Pensare la distruzione: Albert Caraco

Pensare la distruzione: Albert Caraco

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Nel corso del Novecento si sono avvicendati pensatori che hanno trasmesso un ruolo profetico mediante le loro opere. Per quanto lo scenario di una civiltà razionalista potesse destinare alla liquidazione ogni forma profetizzante, essa è stata invece ampiamente custodita e animata da alcune figure: Albert Caraco è tra i nomi che potrebbero comporre un ampio pantheon, seppure egli resti ancor oggi in gran parte misconosciuto.

Uomo coltissimo dallo spirito solitario, Caraco nacque a Istanbul nel 1919 da una ricca famiglia ebrea e condusse una vita nomade segnata da continui spostamenti tra Vienna, Praga, Parigi e Berlino; negli anni Trenta, prima della salita al potere del Partito Nazionalsocialista, i Caraco lasciarono la Germania per stabilirsi in Francia, dove Albert frequentò l’École des Hautes Études Commerciales.

Durante il corso della guerra la famiglia si trasferì nei paesi latinoamericani dove soggiornò fino al 1946, anno in cui – come riportato in “Ma confession” – Caraco sentì di nascere a se stesso, aprendo gli occhi sul mondo e sulle immani vicende storiche in grado di segnare un’Europa che, fino ad allora, era stata da lui assimilata prevalentemente attraversando i testi che in passato le dettero gloria.

Dopo le prime sperimentazioni letterarie ispirate alla letteratura fantastica e al simbolismo, le linee di forza del suo pensiero si inquadrarono su motivi nichilistici con esiti ben più radicali di quelli nietzschiani. Dedito alla sola attività per cui si sentiva predisposto, la scrittura, egli elaborò giudizi angoscianti sulla contemporaneità: il mondo è una scuola di morte (école de la mort), un Inferno abitato in gran parte da masse di sonnambuli spermatici posseduti dalla dismisura, prossimi ad una catastrofe inevitabile. Le pagine da lui vergate sono un ricorrente oltraggiamento ad un universo governato dal caos, pascalianamente ignaro dell’uomo:

“Se c’è un Dio, il caos e la morte figureranno nel novero dei Suoi attributi, se non c’è, non cambia nulla, poiché il caos e la morte basteranno a se stessi fino alla consumazione dei secoli.

L’esistente viene svuotato di senso, ogni tipo di coerenza è inattuabile e non a caso l’unico uomo degno d’essere tale è colui che con fierezza esibisce la propria compiuta assenza di credenze. La massa di perdizione (masse de perdition) è costituita da coloro che permettono la procreazione della specie e il mantenimento delle fedi religiose confidando in un futuro capace in realtà di offrire soltanto nuove garanzie di miseria.

Tra le problematiche convocate con ostinazione da Caraco vi è quella della sovrappopolazione della Terra, di cui lui auspica una radicale diminuzione numerica, convinto di come il soprannumero degli uomini generi un complessivo imbruttimento del mondo. Tutto ciò senza negare la possibilità di un grande sterminio.

Siamo già troppo numerosi, e siccome i miracoli non sono nell’ordine delle cose, non si potrà mai dare ai sette miliardi di uomini che forse saremo nel duemila ciò che attualmente non assicuriamo alla metà. “

Nel tessuto aforistico del densissimo Breviario del caos (Bréviaire du chaos) non vi sono scappatoie trascendenti; le arti sono morte, il Cielo è momentaneamente vuoto, la salvezza del mondo attuale è impraticabile, l’ordine morale è aberrante, la scienza non può compiere miracoli, la politica è ammorbata dal Nazionalismo, il progresso è un’idea inaccettabile. Nessuna soluzione è conseguibile prima della morte della Storia: soltanto allora, proiettata fuori da essa, la specie potrà veramente sopravvivere.

Per il Nostro, la guarigione viene da una restaurazione di ciò che fu agli inizi del mondo, quando l’ordine era decretato dal modello matriarcale. Nell’esaltazione del principio femminile è chiara la dipendenza di Caraco dalle analisi antropologiche delle società ginecocratiche condotte da Jakob Bachofen nell’opera de Il matriarcato. Ciononostante la femmina in carne e ossa, per quanto ricca di risorse, viene totalmente denigrata, ed è nemica dell’uomo inconsapevole di poterne fare a meno. Le mestruazioni, il parto, la gravidanza, l’allattamento sono per il pensatore qualcosa di disgustoso. La donna, dunque, dev’essere onorata per meglio evitarla.

Va detto peraltro che il Nuovo Inizio si accompagna ad una Rivelazione pagana che salverà gli uomini, ripristinerà la prostituzione sacra, la promiscuità rituale, la ierogamia, i saturnali e l’adorazione dei simboli.

Un mondo che fosse rimasto pagano non avrebbe violentato la natura, i Paganesimi la consideravano divina, di norma adoravano alberi e sorgenti: anziché sul tempo, posto dalle religioni cosiddette rivelate al centro dei loro dogmi, i Paganesimi ruotavano sullo spazio e, salvo eccezioni, preferivano la misura alla trascendenza e l’armonia a ogni altra cosa. “

In fondo, il filosofo non rinuncia a dimostrare un sincero apprezzamento verso gli Anarchici e i Nichilisti, oltreché un credo fondamentalmente Gnostico: il mondo è assurdo e malvagio, privo di Provvidenza, e il suo creatore non ha alcuna morale. Nello scritto Post mortem, composto in seguito al decesso della madre a cui non nega una sincera malevolenza, egli continua a promuovere la personale lacerazione dal cosmo indicando tra le ragioni della sua infelicità anche l’appartenenza al popolo ebraico: l’ebreo, secondo Caraco, manca di stile, pudore e riserbo nei confronti della vita.

Nel settembre del 1971, poco dopo la perdita del padre, Caraco si tagliò la gola in seguito all’assunzione di sedativi. La stampa non ne segnalò mai la scomparsa.
Aveva vissuto per cortesia verso i genitori e attese la morte – scrisse lui – così come da bambino attendeva la Signora Madre.

“Io sono uno dei profeti del nostro tempo e il silenzio mi avvolge, hanno intuito che avevo qualcosa da dire, qualcosa che non volevano sapere, si sono difesi secondo i procedimenti oggi in voga, cercano di seppellirmi vivo e non riusciranno che a rendere più fanatici, un giorno, i miei sostenitori. “

(di Enrico Ildebrando Nadai)

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