Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

L’operazione anti-salviniana del mensile musicale Rolling Stone si è trasformata in un vero e proprio autogol: evidentemente tentati dal replicare la formula della copertina-shock provata alcune settimane fa da L’Espresso, nel caso del periodico diretto dal fondatore della fu casa editrice ISBN Massimo Coppola le critiche maggiori sono provenute proprio dagli ambienti di sinistra e – per aggiungere il danno alla beffa – in particolare dagli ignari firmatari dell’appello-che-appello-non-è. Scrive infatti RS sul proprio profilo Twitter: “Il nostro non è un appello, non ci sono firmatari. Ci sono solo pensieri.”

Eppure, scorrendo in calce all’articolo si trova proprio un elenco di persone che avrebbe aderito all’iniziativa. Il dubbio che le cose non fossero esattamente così inizia molto presto, quando cioè il direttore del TgLa7 Enrico Mentana pubblica di prima mattina uno status sulla propria pagina dove specifica -allegando la conversazione Whatsapp con Coppola, poi rimossa- di non avere mai dato il consenso a porre il proprio nome sull’iniziativa.

Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

Ecco dunque che durante la giornata si trova il bandolo della matassa: quelle che sembrano delle firme sono in realtà solo nomi che hanno, o avrebbero espresso, dichiarazioni contro Salvini, senza però dare il proprio consenso all’iniziativa di Rolling Stone. Un minestrone di nomi tirati in ballo spesso e volentieri a propria insaputa.

Per questo motivo, diversi “firmatari” si sono smarcati immediatamente: Valentina Petrini, Alessandro Robecchi, Michele Serra, Fiorella Mannoia.

Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

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Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

Flop Rolling Stone: i firmatari si ritirano

Anche il fumettista Michele Rech, alias Zerocalcare, ha dichiarato all’interno del CineComicFest di non avere mai dato il proprio consenso: “Mi hanno mandato un messaggio su Whatsapp se volevo scrivere qualcosa e io non ho risposto, non perché ho problemi a scrivere contro Salvini, ma perché non mi andava di farlo in quella forma”.

A quasi quarantotto ore dallo scandalo delle firme truffaldine, il mensile non ha fatto marcia indietro e mantiene tutt’ora i nomi sul sito. Se la presunta opposizione culturale al governo è condotta con tali bassezze, la maggioranza potrà dormire tranquilla per molto tempo.

(di Federico Bezzi)

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