Lula, confermate la condanna e l’ineleggibilità

Lula, confermate la condanna e l’ineleggibilità

L’ex presidente del Brasile Lula non potrà presentarsi alle elezioni di ottobre. La conferma da parte della Corte di Appello di Porto Alegre della condanna, in questo caso aumentata da nove a dodici anni, per corruzione e riciclaggio nella “Mani pulite” brasiliana denominata “Lava jato” (Autolavaggio) dal giudice Sergio Moro rende il leader del Partido dos trabalhadores (Partito dei Lavoratori, PT) ineleggibile per via della legge di iniziativa popolare “Fedina pulita”, riguardante tutti i condannati da Corti collegiali.

Tramonta, così, la possibilità da parte del partito progressista brasiliano di prendersi una rivincita contro gli ex alleati centristi e la destra liberista che due anni fa diedero il via al processo di impeachment che fece decadere, dalla massima carica istituzionale, la presidentessa Dilma Rousseff. Il leader brasiliano aveva lanciato da tempo la propria corsa a Palácio do Planalto con una carovana che stava toccando le zone più povere della nazione sudamericana. Tutti i sondaggi avevano sinora dato Lula in testa al primo turno e vincitore contro qualsiasi avversario al ballottaggio.

Alla nuova segretaria del partito Gleisi Hoffman spetterà ora l’ingrato compito di riorganizzarsi in vista della sfida elettorale di inizio autunno. Ad avvantaggiarsi dall’assenza di Lula dalla competizione potrebbe essere l’ecologista Marina Silva, già ministro dell’Ambiente e poi candidata nelle elezioni presidenziali del 2010 e del 2014 in cui arrivò sempre terza dietro la vincente Rousseff e i candidati del Partido da Social Democracia Brasileira (Partito della Social-Democrazia Brasiliana, PSDB) attestandosi intorno al 20%.

Confermata la decisione dell’uscente Michel Temer di non partecipare ad una tornata elettorale in cui non avrebbe possibilità di vittoria considerata la scarsissima popolarità di cui gode (intorno al 3%) in seguito alle osteggiate riforme delle pensioni e del lavoro, la sfida a destra dovrebbe riguardare Jair Bolsonaro, esponente della destra tradizionalista, e Geraldo Alckim, governatore dello Stato di San Paolo.

(di Luca Lezzi)

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