Amnesty International, l'ong fedele all'imperialismo

Amnesty International, l’ong fedele all’imperialismo

Nel corso dell’ultimo anno, Amnesty International in America Latina ha innalzato il proprio collaborazionismo con la politica estera dell’impero e dei suoi vassalli a nuove vette di falsità e malafede, attaccando il Venezuela e, più di recente, il Nicaragua. La milionaria organizzazione non governativa occidentale sostiene: “Siamo indipendenti da ogni governo, ideologia politica, interesse economico o religione”.

L’affermazione è estremamente disonesta. Molti membri del consiglio di amministrazione di Amnesty International e dello staff senior in Segreteria, che produce i resoconti e i rapporti dell’organizzazione, sono individui con un passato e un’estrazione ideologica profondamente legati a ONG capitaliste come Purpose, Open Society Institute, Human Rights Watch e molte altre.

In Messico scompaiono ogni anno oltre 36000 persone e violenze e gli abusi perpetrati dalle forze di sicurezza sono una costante. In Colombia vi sono 4 milioni di sfollati interni e soltanto nel 2017 sono stati assassinati 53 attivisti comunitari. Generalmente, Amnesty International contestualizza questa realtà terrificante includendo critiche alle forze in opposizione alle autorità governative di quei paesi. Al contrario, i resoconti riguardanti Nicaragua e Venezuela (come del resto quelli di altre ONG occidentali) fungono da cassa di risonanza per le affermazioni prive di fondamento di quell’opposizione che, in un modo o nell’altro, è supportata e finanziata dalla NATO.

In Nicaragua e Venezuela, le organizzazioni occidentali per i diritti umani ingigantiscono clamorosamente presunte violazioni, minimizzando e ridimensionando abusi e provocazioni da parte dell’opposizione. I titoli degli articoli comparsi sulla pagina ufficiale di Amnesty International a partire dal 9 agosto esemplificano la copertura mediatica pesantemente politicizzata e volutamente mistificatoria degli eventi recenti: “Venezuela: paese al punto di rottura mentre gli oppositori vengono trascinati via dalle loro case”, “Venezuela: divieto di protesta costituisce il precedente per violazioni dei diritti umani su larga scala”, “Venezuela: violenza letale, polizia e forze armate strangolano il dissenso”.

La disonestà intellettuale che traspare dalla rappresentazione distorta dei fatti sul sito di Amnesty International è speculare a quella dei media mainstream occidentale e (purtroppo) della maggioranza delle fonti di informazione alternativa. Amnesty International liquida con disinvoltura i brutali omicidi di ordinari cittadini venezuelani da parte dell’opposizione, che ha dato fuoco a molte persone, i violenti attacchi contro ospedali, università e persino scuole materne e la moltitudine di atti di intimidazione ai danni della popolazione civile.

Il titolo drammatico “Venezuela: violenza letale, polizia e forze armate strangolano il dissenso” non è che una pericolosa menzogna: il presidente Nicolas Maduro ha esplicitamente vietato l’uso della forza letale contro le dimostrazioni dell’opposizione fin dagli inizi della nuova fase di protesta mirata al colpo di stato e al cambio di regime.

In maniera del tutto simile, la campagna mediatica globale di Amnesty International contro il Nicaragua al fine di sabotare il progetto di costruzione del canale interoceanico comincia con una menzogna facilmente confutabile: “Il Nicaragua ha accelerato i tempi con l’approvazione di un mega-progetto che mette a rischio la vita di centinaia di migliaia di persone, senza alcuna consultazione e nel silenzio più assoluto”. L’affermazione è completamente falsa. Anche prima del settembre 2015, uno studio condotto da consulenti internazionali ha potuto rilevare come sia il governo che la compagnia HKND, responsabile dei lavori di costruzione del canale, abbiano organizzato consultazioni con oltre 5400 persone appartenenti a comunità rurali in aggiunta a 475 individui provenienti da comunità indigene nell’area interessata. Il progetto è stato ampiamente discusso in televisioni e giornali fin dal suo annuncio.

Il prestigioso Studio sugli Impatti Ambientali e Sociali condotto da ERM (Environmental Resources Management), che insieme ad altri studi associati è costato 100 milioni di dollari, è pubblicamente disponibile in spagnolo e in inglese. Due anni fa ER presentò un portfolio di critiche e osservazioni che venne accettato dal governo del Nicaragua, conducendo così a un lungo periodo di analisi e revisione che non è ancora giunto a termine. Di recente, il portavoce del governo Telemaco Talavera ha dichiarato che tale processo include oltre 26 studi differenti. Fino a che gli studi specializzati non saranno portati a termine, il governo rifiuta giustamente di rilasciare commenti riguardo al canale, dal momento che le ricerche potrebbero tradursi in cambiamenti radicali al progetto.

Amnesty International afferma: “In base a studi indipendenti di organizzazioni civili, la costruzione del canale avrà un impatto su circa 24100 abitazioni (approssimativamente 119200 persone) nell’area in cui il progetto verrà ultimato. Ma lo studio ERM sottolinea: “HKND ha condotto un censimento della popolazione residente nelle zone di costruzione. Gli addetti possono quindi affermare che all’incirca 30000 persone (o 7210 famiglie) dovranno essere fisicamente o economicamente dislocate”. Ma il resoconto di Amnesty International omette questo dettaglio contradditorio, dimonstrando così un asservimento irrazionale alle critiche faziose e alla propaganda senza fondamento dell’opposizione politica in Nicaragua.

