Perché Fidel ci ha messo d'accordo tutti

Perché Fidel ci ha messo d’accordo tutti

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Non mi concentrerò sulla vita clamorosa e per molti versi straordinaria di Fidel Castro. Questo non è un pezzo di approfondimento su un argomento fin troppo inflazionato, ovvero la vita di un rivoluzionario che, a prescindere dal tipo di regime che sposò, ebbe il sostanziale merito di difendere un popolo altrimenti destinato all’oblio.

Chi parla troppo facilmente di morti, di violenza e di esecuzioni poco comprende l’importanza dei contesti, spesso drammatici, spesso concentrati in un insieme di elementi che impongono scelte nette sulle quali è impossibile particolareggiare, pena la morte istantanea.

E’ quello che molti chiamano banalmente “istinto di sopravvivenza” applicabile al singolo (ma fino a un certo punto, si veda che pressione psicologica subisce un cittadino italiano che uccide per salvare la propria incolumità) ma troppo spesso ignorato per le masse che, in quanto tali, non sono scindibili e possono produrre qualche ingiustizia, certo, ma per un bene superiore come la salvezza di un popolo.

Così avviene con la Rivoluzione cubana, che mette al bando il regime colluso di Batista nel ’58, che reagisce e respinge l’assalto controrivoluzionario di origine statunitense alla Baia dei porci il 17-18 aprile 1961. Che consolida un’indipendenza nazionale, reale, perseguita e sentita da gran parte del popolo nonostante alcuni limiti del sistema socioeconomico compensati da alcuni indubbi successi di tutela sociale e sanitaria.

Fidel è stata la rappresentazione vivente di quell’istinto di sopravvivenza. Fidel ha salvato Cuba da sottomissione certa. Fidel ha rappresentato, per molti, moltissimi versi, il punto d’incontro tra il socialismo fascista e il socialismo comunista, il recupero di un patriottismo percepito – molto poco – dagli ambienti rossi occidentali.

Fidel ha salvato Cuba, lo ripetiamo fino all’ossesso perché va fatto. Fidel – dicono – è morto in pace. Anche con la fede che aveva talvolta contestato. Ma questo è stato affar suo. In un certo senso rappresenta anche una pacificazione tra il materialismo storico e lo spiritualismo.  A noi poveri terreni interessa ricordare uno dei personaggi indiscussi della storia.

Il che mi porta ad essere, come spesso si autodefinisce il buon Franco Cardini, un “castrista convinto”.

Senza giri di parole.

(di Stelio Fergola)

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