Fake? Sarah Abdallah è reale e ci racconta la Siria

Fake? Sarah Abdallah è reale e ci racconta la Siria

La BBC ha descritto Sarah Abdallah come «uno dei più autorevoli utenti di Twitter che commentano (…) il conflitto in Siria» e, con la sua attuale cerchia di oltre 134.000 seguaci, «paragonabile ai giornalisti della BBC che regolarmente si occupano della Siria».

Non gradendo una simile concorrenza, la BBC ha liquidato Sarah ed altri utenti di Twitter che sfidano le narrazioni dominanti come “attivisti online che propagandano teorie del complotto”. Chiunque metta in discussione le vedute convenzionali viene oggi immediatamente bollato come “teorico del complotto” da giornalai e politicanti affini. È divenuto il metodo prediletto dal sistema per prevenire qualsiasi discussione e scansare all’istante qualunque critica.

In tipico stile mainstream, la BBC non ha esaminato nessuno dei punti sollevati dai tweet di Sarah; ha praticamente liquidato le sue osservazioni perché in contrasto con il racconto ufficiale, pilotato dai governi occidentali – un racconto che la stessa BBC non si stanca mai di ripetere a pappagallo.

Russia Insider ha parlavo via mail con Sarah Abdallah, che sul suo profilo Twitter si descrive come “cronista geopolitica indipendente”, per discutere la guerra in Siria, la sua copertura mediatica occidentale, il ruolo di Israele nella regione e quali speranze ci sono per la soluzione del conflitto, ormai giunto all’ottavo anno.

Int: Sarah, da quando la fonte della BBC, la compagnia americana di ricerca sui social media Graphika, ha scoperti i notevoli successi del tuo profilo Twitter ci sono state delle speculazioni sulla tua identità. Brian Whitaker, ex redattore del Guardian per il Medio Oriente, ha scritto che «è difficile trovare prove della sua vita fuori dai social media», e ha sottolineato che un sito web collegato al tuo profilo Twitter è vuoto. Per di più, Whitaker sembra lasciar intendere che potresti essere legata a Hezbollah. Come risponderesti a queste accuse?

Sarah: Sono indipendente in politica e non ho alcun legame con Hezbollah o con qualsiasi altra organizzazione o governo, se è per questo. Trovo alquanto divertente che quei “giornalisti” non mettano mai in discussione o cerchino di smontare il contenuto dei miei scritti, ma piuttosto mettano in dubbio e attacchino invece la mia identità. Penso che questo dica molto su come lavorano e su cosa si cela davvero dietro i loro programmi. La mia identità non era mai stata discussa prima che cominciassi a postare tweet politici controversi e il mio profilo Twitter guadagnasse una certa visibilità. Ma improvvisamente ora vogliono conoscere ogni dettaglio della mia vita.

Tuttavia, per amor di trasparenza e per rispondere agli attacchi e alle speculazioni, mettiamo alcune cose in chiaro: di contro agli articoli diffamatori della BBC e di Brian Whitaker, che con spregio mi chiamano “il profilo Twitter Sarah Abdallah”, sì, sono una persona reale. Sì, sono la ragazza nelle foto; quelle sono le mie foto personali. Sì, gestisco da sola il mio profilo Twitter (e tutti i miei altri profili sui social media).

A proposito, questa non è la prima volta che i giudizi del signor Whitaker sull’identità altrui si rivelano fallaci e tendenziosi. In precedenza egli aveva diffuso la bufala della “ragazza gay a Damasco” (la quale era in realtà un uomo americano di nome Tom McMaster che si spacciava per una lesbica siriana chiamata Amina Abdallah Arraf al-Omari) perché quello specifico profilo seguiva un piano gradito al signor Whitaker.

Int: La BBC ha detto che “si sa poco di te”.

Sarah: Sebbene io abbia avuto per anni una vasta presenza su varie piattaforme social (Twitter, Facebook, Instagram, ecc.), il motivo per cui non ci sono molte informazioni sul mio conto o su cosa faccio offline è perché volevo che fosse così. Non per nulla si chiama vita personale. Sono una persona molto riservata e rimarrò tale. Non sono una giornalista o un’inviata né ho mai preteso di esserlo. Sono solo una ragazza libanese con un profilo Twitter a cui piace twittare sulla Siria e sul Medio Oriente e, di nuovo, cerco di tenere la mia vita personale nel privato e lontano dalla sfera politica. Cosa c’è di sconvolgente? Anzi, che cosa c’è esattamente di così sbagliato?

