Elezioni in Sicilia e Ostia: centrodestra avanza, M5S in calo, il PD piange

Elezioni in Sicilia e Ostia: centrodestra avanza, M5S in calo, il PD piange

Le elezioni regionali siciliane  hanno visto il candidato della coalizione di centrodestra, Nello Musumeci, in vantaggio sul candidato del M5S, Giancarlo Cancellieri, di circa 5 punti percentuali, rispecchiando in questa maniera i sondaggi pre voto e gli exit poll realizzanti nella giornata di voto. In ordine i due candidati hanno ottenuto il 39,8% e il 34,7%.

Alla stessa maniera alle elezioni municipali di Ostia, 230000 residenti indi per cui relativamente significative, si è vista la stessa situazione ma a parti invertite con la candidata pentastellata, Giuliana Di Pillo, avanti a Monica Picca di 4 punti percentuali. Rispettivamente il 30,21% e il 26,68%.

Questi risultati confermano la tendenza europea che vede i partiti di destra o centrodestra, di matrice sovranista, aumentare i propri consensi a scapito della sinistra europeista classica in netto calo in buona parte del continente.

Sono però anche da tenere in considerazione le tipicità della nostra politica nazionale. Infatti, come auspicabile, il Movimento 5 Stelle dopo essere diventato partito di amministrazione in molte città italiane, Roma in primis, ha subito un netto calo. Fino a pochi mesi fa molti davano per scontata e con percentuali bulgare la vittoria dei pentastellati in Sicilia, e allo stesso tempo in un solo anno e mezzo di amministrazione a Roma, utilizzando i dati del X Municipio, possiamo dire che il movimento è passato dal 44% al 30%. Un dato insomma non troppo brillante.

Alla stessa maniera la “destra” italiana rappresenta una singolarità a livello europeo. La coalizione è formata infatti da: Forza Italia, alfiere italiano del PPE indi per cui fieramente europeista, da Fratelli d’Italia, partito di stampo nazionalista (e centralista) ed antieuropeista ma senza esagerazione, e la Lega Nord (forse dalle prossime elezioni solo Lega), che dopo un passato legato al secessionismo padano ora con la segreteria Salvini è passata ad un moderato nazionalismo (principalmente in salsa di protezionismo economico e anti immigrazione) e con un netto stampo autonomista. Sul campo europeo quest’ultimi chiedono la revisione di tutti trattati europei e l’uscita graduale dall’Euro.

Facile capire quindi come un tanto vasto cartello elettorale possa arrivare a farsi votare da un elettorato molto eterogeneo, anche grazie al disastroso governo PD che dal 2013 affligge l’Italia e dalla pochezza dei 5 Stelle. Ma con le premesse soprariportate è facile capire che, sebbene il centrodestra possa governare un comune o una regione in maniera unita e coerente, difficilmente ciò potrebbe rispecchiarsi in ambito nazionale, viste le ampie divergenze di vedute.

Allo stesso tempo è da tenere conto come l’attuale partito di governo, ossia il Partito Democratico, stia subendo una grave crisi di consensi. Con ogni probabilità a pesare nelle urne sono i non brillanti risultati del Governo Gentiloni, disoccupazione preoccupantemente stabile e ripresa economica che tarda a farsi sentire nell’economia reale. Nemmeno i progetti di legge entusiasmano, con lo Ius Soli rifiutato dalla maggior parte degli italiani e le politiche immigrazionistiche affossate da una sempre più crescente mole di inchieste giudiziarie. Allo stesso tempo la ritrovata area alla sinistra del PD, pur non risultando rampante, può contare su un elettorato stabile, che rosicchia voti ai democratici.

I risultati delle elezioni ostiensi evidenziano però anche un altro fenomeno. CasaPound, movimento praticamente sconosciuto ai più fino a pochi anni fa, continua la sua lenta avanzata in termini elettorali. Il movimento della tartaruga frecciata, dalla elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma, è passato nel litorale romano dall’1,9% all’8,7%. A confermare la crescita del movimento sono state anche le elezioni amministrative degli scorsi mesi, con gli exploit di Lucca 8%, Bolzano 8% e Todi 5%.

Anche se la media stimata nei comuni dove i fascisti del terzo millennio si sono presentati è decisamente più bassa, circa il 2%. Se il movimento guidato da Simone Di Stefano dovesse riuscire ad ottenere una buona copertura mediatica abbinata ad una campagna elettorale ben gestita CasaPound potrebbe essere la sorpresa delle prossime elezioni. Anche se ad il movimento sembra ancora fortemente vincolato ad una politica militante che poco paga dove il movimento non è presente.

Ultima considerazione in merito a queste votazioni è la scomparsa degli alfaniani di Alternativa Popolare, che anche nella Sicilia, storico bacino di voti dell’attuale ministro degli esteri, non sono andati oltre a percentuali da prefisso telefonico.

Se questa tornata elettorale dovesse essere lo specchio delle politiche che si terranno in primavera la situazione post voto sarà con ogni probabilità caotica. Con il Partito Democratico relegato al ruolo di opposizione, il Movimento 5 Stelle con ogni probabilità primo partito ma poco incline ad alleanze ed il centrodestra primo polo politico, anche se difficilmente con questa legge elettorale (nonostante il correttivo maggioritario) in grado di formare un governo autonomo.

(di Pietro Ciapponi)

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