Prodi e il blocco navale nell'Adriatico per fermare l'immigrazione

Prodi e il blocco navale nell’Adriatico per fermare l’immigrazione

In queste ore le anime belle politicamente corrette starnazzano indignate per la decisione del Ministro dell’Interno Matteo Salvini di non accogliere nei porti italiani la nave Aquarius, con oltre 600 migranti a bordo.

Il Viminale non vuole autorizzare lo sbarco, ritenendo che, trovandosi l’imbarcazione a 43 miglia da Malta, sia la capitale La Valletta “il porto più sicuro”.  Poco prima il leader della Lega aveva annunciato sempre sui social, prima su Facebook e poi con un cinguettio: “Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”.

Ecco alcune reazioni scomposte delle opposizioni liberal-progressiste:

 

Prodi e il blocco navale nell'Adriatico per fermare l'immigrazione

Prodi e il blocco navale nell'Adriatico per fermare l'immigrazione

Peccato che la sinistra globalista abbia la memoria corta e nel giudicare Salvini e il governo Conte e dimentichi ciò che fece l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, padre putativo dell’Olivo e del PD nel 1997, quando ordinò un blocco navale nell’Adriatico per fermare l’immigrazione illegale proveniente dai Balcani, Albania in particolare. Ministro dell’Interno all’epoca era Giorgio Napolitano.

Come racconta La Repubblica del 25 marzo di quell’anno: «Gli albanesi sparano con un kalashnikov, la Marina risponde con un blocco navale: da ieri è scattata la linea dura. Non sono più profughi, ma immigrati non in regola. E quindi vanno respinti. Ma l’ Italia non si limiterà a ‘blindare’ il canale d’ Otranto; invierà anche cibo e medicinali in Albania, oltre a impegnarsi per la ricostruzione delle strutture statali. Ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi e il premier albanese Bashkim Fino hanno trovato a Roma un accordo per un piano anti-esodo: pattugliamento e aiuti, appunto, con l’ obiettivo finale “di ripristinare il funzionamento della vita civile, economica e politica del Paese fino alle libere elezioni politiche che dovranno presumibilmente avvenire nel prossimo mese di giugno”, dice Prodi».

E ancora: «Ufficialmente le nuove disposizioni date alla Marina parlano di “opera di convincimento”. In pratica, è un blocco navale. Le fregate Sagittario e Aviere e le corvette Driade e Urania hanno avanzato il loro fronte di manovra, quasi ai limiti delle acque territoriali albanesi: dovranno intercettare i pescherecci di immigrati e convincerli a rientrare in Albania. Senza usare la forza. L’operazione è riuscita col peschereccio Nikdei Cervo, 150 persone a bordo, accostato dalla Sagittario a 20 miglia da Otranto. Con i megafoni gli italiani hanno annunciato il rimpatrio immediato. Il peschereccio ha fatto dietrofront, nonostante un’ avaria. La fregata italiana l’ ha seguito sino a 3-4 miglia da Durazzo. Stesso trattamento per il mercantile Hasamarai. Riesce a ‘bucare’ il blocco, invece, la nave Kolemi, 300 a bordo: a tarda sera era segnalata a 10 miglia da Brindisi, scortata da un rimorchiatore e due motovedette».

Capito? Per anni hanno spiegato che un blocco navale era una soluzione folle e impraticabile e loro stessi adottarono questa misura nel non lontano 1997. Gli stessi che oggi paragonano Salvini a un gendarme nazista. La verità è che uno Stato che si consideri tale deve preservare i propri confini e la propria sovranità. Oggi come nel 1997.

(di Roberto Vivaldelli)

 

 

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