La disumana ignoranza de "L'Espresso"

La disumana ignoranza de “L’Espresso”

Agitando il solito spauracchio secondo cui “senza migranti, niente pomodori sulle vostre tavole”, anche l’Espresso critica la linea dura di Matteo Salvini. “Uomini e no”, questo il titolo della prima pagina. Da una parte Aboubakar Soumahoro, sindacalista nella campagne di San Ferdinando dove venne ucciso Sacko Soumayla. Dall’altra il neo ministro dell’Interno.

La disumana ignoranza de "L'Espresso"

Ma è davvero così? Siamo sicuri che i disumani siano coloro che vogliono fermare questo trend? La storia, dalle dichiarazioni di Vauro ed Alessandro Gassman, ci insegna altro. Il migrante, per loro, è solo ed esclusivamente una figura dedita alla bassa manovalanza. Una forma di disumanizzazione politicamente corretta, razzista nonostante la retorica perché nasconde la tesi secondo la quale altro non può fare, non avendo alcuna capacità intellettuale.

Un copione che si è ripetuto con l’Aquarius e il suo atteggiamento in questi giorni. Storici i molteplici rifiuti della proposta di Danilo Toninelli di essere scortata a Valencia dalla nostra Marina Militare e dalla Guardia Costiera in caso si fossero presentati problemi di salute tra le 629 persone a bordo. “Impossibile lo spostamento”, aveva dichiarato attraverso Sos Mediterranee. Per gli interessi monetari e i clienti del “carico” che trasportava avrebbe persino cercato il morto.

Ci siamo dimenticati di come, negli ultimi giorni, abbia cambiato rotta e si fosse diretta verso la Sardegna per “ripararsi dal maltempo insopportabile e per rifocillare le persone dalla stanchezza e dal mal di mare” nonostante fosse in grado di navigare in tutte le condizioni marittime e avesse navi italiane con medicinali e viveri attaccate a poppa da martedì per ogni evenienza? Ecco.

Reputare il confine un limite da rivalutare, quindi, è sacrosanto. È una condizione indispensabile al ripristino di una – anche minima – sovranità (economica, politica, militare) ormai espropriata. Esso si iscrive a pieno titolo in quel recupero del concetto di demarcazione che può essere il fondamento per la ripresa di una critica seria al capitalismo e per la riapertura di un confronto schietto sulla comunità.

Ne parlava Regis Debray, socialista internazionalista e compagno di Ernesto “Che” Guevara in Bolivia, non Adolf Eichmann. Ma c’è chi ha loro come punti di riferimento e chi Edoardo Albinati. In una dichiarazione ha espresso il desiderio che muoia un bambino migrante per vedere la reazione del governo. Diremmo che non serve aggiungere altro.

(di Davide Pellegrino)

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