Int: Allora perché pensi che la BBC sia così scettica sulla tua stessa esistenza?

Sarah: L’insinuazione della BBC era così assurda che ho scattato e condiviso con i miei seguaci su Twitter una foto che diceva: «Ehi BBC! Non sono un bot!» Credo che le asserzioni della BBC, di Whitaker ed altri siano originate dai preconcetti orientalisti, profondamente radicati in tutti i media occidentali e in particolare nei media statali britannici, secondo cui una donna araba non può essere ostinata e fervente, sfidare il discorso dominante e vestirsi in modo non conforme ai pregiudizi tradizionali.

Ma è la verità, le donne levantine sono fra le più belle, diversificate e politicamente consapevoli nel mondo. E i miei detrattori lo saprebbero se avessero visitato la nostra regione e parlato obiettivamente con chi ha assunto una coraggiosa, categorica posizione contro il terrorismo, anziché scrivere contro le voci dissenzienti dai loro comodi uffici a Londra.

Int: La gente comune reagirà alle calunnie contro chiunque osi sfidare il discorso dominante? O è così abituata che se ne accorge a malapena?

Sarah: Credo che i cittadini normali già reagiscano alla tendenza dei media ufficiali a calunniare gli attivisti dissidenti staccandosi dalla loro narrazione. Credo inoltre che sia questa la causa scatenante della diffamazione vera e propria. Persone come Syrian Girl, io e tantissimi altri vengono prese di mira perché la nostra efficacia si ripercuote sul discorso pubblico e intacca l’audience o la cerchia di lettori dei media tradizionali. Chi di voi cerca le notizie del giorno in questi tempi è più probabile che vada su un canale Youtube o su un profilo Twitter per ottenere le informazioni piuttosto che, diciamo, sulla CNN o sulla BBC, in quanto sa che i suddetti organi di stampa agiscono con palesi secondi fini.

Int: Il tuo profilo Twitter, che adesso conta più di 130.000 seguaci, ha avuto un successo strepitoso. Com’è nato? Cosa può spiegare il suo successo? Qual è il suo peculiare punto di forza?

Sarah: Ho avviato il mio profilo Twitter perché volevo offrire un punto di vista alternativo sulla Siria. E ad essere onesti, non c’è un vero e proprio punto di forza esclusivo. Se sono riuscita a radunare un così vasto seguito, credo sia perché, come ho appena illustrato, la gente è più interessata a inchieste e cronache geopolitiche indipendenti e schiette che non alle solite false pretese che i media tradizionali continuano ad accampare per promuovere i loro piani. Sono grata a chiunque mi segua e in particolare il sostegno ricevuto sulla scia del calunnioso articolo della BBC è stato tanto modesto quanto estremamente incoraggiante.

Int: Maurizio Blondet, un anziano giornalista cattolico italiano, descrive il Medio Oriente come “il luogo del misto”, dove millenarie culture umane e tradizioni spirituali non solo convivono, ma sono così intrecciate da formare «una stupefacente barriera corallina» – bella e fragile proprio come quelle vere. Su Twitter tu, Sarah, pubblichi immagini del presidente Assad che visita monasteri cristiani, o di sua moglie Asma che accende candele all’interno di chiese cristiane. Secondo Blondet è di fatto assai comune per i musulmani pregare in luoghi cristiani come Maalula in Siria. Il tuo profilo Twitter è in qualche modo un riflesso di tutto ciò?

Sarah: Senza dubbio, la Siria vanta una società e una cultura che hanno assimilato il pluralismo ad ogni piè sospinto. Contrariamente a quando si legge nelle battute degli sprovveduti cervelloni neocon su Twitter, si osserva una fratellanza tra musulmani di tutte le scuole di pensiero, cristiani di tutte le confessioni, drusi, arabi, armeni, turkmeni, ecc. Prendete ad esempio il Natale. È celebrato da ogni settore della società siriana – è una festività nazionale. E il cristianesimo è stato in Siria per quasi due millenni, cosa di cui tutti i siriani sono immensamente orgogliosi. Strano a dirsi, non ve lo fanno mai vedere sui media tradizionali. Non vi mostrano mai questo meraviglioso lato della Siria. Quindi sì, cerco di riflettere il più possibile questa realtà nei miei tweet… perché la violenza estremista che si osserva fra i jihadisti affini all’Isis e ad Al-Qaeda è totalmente estranea alla Siria e alla sua ricca storia.

