Antifascisti e anticomunisti, imparate da Enrico Mattei

Antifascisti e anticomunisti, imparate da Enrico Mattei

Oggi, il 27 ottobre di 55 anni fa, moriva assassinato Enrico Mattei, il grande industriale, patriota, faro unico della storia dell’enegia italiana.

Mattei si distinse non solo per la lotta al famoso cartello internazionale delle “Sette Sorelle“, come venivano chiamati i giganti del petrolio (praticamente tutti angloamericani), monopolisti assoluti dell’approvvigionamento in Occidente, ma anche come rispettoso datore di lavoro, sostenitore delle famiglie e delle loro attività.

Questa di oggi, però, non è però la storia di Mattei, conosciuta e forse anche poco originale da raccontare nella sua mitologia, ma un’ ode alla sua figura, un’ esaltazione dei suoi valori simbolici, in contrapposizione polemica al nulla anti-ideologico che questa democrazia ha imposto ad ogni livello fin dalla sua nascita.

Quando belate di antifascismo o di anticomunismo ciarlando di sfruttamento nel mondo, ricordatevi e studiate ciò che l’intelligenza di Enrico Mattei (il partigiano Mattei) produsse: riconciliare le ferite della guerra civile, valorizzando i personaggi che avevano creato l’Agip in epoca fascista, dando loro un ruolo chiave nella nascita dell’ENI. Amalgamare, sotto la protezione di un grande ministro delle finanze come Ezio Vanoni, tutte le figure tecniche e amministrative eccellenti, a prescindere dalla loro estrazione politica. Instaurare non una politica di affari di stampo dominante con i paesi detentori di materie prime, ma di mutua e proficua collaborazione.

Un’efficace sunto di questa collaborazione e degli scopi che si proponeva ENI si può constatare in un discorso che Mattei avrebbe dovuto tenere a Tunisi nel 1961, un anno prima della sua morte, ritrovato negli archivi storici dell’azienda. Più che un discorso, si parla di una serie di appunti, di note, che messe insieme hanno però la coerenza di un monologo mai pronunciato, ma che ben sintetizza il pensiero dell’imprenditore. Ne citiamo uno stralcio.

Senza la decolonizzazione non è possibile suscitare nei popoli afroasiatici le energie, l’entusiasmo necessario alla messa in valore dell’Africa e dell’Asia. […] Ho lottato anch’io contro l’idea fissa che esisteva nel mio Paese: che l’Italia fosse condannata a essere povera per mancanza di materie prime e di fonti energetiche. Queste fonti energetiche le ho individuate e le ho messe in valore e ne ho tratto delle materie prime. Ma prima di far tutto questo: ho dovuto fare anch’io della decolonizzazione perché molti settori dell’economia italiana erano colonizzati, anzi, direi, che la stessa Italia meridionale era stata colonizzata dal Nord d’Italia; Il fatto coloniale non è solo politico: è anche, e soprattutto, economico. Esiste una condizione coloniale quando manca un minimo d’infrastruttura industriale per la trasformazione delle materie prime. Esiste una condizione coloniale quando il giuoco della domanda e dell’offerta per una materia prima vitale è alterato da una potenza egemonica: anche privata, di monopolio o di oligopolio. Nel settore del petrolio questa potenza egemonica oligopolistica è il cartello. Io lotto contro il cartello non solo perché è oligopolistico ma perché è malthusiano, e malthusiano ai danni dei paesi produttori come ai danni dei paesi consumatori.

Questo era Enrico Mattei. Un vero imprenditore sociale italiano. Un uomo che aveva capito quanto l’Italia necessitasse di una indipendenza energetica per diventare un Paese industriale di prim’ordine.

Studiate, contestualizzate e andate a belare tra le pecore, ammesso che loro vi capiscano.

(di Simone Nasazzi)

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