Italo agli americani per 2,5 miliardi

Italo agli americani per 2,5 miliardi

Italo, la società ferroviaria diretta da Luca Cordero di Montezemolo, passa alla Global Infrastructure Partners (GIP). Il colosso americano delle infrastrutture ha acquisito la società per 2,5 miliardi, dopo un rilancio di 80 milioni di euro che ha convinto gli azionisti ad accettare l’offerta all’unanimità.

La GIP acquista anche i 500 milioni di euro di debito della società. Montezemolo si dice soddisfatto della trattativa che dal suo punto di vista va a valorizzare la compagnia Italo-NTV nata nel 2006. Il nuovo acquisto va posto nell’ottica del futuro piano europeo di liberalizzazioni, che dovrebbe partire dal 2020, con il quale il servizio ad alta velocità potrebbe rappresentare un modello esportabile in tutto il continente.

A tal proposito Montezemolo afferma: “Non abbiamo capitali infiniti, ma siamo pronti a crescere anche in Europa appena la direttiva UE sul IV pacchetto ferroviario verrà recepita anche da altri Paesi. Siamo un modello da esportazione.” Il piano, però, è quello di portare il modello anche nel mercato regionale e interregionale, nelle parole di Montezemolo “Guardiamo con attenzione alle tratte interregionali, ma è necessario liberalizzare anche queste tratte”.

La parola d’ordine è liberalizzare, la compagnia privata sotto la nuova gestione conta non solo sull’esportazione all’estero dell’alta velocità ma di imporsi sulle tratte di competenza di Trenitalia, puntando su un possibile abbandono del monopolio statale sulle tratte interessate, cosa fattibile solo attraverso un processo di liberalizzazione voluto da stato e UE.

Cosa comporta l’acquisizione da parte della GIP? Salta la quotazione in borsa della società. Era previsto per domani la conferma dalla Consob per la pubblicazione del prospetto informativo. Un report delle banche del consorzio di collocamento: Imi, Credit Suisse, Barclays e Goldman Sachs. Per capire quanto avrebbe potuto capitalizzare Italo al suo ingresso a Piazza Affari.

Italo NTV è per ora la prima società interamente privata ad essere entrata in un mercato che necessita di grossi investimenti nell’acquisto dei treni. In una nota congiunta dei ministri del tesoro Padoan e dello sviluppo Calenda, il governo si diceva interessato all’idea di una quotazione in borsa, nelle parole dei ministri “Rappresenterebbe il perfetto coronamento di una storia di successo”. Peccato che adesso l’alta velocità è sotto giurisdizione americana.

(di Antonio Pellegrino)

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