La squadra di ricerca di Amnesty International sostiene di aver intervistato “almeno 190 persone” preoccupate dagli effetti della costruzione del canale. Il governo del Nicaragua e HKND hanno invece discusso il progetto con almeno 6000 persone residenti nelle zone che verranno attraversate dal canale. Persino le gerarchie ecclestiastiche locali hanno criticato la maniera in cui l’opposizione ha manipolato le famiglie rurari a questo proposito. Anche questo viene naturalmente omesso da Amnesty International. L’intero resoconto è costruito a tavolino per supportare gli obiettivi dell’opposizione che chiede l’intervento americano attraverso l’infame NICA Act.
Il governo del Nicaragua si è espressamente impegnato a giungere a una giusta risoluzione del problema delle espropriazioni per pubblica utilità.
Nel rapporto del 2015 nel contesto del Piano di Sviluppo Nazionale il governo include la seguente dichiarazione:

“Il governo del Nicaragua e HKND garantiscono che persone e famiglie residenti nell’area di costruzione del canale otterranno condizioni di vita migliori rispetto a quelle attuali. A tal fine, il Governo della Riconciliazione e dell’Unità Nazionale si impegna attraverso la Commissione del Progetto a garantire non solo una giusta e trasparente indennizzazione di tutte le proprietà, attraverso negoziati e accordi diretti con le famiglie coinvolte, ma sosterrà inoltre iniziative volte al miglioramento delle condizioni economiche, della sanità, della pubblica educazione, dell’occupazione e dell’edilizia”.

Ma il resoconto di Amnesty International esclude sistematicamente questa e ogni altra fonte che contraddica la loro narrativa. Tuttavia, abbondano le fonti attendibili e autorevoli che contraddicono la campagna di Amnesty International contro la costruzione del canale. Il loro rapporto attacca lungamente la legge 840, che facilita la costruzione del canale e i progetti annessi, omettendo però un dettaglio cruciale e sradicando gli avvenimenti dal contesto obiettivo.

Il dettaglio cruciale è l’articolo 18 della legge 840, in base al quale viene specificato che il progetto del canale “non consente a qualsivoglia entità governativa di prendere decisioni che rappresentino una violazione della Costituzione politica della Repubblica del Nicaragua o dei termini dei trattati internazionali sottoscritti dallo Stato”. Amnesty International omette completamente questo paragrafo cruciale dal rapporto, in quanto tale elemento renderebbe superflue e pretestuose le rivendicazioni dell’opposizione riguardo presunte irregolarità nella cornice legale del progetto del canale. Il contesto sociale, politico ed economico viene del tutto travisato e rovesciato da Amnesty International.

La cultura politica del Nicaragua è basata sul dialogo, sul consenso e sul rispetto del diritto internazionale. Tutti i principali sindacati e organizzazioni economiche in Nicaragua lo riconoscono, così come importanti istituzioni finanziarie e umanitarie internazionali. Il presidente Daniel Ortega e il vicepresidente Rosario Murillo raggiungono consensi di oltre il 70% e l’approvazione popolare ha solide motivazioni. I precedenti gestionali da parte del governo per quanto riguarda i procedimenti di espropriazione per pubblica utilità nel caso del progetto idroelettrico Tumarin contraddicono in modo radicale la narrativa istericamente allarmista della propaganda di opposizione, riciclata con cura da Amnesty International.

Il governo sandinista del Nicaragua è riuscito a raggiungere risultati incomparabili nell’eradicazione della povertà e nella difesa dei diritti sociali ed economici del cittadino. Per realizzare l’obiettivo di estendere a ciascuno l’opportunità di una vita dignitosa, il governo ha fra le altre cose mobilitato livelli record di investimenti esteri diretti. In questa cornice, la legge 840 tutela esplicitamente il grande investimento potenziale nel canale, assicurando nel contempo implicitamente tutte le protezioni costituzionali. Dal momento in cui il progetto è stato annunciato, il presidente Ortega ha ripetutamente e pubblicamente rassicurato il popolo del Nicaragua affermando che qualunque famiglia dovesse trasferirsi a causa dei lavori sul territorio riceverebbe assistenza governativa logistica e materiale.

I casi di Nicaragua e Venezuela esemplificano in maniera lampante l’opera di manipolazione e mistificazione compiuta da Amnesty International, che cinicamente supporta gli obiettivi dell’opposizione di destra all’interno del paese. Ammantandosi ipocritamente delle vesti di organo difensore dei diritti fondamentali dei popoli, Amnesty International in America Latina (come tutte le altri grandi organizzazioni non governative milionarie occidentali) provvede un’adeguata copertura umanitaria e compassionevole all’agenda politica statunitense con annessi interessi finanziari. Le distruttive, catastrofiche ripercussioni dell’intervento di Amnesty International in Ucraina, Siria e ora Venezuela ne sono la prova.

(da 21stCenturyWire – Traduzione di Maria Teresa Marino)

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