Caso Öttinger: una smentita peggiore dell'offesa

Caso Öttinger: una smentita peggiore dell’offesa

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In data 29 maggio 2018, le dichiarazioni del Commissario al Bilancio dell’Unione Europea, Günther H. Öttinger, rilasciate all’emittente televisiva “Deutsche Welle”, hanno fatto il giro di tutti i quotidiani italiani, destando uno scalpore non indifferente, testimoniato anche da una curiosa progressione di tweet del giornalista intervistatore, Bernd Thomas Riegert, che ha provveduto a cancellarli, sostituirli od accumularli man mano.

Dapprima aveva scritto «“I mercati insegneranno agli italiani a votare per la parte giusta” mi ha detto il Commissario dell’Unione Europea Oettinger in un’intervista esclusiva a Strasburgo». In seguito, «”I mercati ed una prospettiva ‘occulta’ insegneranno agli elettori italiani a non votare per i partiti populisti nelle prossime elezioni – mi ha detto il Commissario dell’Unione Europea Oettinger nella mia intervista esclusiva per DW News – posso solo sperare che questo giochi un ruolo nelle prossime elezioni”».

Cercando di rimediare alla gaffe iniziale, il tutto è stato poi modificato con: «La frase di Öttinger è stata: “La mia preoccupazione e la mia aspettativa è che le prossime settimane mostreranno che gli sviluppi nei mercati, nelle obbligazioni e nell’economia dell’Italia avranno acquisito una così grande portata da essere potuti divenire un segnale per gli elettori, dopo tutto, a non votare per i populisti di destra e di sinistra”».

Infine si è optato per: «Il Commissario dell’Unione Europea Oettinger ha detto: “Questo ha a che fare con la possibile formazione di governo. Posso solo sperare che questo giocherà un ruolo nella campagna elettorale e mandi il segnale di non delegare ai populisti di destra e di sinistra alcuna responsabilità di governo”».

La primissima frase, quella incriminata, ha suscitato una valanga incontrollata di critiche, al punto tale che sia il giornalista Riegert ha confessato di aver condensato in poche parole un concetto molto più ampio di quello espresso, e che quello era il motivo dell’indesiderato fraintendimento, sia soprattutto lo stesso Öttinger, in un comunicato stampa ufficiale sul sito Europa.eu, ha porto le sue scuse a tutti gli elettori che si sono sentiti offesi dalle sue parole, di qualunque schieramento politico essi fossero, poiché egli non voleva mancare di rispetto all’Italia, uno dei membri fondatori del processo di integrazione europea.

Per la massima correttezza d’informazione, è un bene che i dovuti aggiustamenti siano stati applicati e resi pubblici, tuttavia la (presunta) smentita dell’intervistato e le scuse dell’intervistatore altro non fanno che edulcorare un concetto il cui nocciolo rimane critico. Di massa molto critica.

Quest’ultima si situa infatti nell’augurio che Öttinger pronuncia al termine delle dichiarazioni rilasciate: il «questo», che dovrebbe giocare un ruolo nella campagna elettorale italiana e persuadere gli elettori a prendere determinate decisioni sulla scheda elettorale, è quanto descritto in maniera sommaria e volutamente poco cristallina prima. Il «questo» sono le drastiche conseguenze sull’economia italiana, date dal crollo del valore dei titoli di Stato italiani, oggi acquistati dalla BCE, per la fine dell’operazione del Quantitative Easing – che avrà termine a giugno, come annunciato da Sabine Lautenschlager – con l’inevitabile compagnia dell’innalzamento dello spread e la perdita di fiducia da parte dei mercati finanziari – ovverosia investitori privati che fanno i loro interessi (e che, ad esempio, hanno incasellato sul sistema dei debiti pubblici una serie di derivati che, nel mondo, sono di oltre 10 volte superiori al valore del PIL del globo stesso).

Con una pesante ingerenza nei già complicati affari politici italiani, e fors’anche una velata minaccia, il Commissario al bilancio dell’Unione Europea apertamente confida che le agenzie di rating declassino i titoli di Stato italiani (per inciso, Moody’s ed altre furono le stesse che valutarono Tripla A i mutui subprime negli USA nel 2007), a seguito della fine del QE, affinché sostanzialmente non entri nel circuito economico italiano il necessario quantitativo di mezzo di scambio di beni e servizi e l’economia così decada, inducendo gli elettori a votare in un certo modo.

Perciò, la fretta del giornalista (effettivamente presente, ed altrettanto effettivamente un errore) non ha mistificato affatto il messaggio retro-agente, anzi lo ha corroborato e rafforzato. Inoltre, almeno in un primo momento, lo stesso Commissario europeo aveva ritwittato proprio il primigenio cinguettio del giornalista, di fatto avallando il senso espresso dal medesimo: non di certo il miglior modo di smentire.

Per l’ennesima volta in queste ultime tre o quattro settimane, il Paese si è trovato di fronte ad una prepotente, sprezzante e vile entrata a gamba tesa da parte di personaggi di spicco dell’Unione Europea, in palese spregio del libero voto espresso dai cittadini – nella speranza quindi che la forza economica dell’Italia scemi al punto tale che essa stessa divenga ricattabile (come avvenuto in Grecia). Del resto, ciò è stato apertamente dichiarato dall’ex Presidente del Consiglio Mario Monti, la cui distorsione positiva sull’Europa prevedeva che quest’ultima potesse proseguire il suo cammino di riforme solo a causa di crisi e gravi crisi, corrispondenti a progressive cessioni di sovranità da parte degli Stati membri. Nulla di cui sorprendersi.

Tra il desiderio di Markus Ferber (eurodeputato della CSU tedesca) che la Troika invada Roma e prenda in mano il Ministero del Tesoro (30 maggio), e l’attacco spudorato di Jean Claude Juncker (cittadino del Lussemburgo, primo Paese europeo quanto a riciclaggio di denaro sporco, sede ufficiale di molte multinazionali per la tassazione irrisoria) all’Italia, con lo sprone a lavorare di più e ad essere meno corrotti, senza attribuire la colpa all’Unione Europea dei propri problemi (31 maggio) – nei medesimi giorni in cui i dati OCSE certificano il netto distacco della stakanovista Italia dall’inadempiente Germania (1730 ore all’anno per persona contro 1363) -, è forse proprio vero, in maniera aperta, lampante ed inattaccabile, quanto candidamente affermato da Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank: in quest’Europa non c’è spazio per la solidarietà.

(di Lorenzo Franzoni)

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