Tensioni in Georgia dopo la vittoria alle presidenziali di Zurabishvili

Tensioni in Georgia dopo la vittoria alle presidenziali di Zurabishvili

In Georgia, il 2 dicembre, un’operazione speciale da parte delle forze di polizia georgiane condotta contemporaneamente in due hotel nella capitale Tbilisi,  ha portato all’arresto di sei cittadini ucraini e di un cittadino georgiano.

Nei loro confronti è stato avviato un procedimento penale in base al reato di “acquisto illegale e detenzione di armi da fuoco, munizioni e ordigni esplosivi”

Il ministero dell’Interno georgiano ha osservato che il gruppo è giunto ​​sul territorio della repubblica il 27 novembre. Attualmente, il dicastero insieme ai Servizi di Sicurezza georgiani, stanno accertando se “i detenuti siano coinvolti in processi politici in corso nel paese”.

Come riportato su “Economia oggi”, il cittadino georgiano arrestato, Luka Chkhetia, è un ex-militare che negli ultimi anni ha vissuto in Ucraina e ha militato nei ranghi del cosiddetto battaglione volontario “Donbass” impegnato nella guerra contro le due Repubbliche secessioniste dell’Ucraina orientale.

Tra i cittadini ucraini fermati anche il deputato della Rada Semyon Semenchenko reduce, a sua volta, dell’operazione punitiva nel Donbass.  Semenchenko, tuttavia, è riuscito ad evitare la carcerazione grazie alla sua immunità diplomatica. Riguardo a tale fatto il comunista ucraino Ilya Kiva sulla sua pagina Facebook, ha riportato: “Semenchenko, che è stato fermato in Georgia, ha evitato l’arresto con il passaporto diplomatico dell’Ucraina. Il deputato del popolo è ora volato verso una destinazione sconosciuta”.

Dell’accaduto ne ha parlato anche il consigliere del presidente dell’Ucraina, Yuri Biryukov: “Ce l’ho… diversi tipi di contatti hanno confermato l’informazione che Semenchenko è a Tbilisi, che Semenchenko ci ha coinvolto in uno scandalo diplomatico, che Semenchenko ha invischiato i “suoi” uomini e all’ultimo momento è sparito”.

I sei ucraini e il georgiano si apprestavano a prendere parte alla manifestazione di protesta del 2 dicembre, a Tbilisi, indetta dai sostenitori del candidato alle presidenziali Grigol Vashadze, dopo la sua sconfitta. Vashadze, il candidato sostenuto dall’ex-presidente georgiano Mikhail Saakashvili non ha accettato di buon cuore la propria disfatta nel secondo turno delle elezioni presidenziali tenutesi in Georgia il 28 novembre, vinte, invece, da Salomè Zurabishvili. Secondo alcuni dati, il gruppo intendeva organizzare a Tbilisi una “Mikhomaydan” in analogia alle proteste del 2014 a Kiev, che hanno portato al colpo di stato in Ucraina.

Nel secondo turno delle elezioni presidenziali georgiane, oltre 1,1 milioni di
elettori hanno votato per il candidato presidenziale indipendente Salomè Zurabishvili. Secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale Salomè Zurabishvili, sostenuta dal partito di governo “Sogno georgiano – Georgia Democratica” (Kartuli ocneba – Demok’rat’iuli Sakartvelo) ha vinto ottenendo il 59.52% delle preferenze, sconfiggendo, in tal modo, il suo concorrente, Grigol Vashadze candidato del partito Movimento Nazionale Unito (Ertiani Natsionaluri Modzraoba – ENM) col 40.48% delle preferenze.

I rappresentanti del Movimento Nazionale Unito con i sostenitori di Grigol
Vashadze affrettandosi a non riconoscere l’esito delle elezioni denunciando frodi, terrore e violenza, hanno promesso prossime azioni di protesta.
Dopo la vittoria di Salomè Zurabishvili, il ministro degli esteri russo Sergei
Lavrov, come annunciato su Ria-Novosti, ha comunicato che la Russia è predisposta allo sviluppo di buoni rapporti con Tbilisi e spera in una cooperazione costruttiva.

Salomè Zurabishvili entrerà ufficialmente in carica come presidente della Georgia il giorno 16 dicembre. Queste elezioni hanno un valore speciale nella storia della Georgia: è l’ultima volta che i georgiani eleggono il presidente del paese per voto diretto. In futuro, l’elezione del presidente sarà prerogativa di un collegio elettorale che comprenderà membri del
parlamento e rappresentanti delle autorità locali.

Rimane da capire quali le reali intenzione del commando ucraino in Georgia? Improbabile che la squadra si sia mossa autonomamente, in considerazione anche del ruolo istituzionale ricoperto da Semyon Semenchenko, senza l’appoggio di Kiev, ma soprattutto senza la “luce verde” di quelle forze atlantiche che continuano a sostenere l’Ucraina post-Maidan. La Georgia è determinata ad entrare nella NATO e nell’Unione Europea, ambizioni, queste, pienamente appoggiate da Washington.

Che il nuovo presidente Salomè Zurabishvili sia troppo moderata, o non sia
“sufficientemente” uniformata alle mire espansionistiche atlantiche nel Sud del Caucaso? Forse! Anche se, tuttavia, in un’intervista alla BBC la neo-presidente georgiana ha già confermato la sua intenzione, per tutta la durata del suo mandato, di continuare sulla strada dell’integrazione: con l’Europa, l’Unione Europea e la NATO, sottolineando: “Durante questo periodo, dobbiamo avvicinarci il più possibile o integrarci completamente. E sarò il presidente più attivo su questa questione”.

La posta in gioco è alta. Gli Stati Uniti sono determinati ad espandere il più
possibile la loro influenza e la loro presenza militare sempre più a ridosso dei confini della Russia. Ne consegue che la regione sud-caucasica per la sua posizione strategica, con la Georgia che si affaccia sul Mar Nero, negli ultimi anni stia assumendo un’importanza strategica “cruciale” per i piani di Washington su tutta l’area del Mar Nero.

(di Eliseo Bertolasi)

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