New York Times: "I democratici hanno finanziato il dossier contro Trump"

New York Times: “I democratici hanno finanziato il dossier contro Trump”

È una rivelazione che potrebbe finalmente dare una svolta definitiva alla storia del cosiddetto “Russiagate”, la presunta collusione di Donald Trump con il governo russo. Come svelato il 24 ottobre dal New York Times, il celebre documento noto come “Dossier Trump-Russia”, stilato da un ex ufficiale del MI6, sarebbe stato incaricato dallo studio legale del Partito Democratico e finanziato direttamente dalla campagna elettorale di Hillary Clinton.

IL DOSSIER TRUMP-RUSSIA

Ripercorriamo brevemente la storia di questo documento. Il cosiddetto “Dossier Trump-Russia” è una indagine condotta dall’ex ufficiale del MI6 Christopher Steele, un uomo con forti legami con le agenzie di intelligence americane e l’FBI, il quale conterrebbe le prove delle collusioni tra Donald Trump e il governo russo per sabotare la campagna elettorale statunitense del 2016. Il documento è stato reso pubblico per la prima volta da BuzzFeed (una testata online statunitense da sempre ostile a Trump) il 10 gennaio 2017.

La pubblicazione del documento da parte di BuzzFeed è stata criticata da diversi quotidiani, inclusi The Atlantic e The Washington Post, per la totale mancanza di verifiche sulla veridicità dei suoi contenuti. Donald Trump stesso ha sempre sostenuto che il dossier fosse “falso”, e in generale sia buona parte dei media che le stesse agenzie di intelligence lo hanno accolto con scetticismo. Tutt’oggi gli elementi contenuti nei documenti prodotti dall’ex agente segreto sono messi in dubbio sulla propria autenticità.

Il dossier, di 35 pagine, sostiene che la Russia sia in possesso di informazioni dannose e imbarazzanti sulla vita privata di Trump allo scopo di tenerlo sotto scacco e cooperare con il governo russo; tra queste informazioni scottanti, dettagli sulle presunte perversioni sessuali di Trump e collegamenti finanziari con il governo russo che precederebbero l’ascesa in politica del magnate newyorkese di almeno cinque anni. Secondo il dossier, inoltre, ci sono stati diversi incontri tra ufficiali del governo russo e individui vicini alla campagna elettorale di Trump.

NYT: I DEMOCRATICI HANNO FINANZIATO LE INDAGINI SU TRUMP

Nell’aprile 2016 lo studio legale Perkins Coie di Seattle, uno studio legale che conta ben 920 avvocati e che dall’aprile 2015 ha rappresentato il Democratic National Congress (DNC) attraverso l’avvocato Marc Elias, collaborò con l’agenzia di intelligence privata Fusion GPS, con sede a Washington D.C., per stilare un rapporto di spionaggio contro Donald Trump volto a dimostrare il suo coinvolgimento con il governo di Vladimir Putin: assunto per il ruolo fu appunto l’ex agente MI6 Christopher Steele.

La campagna elettorale di Hillary Clinton e il DNC hanno pagato alla Perkins Coie un totale di oltre 12 milioni di Dollari. La lettera pubblicata proprio dallo studio legale Perkins Coie non lascia dubbi a riguardo:

Fusion GPS ha contattato lo studio Perkins Coie nel marzo 2016 e, sapendo che la Perkins Coie rappresentava il DNC e HFACC (Hillary For America, la campagna elettorale di Hillary Clinton) rispetto alle elezioni del 2016, ha espresso interesse nel coinvolgere l’azienda per proseguire le ricerche sull’allora candidato presidenziale Donald Trump, ricerche che la Fusion GPS aveva condotto per conto di un altro cliente, o più di un altro cliente, durante le primarie repubblicane.

Perkins Coie ha incaricato la GPS, nell’aprile 2016, di condurre ricerche nel corso delle elezioni del 2016. Secondo i termini stabiliti, il rapporto si è concluso prima delle elezioni presidenziali del novembre 2016″

La Fusion GPS assunse Christopher Steele, ex spia britannica, per condurre indagini incrociate sui rapporti tra Trump e Mosca, inclusi i suoi affari e la sua vita privata. Per ora né l’agenzia di intelligence né Marc Elias hanno rilasciato dichiarazioni, né si sa con precisione chi ordinò la commissione del documento, i cui fatti esposti tutt’oggi non sono stati dimostrati.

(di Federico Bezzi)

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