"Meglio la Trilateral che Russia Today": il razzismo politicamente corretto in tv

“Meglio la Trilateral che Russia Today”: il razzismo politicamente corretto in tv

«Nel merito c’è un problema che riguarda Marcello Foa. Viene dal Giornale, è un sovranista ed è di destra. Il presidente della Rai dovrebbe essere una figura di garanzia che rifletta la cultura di questo Paese. Foa è un uomo di parte, è dichiaratamente un no-euro e non ha la qualità necessaria per guidare la prima azienda del Paese. Meglio la Trilateral di Russia Today, il putinismo e la vicinanza al partito di Putin rappresentano un tema».

Queste le sfavillanti dichiarazioni di Massimo Giannini, editorialista di Repubblica e direttore di RadioCapital, in merito alla nomina di Foa alla Rai rilasciate ieri a »In Onda» su La7. Ebbene, non avevamo dubbi che uno dei grandi volti del giornalismo politicamente corretto preferisse il noto think tank globalista e difendesse la giornalista Monica Maggioni, presidente del gruppo italiano della Commissione Trilaterale. Foa è colpevole, secondo l’accomodante Giannini, dell’imperdonabile crimine di aver rilasciato qualche sporadica intervista a Russia Today, che pesa come un macigno sul curriculum dell’ex caporedattore esteri del Giornale (per volontà di Indro Montanelli).

Per il liberale medio in preda a isterismo russofobico rilasciare interviste a un giornale straniero è ok, purché non si tratti della Russia: così i liberal americani dicono e così i loro poco originali emuli e interlocutori nostrani ripetono a pappagallo. Auspicare che prevalga la cooperazione e il dialogo con una grande potenza come la Federazione Russa fa semplicemente orrore a Giannini: la presunta simpatia per i russi diventa così impareggiabile arma di delegittimazione nei circoli politicamente corretti degli studi de La7. Roba da osservatori, blacklist e altre amenità care ai tolleranti democratici.

Perché il liberale medio o per meglio dire, il “liberale totalitario” (come li ha sapientemente definiti Pierluigi Fagan) che nulla a che vedere con i liberali vecchio stampo, sentendosi parte di una comunità superiore, non può che bollare come “impresentabile” tutto ciò che egli non condivide. Il liberale e giornalista medio non si sogna nemmeno sforzarsi di leggere ciò che pensano i russi (o altri invisi al Congresso Usa): sono talmente trogloditi e arretrati, crede il liberale occidentale, che il loro punto di vista è per forza traviato e condizionato da Putin. Se lo dice il New York Times o il New Yorker dev’essere per forza così, non può esserci altra spiegazione logica.

Vengono in mente le parole del professor Stephen F. Cohen (New York University) che l’altra sera in un dibattito alla CNN con Max Boot, all’ennesima accusa di essere un «apologeta di Putin e della Russia» ha risposto così: «Chiamate me e altre persone ancora più autorevoli del sottoscritto apologeti della Russia perché non concordiamo con le vostre analisi. State criminalizzando la diplomazia e siete una minaccia alla sicurezza nazionale americana».

(di Roberto Vivaldelli)

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