Benvenuto Foa presidente Rai, ma c'è molto lavoro da fare

Benvenuto Foa presidente Rai, ma c’è molto lavoro da fare

È ufficiale, Marcello Foa è il nuovo presidente Rai. Citando il Corriere: “è stato raggiunto l’accordo sui due membri del consiglio di amministrazione della Rai di nomina governativa”.

Benvenuto Foa presidente Rai, ma c'è molto lavoro da fare

La decisione arriva dopo un vertice governativo che ha visto partecipare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Arriva a capo di uno dei due colossi televisivi italiani un assoluto campione del pensiero non conforme, che in questi anni ha dimostrato di saper guardare ai fatti, e non alla retorica, per gran parte degli argomenti che hanno visto la stampa italiana comunicare, quasi sempre, un messaggio monolitico.

Lo è stato sulla Brexit, quando non si risparmiò di sottolineare quanto l’uscita dall’Unione Europea non fosse stata poi tutta questa tragedia per i britannici, a differenza di come sosteneva gran parte della stampa mainstream. Lo è stato sulla Guerra in Siria e sulle primavere arabe, facendosi anche portavoce dei pochi come noi che, da anni, ci sgoliamo da anni contro le retoriche progressiste su “esportazioni della democrazia” varie, oltre che festeggiamenti di lerneriana memoria, lo è stato anche sull’immigrazione di massa e sul clero che la difende senza ritegno.

Insomma, c’è da festeggiare. Benvenuto, presidente Foa. Ma sappia che il suo compito sarà solo una piccola goccia nell’oceano, nonostante l’importanza della Rai per il sistema mediatico e culturale italiano. Lo sarà perché il cda dell’azienda non è nuovo a cambi di fronte, e lo dice la storia.

Esso si è dimostrato estremamente fragile, ma soprattutto abituato da decenni  a fare una sorta di “ping pong”  da uno schieramento all’altro, a seconda di chi vince le elezioni. Senza smuovere mai nulla di epocale, ma soprattutto di culturale, per invertire realmente tendenze monolitiche che durano da 50 anni.

Ci vuole più parità contenutistica a livello editoriale, ma nel generale, e non solo nel particolare: sulla carta mensile, quella quotidiana, nelle tv private, sui giornali online.

Non è un mistero che Il 90% di queste piattaforme abbiano, al di là di piccole sfumature, tutte posizioni pressoché identiche su macroargomenti quali: immigrazione, globalizzazione, liberismo, Unione Europea, Euro, temi etici, anti-patriottismo, famiglia e natalità. Tutte. La dittatura culturale, nonostante l’illusione della libertà di parola alla parte avversa, è ancora più solida che mai.

Non esiste contraddittorio da troppo tempo. Come del resto non esiste anche per chi fa il nostro lavoro, considerando quanto i corsi di formazione per giornalisti, sempre sui temi succitati, praticamente non siano mai orientati in senso critico ma sempre apologetico.

In bocca al lupo, presidente.

(di Stelio Fergola)

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