Int: Quali forze sono decise a distruggere la Siria, e perché?

Sarah: Le forze decise a distruggere la Siria sono le stesse forze che hanno armato, addestrato e finanziato i terroristi jihadisti travestiti da “ribelli moderati” dal primo giorno della cosiddetta “insurrezione”, ossia l’Arabia Saudita e i suoi compari della NATO. Costoro non vogliono una Siria stabile, pacifica, forte e indipendente. Vogliono invece una Siria destabilizzata, remissiva e debole.

La “rivoluzione” fu orchestrata per riaffermare l’egemonia degli Stati Uniti e proteggere i loro più stretti alleati nella regione, soprattutto l’Arabia Saudita e Israele. Anche il Qatar ha interessi in questa operazione di regime change per via del progetto di un oleodotto che vuole far passare nel territorio siriano ma cui Damasco non era interessata a partecipare, optando invece per la migliore offerta di Russia, Iran e Iraq.

Sia ben chiaro, se Assad avesse ceduto la sovranità della Siria a Washington e Riad, per non dire ripudiato i suoi più stretti alleati a Mosca e Teheran, la destabilizzazione della Siria sarebbe finita in un batter d’occhio e non sarebbe rimasto un solo jihadista di cui parlare.

Int: Mentre scrivo, Israele ha di nuovo attaccato la Siria – gli attacchi israeliani cesseranno solo quando, diciamo, la Russia deciderà finalmente di consegnare gli AS-300 a Damasco? [E mentre questa intervista viene inviata ai redattori di RI, Israele l’ha fatto ancora una volta]

Sarah: L’obiettivo che Israele si prefigge è di provocare una risposta sirio-iraniana che inneschi una guerra regionale e ridimensioni le conquiste ottenute da Siria, Russia e compagnia in questi ultimi anni. Poi Benjamin Netanyahu è alla ricerca di un diversivo dai suoi problemi legali in rapporto all’indagine per corruzione in corso. Grazie alla tenacia dell’esercito siriano, al cruciale intervento russo e ai contributi sul campo degli altri alleati della Siria, quasi tutto il territorio siriano è stato liberato dal terrorismo. Solo Idlib e alcune sacche a Daraa rimangono contese. Damasco non metterà a repentaglio i suoi successi e l’imminente fine di questa lunga e difficile guerra per la bellicosità e la disperazione di Tel Aviv.

Int: Molti esperti occidentali ammettono, seppure a denti stretti, che Assad ha vinto la guerra in Siria. La pace e la vittoria sono davvero a portata di mano? Sicuramente ci sono alcune nubi all’orizzonte, specie a est dell’Eufrate…

Sarah: Sì, credo sinceramente che la pace non sia troppo lontana. Quanto all’occupazione turca di Afrin e all’occupazione americana di parti di Deir Ezzor e Raqqa, credo che entrambe le potenze ne usciranno in silenzio dopo serrate trattative, giacché nessuna delle due parti ha intenzione di scatenare la terza guerra mondiale. Negli ultimi sette anni Vladimir Putin si è rivelato un maestro della diplomazia e ha dimostrato che la Russia e i suoi alleati, in questo caso la Siria, possono ottenere tutto ciò di cui hanno bisogno in termini strategici senza che l’altra parte si senta distrutta, sconfitta o umiliata.

Int: Il tuo stesso Libano ha attraversato un conflitto lungo quindici anni, 1975-90. Quali speranze e insegnamenti può trarre la Siria dall’esperienza libanese?

Sarah: Immagina, il Libano affrontò la tempesta benché privo di un presidente, di un governo e di un esercito forti come in Siria e in qualche modo ce la siamo cavata. E anche se abbiamo vissuto parecchie altre guerre per mano di Israele e momenti tumultuosi, terrificanti nei primi giorni della guerra in Siria, allorché abbiamo subìto una brutale sequenza di attacchi suicidi jihadisti spalleggiati dai Sauditi a Beirut, siamo comunque riusciti a mantenere la stabilità e a preservare il nostro modo di vita. In altre parole, se ce l’ha fatta il Libano, la Siria non avrà il minimo problema. In più la Siria dispone di alleati potenti e leali che non permetteranno la disintegrazione dello Stato siriano in un’altra Libia.

(da Russia Insider – Traduzione di Francesco Alarico Della Scala)

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