Il Rosatellum bis e le sue prospettive

Il Rosatellum bis e le sue prospettive

Dopo un travaglio di mesi ed un affossamento estivo, l’Italia sta per adottare una nuova legge elettorale: il Rosatellum bis, versione riveduta di una legge elettorale proposta dal capogruppo PD Rosato. Sarebbe la quarta in 25 anni di Seconda Repubblica – dopo Mattarellum, Porcellum e Italicum – per un paese che fa del trasformismo elettorale e della estrema volatilità politica una sua caratteristica ormai genetica.

Le caratteristiche di questa nuova legge sono all’incirca quelle di un Mattarellum rovesciato: un terzo dei seggi di Camera e Senato sono uninominali (231 alla Camera e 109 al Senato), eletti in collegi maggioritari uninominali con un solo candidato per coalizione, mentre due terzi dei seggi (386 alla Camera e 199 al Senato) sono ripartiti in modo proporzionale ma senza la possibilità delle preferenze (i partiti presentano piccole liste bloccate da 2 a 4 candidati). Il Mattarellum funzionava specularmente: 2/3 dei seggi eletti con collegi uninominali, 1/3 in modo proporzionale.

Un’altra caratteristica che ha fatto molto discutere è la soglia di sbarramento: per entrare in Parlamento è necessario ottenere almeno il 3% (e il 10% per una Coalizione), il che taglierebbe fuori dal Parlamento, ora come ora, tutti i partiti a sinistra del PD se si presentassero divisi (Articolo 1, Sinistra Italiana, Campo Progressista), e anche Alternativa Popolare di Alfano.

Ultima caratteristica degna di nota, è l’impossibilità del voto disgiunto (cosa invece contemplata da altri sistemi elettorali, per esempio quello tedesco): non è possibile votare, nel proporzionale, un partito o una coalizione e votare all’uninominale un candidato appartenente ad un’altra lista.

Si tratta di una legge elettorale che non sembra, apparentemente, presentare quelle macroscopiche incongruenze che si erano viste in leggi passate (il premio di maggioranza del Porcellum o il doppio turno dell’Italicum, ad esempio, poi cassate dalla Corte Costituzionale), e che tuttavia sta incontrando forti discussioni in Parlamento – nonostante abbia ottenuto l’appoggio bipartisan di destra e sinistra.

A favore ci sono il PD promotore della legge (a parte 3 deputati tra cui spicca Rosy Bindi), Forza Italia (così Berlusconi si è espresso sul Rosatellum bis: «Non è la legge che sognavamo, ma dato lo scenario attuale riteniamo che questo compromesso sia il miglior risultato possibile») e la Lega Nord, per la quale è intervenuto Matteo Salvini: «È da un anno che la Lega dice che è pronta a sostenere qualunque legge elettorale (proporzionale o maggioritaria, coi collegi o senza collegi) pur di far votare gli italiani e mandare finalmente a casa questo Parlamento di incapaci».

Ad opporsi a questa legge, manco a dirlo, tutti gli altri: i partiti di sinistra a cominciare da MDP (verosimilmente proprio perché la soglia di sbarramento rischia di escluderli), Fratelli d’Italia (che segna un altro strappo con gli alleati di centrodestra dopo le posizioni della Meloni sul referendum del 22 ottobre), e, soprattutto, il Movimento 5 Stelle. Il Partito di Grillo continua a fomentare un’opposizione – soprattutto di piazza più che istituzionale – al Rosatellum bis, criticandone sia i contenuti sia, soprattutto, l’approvazione tramite la fiducia.

Il governo Gentiloni è riuscito a far approvare la legge alla Camera solo utilizzando la fiducia, con 375 Sì e 215 No, e questa scelta politica ha avuto il solo effetto di aizzare critiche dalle forze favorevoli al Rosatellum bis (FI, Lega e ALA voteranno sì alla legge ma no alla fiducia) e anche dell’ex Presidente Napolitano, mentre ha ampliato ancor di più il solco con i 5 Stelle.

Al di là dei paragoni storici usati dal M5S con la Legge Acerbo e la Legge Truffa, francamente fuori contesto ed evitabili, così come il voler cercare forzosamente analogie con il fascismo ad ogni azione governativa, è indubbio che, se da un lato la fiducia ha favorito obtorto collo l’approvazione della legge, dall’altro rischia di incidere negativamente nei rapporti con gli altri partiti spingendo sul fenomeno dei “franchi tiratori” – a queste ultime votazioni comunque non sufficienti ad affossare il Rosatellum.

Nel caso il Rosatellum bis dovesse passare anche al Senato (cosa probabile, anche se bisognerà appurare se il Governo chiederà nuovamente la fiducia), quale potrà essere lo scenario nelle elezioni del 2018? Facilmente uno scenario di ingovernabilità.

Non fornendo premi di maggioranza, né essendoci partiti vicini al 50%, è quasi sicuro che il nuovo governo dovrà nascere da un accordo tra due dei tre poli nei quali si divide l’opinione pubblica italiana: PD e 5 Stelle oscillanti tra il 26 e il 28%, Lega Nord al 15-16%, Forza Italia al 12-13% e Fratelli d’Italia al 5% (per un totale di 32-34% al centrodestra, che comunque non avrebbe i numeri per governare da solo).

La morfologia del nuovo Parlamento non dovrebbe discostarsi troppo dall’attuale, in virtù di un sistema che limiterebbe i 5 Stelle (attualmente in calo nei sondaggi) rispetto ad altri partiti: la mancanza di uno storico radicamento territoriale, di legami con città e particolari bacini geografici, rende i 5 Stelle nettamente meno favoriti degli altri partiti maggiori per la vittoria nei collegi uninominali – si pensi, al contrario, alla Lega nelle regioni del Nord o al PD nelle regioni rosse.

In definitiva, lo scenario politico italiano, salvo improbabili sorprese, cambierà ben poco rispetto ad ora, anche con questa nuova legge elettorale. Se è vero che le leggi elettorali devono rappresentare le differenze (o spaccature) ideologiche di un paese, il Rosatellum bis non dovrebbe far altro che mostrarci questo: un’Italia divisa e caotica, difficilmente governabile.

(di Leonardo Olivetti)

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