L'ipocrisia occidentale di fronte ai lager libici per migranti

L’ipocrisia occidentale di fronte ai lager libici per migranti

Perché l’Occidente difensore del “Bene e dell’Umanità” non invade la Libia, diventata un carnaio di schiavi? Nel 1999 la NATO bombardò la Serbia per fermare la pulizia etnica contro il Kosovo ribelle, chiudendo gli occhi sulle atrocità dell’altra parte e riconosciute solo molti anni dopo all’Unione Europea (Rapporto Sift, 2011).

Nel 2001 l’Afghanistan fu aggredito, ONU benedicente, sull’inconsistente accusa di aver fatto da base ad al-Qaeda per l’attentato alle Torri Gemelle. Nel 2003 l’Iraq fu occupato con una “guerra preventiva” da Bush grazie all’invenzione di armi di distruzione di massa che invece Saddam Hussein non aveva.

Nel 2011 fu la volta della Libia di Gheddafi, colpita da bombe francesi, britanniche, americane e, si è saputo solo dopo, anche italiane, e con l’Italia a fare da rampa di lancio, sfruttando una “primavera araba” in gran parte mitizzata e manipolata, ottenendo l’ottimo risultato di gettare la popolazione in un guerra civile e tribale, di aprire le porte all’ISIS, e di rendere le sponde tripolitane e cirenaiche un imbuto di affamati, che rischiano di finire in pasto ai pesci per raggiungere le nostre coste.

Ora l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Raad al-Hussein, evidentemente sbucando dalla tana in cui si nascondeva, ci viene a segnalare che in terra libica gli immigrati vengono illegalmente detenuti in lager dove sono maltrattati, torturati, seviziati, stuprati, uccisi, in una serie di orrori e abusi che giungono fino alla schiavitù vera e propria: un servizio della CNN ha proprio mostrato uomini e donne vendute come merci al mercato.

Gli osservatori ONU, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, «sono rimasti scioccati da ciò che hanno visto: migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilità di accedere ai servizi basilari». Ora, il signor Hussein dovrebbe sapere che anche sotto Gheddafi gli aspiranti richiedenti asilo venivano rinchiusi in prigioni dove il rispetto della dignità era un optional. Dovrebbe sapere anche la disumanità che denuncia oggi, è sempre continuata in questi anni di caos. L’orrenda novità, semmai, è che siamo arrivati all’abisso di rivedere esseri umani comprati come oggetti un tanto al chilo.

Ma nessuno degli strenui cavalieri dei diritti umani ha mai avuto da che ridire, sull’oscena ipocrisia dei “centri d’accoglienza” libici. Nemmeno sotto Gheddafi, che fu rovesciato e fatto ammazzare perché si scoprì un bel giorno che era un “dittatore brutto e cattivo”. Sui campi di concentramento per migranti, neanche una parola.

È andata avanti così fino a questo momento, cioè fino a quando l’UE, e nel concreto l’Italia, ha cominciato a far la voce grossa con le ONG, calcolando male gli effetti di una svolta repressiva che da un lato ha ridotto l’afflusso, ma dall’altro ha spostato la polvere sotto il tappeto tenendo 150 mila uomini intrappolati fra il deserto e il mare.

Gestire identificazioni e rimpatri lì, in Libia, è da tempo l’unica soluzione che ogni persona ragionevole può seriamente prendere in considerazione per governare quanto meno a valle il passaggio di immigrati, cercando di limitarlo e contenerlo. Purché venga assicurata un’assistenza umana.

Se le fazioni libiche, le tribù locali, le bande di delinquenti comuni e i terroristi islamici lo rendono impossibile, allora ci aspetteremo che i buoni e i giusti, le immacolate vergini e i professionisti della bontà (gente tipo la Bonino o Sarkozy) ci facciano riascoltare i tamburi di guerra e invochino un’altra festosa invasione, naturalmente anche senza timbro ONU, per porre fine ai crimini contro l’umanità e far trionfare il lato chiaro della forza. Per coerenza, fateci vedere quanto amate la guerra, o voi che siete adoratori verbali della pace.

Sono meno uomini, gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini taglieggiati e brutalizzati in quegli inferni di privazioni e umiliazioni? I migranti su cui piangono lacrime di coccodrillo i viscidi borghesi ricolmi di buone intenzioni, cosa sono, meno vittime delle presunte vittime di Milosevic, dei Talebani, di Saddam, del Colonnello che voleva liberare l’Africa dal giogo del dollaro? Queste denunce a orologeria dell’ONU non bastano, ai vessilliferi delle democrazie che hanno sempre ragione, per azionare la macchina dell’indignazione?

Le accuse e le immagini non fanno abbastanza salire l’adrenalina, animando il sacro fuoco della pietà nei pii governanti occidentali, così da scatenare un bel conflitto già servito su un piatto d’argento finendo quel che si è cominciato? Rifacciamo la domanda: perché l’Occidente non invade la Libia? Ci sono esseri umani meno umani di altri? O in realtà ai guerrafondai della libertà degli “umiliati e offesi” non è mai fregato niente, assolutamente niente, e le sporche guerre democratiche sono state soltanto sporche guerre e basta?

(di Alessio Mannino)

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