripeto che non importa assolutamente il fatto che non fosse ai livelli della Germania o della Gran Bretagna), e nei decenni successivi è riuscita comunque a dire la sua in alcuni frangenti nel Mediterraneo e in Medio Oriente (Mattei, Craxi).

Galli Della Loggia, certamente non un pericoloso statalista, non ha avuto problemi a ricordare che se a Cavour e Crispi fosse stato presentato un percorso del genere avrebbero tranquillamente stappato decine di bottiglie di champagne.

L’Italia in 130 anni ha costruito un modello economico di primo piano, prima seguendo l’esempio bismarckiano, poi garantendo nuove forme di previdenza, poi uno stato sociale senza eguali in Occidente (la tanto amata Svezia ha cominciato dopo di noi, gli Stati Uniti hanno imitato in una certa fase della loro storia le nostre iniziative), infine ha edificato uno dei primi sistemi sanitari AL MONDO.

Che rimane tale tutt’ora nonostante stiano cercando di smantellarlo. Difetti e problemi inevitabili non cancellano questi risultati. Questo modello economico è stato definito fallimentare e sprecone da chi ha deciso di abbatterlo.

La prova dei fatti, però, ci dice che il debito pubblico italiano è schizzato in 10 anni su 130, la lira è crollata in 15 anni su 130, Alitalia era una delle compagnie aeree migliori del mondo (nonostante i bilanci terrificanti, ma sostenibili per il possesso di moneta propria), i treni italiani fino agli anni Settanta erano i migliori d’Europa, e tante aziende pubbliche competevano tranquillamente con quelle private senza i drammi catastrofici con cui viene raccontato questo presunto passato di esclusivo male e corruzione.

Di imploso non c’è nulla, il sistema si autoriproduceva tranquillamente fino a che ha avuto denaro pubblico per farlo. Dopo, ovviamente, no. Ovvero negli ultimi dieci anni della sua esistenza. Tutto il resto, ma davvero tutto il resto, sono fregnacce.

D’altronde il 1 gennaio Elisa Serafini – giornalista spesso ospitata in TV – ha avuto il coraggio di scrivere che l’Europa ci ha salvato dalla scala mobile. Abolita – piccolo particolare – da Craxi. Tutto bene.

(di Stelio Fergola)

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