La Germania in mezzo al guado: intervista a Luca Steinmann

La Germania in mezzo al guado: intervista a Luca Steinmann

 

Luca Steinmann ci spiega la sorpresa delle elezioni tedesche, AfD, e l’ultima missione della Merkel: conciliare gli opposti.

Un partito “anti-immigrati” dai tratti molto originali, Alternative fur Deutschland, fa il suo ingresso al Bundenstag, vi ritornano anche i liberali cavalcando l’onda di un netto spostamento a destra dell’elettorato. La socialdemocrazia collassa. Angela Merkel rimane al centro dell’agone politico, ma la “Mutti” ormai è azzoppata. Con le elezioni del 24 settembre è nata una “nuova repubblica” in Germania? Ne parliamo con Luca Steinmann, esperto di “Germanentum”, corrispondente per l’Italia del Corriere del Ticino e collaboratore di varie testate italiane, tra cui Huffington Post.

Per la prima volta nella storia della Repubblica Federale Tedesca ci sarebbero i numeri per un governo di centro-destra CDU-Liberali-Alternative. Possibile?

Decisamente impossibile!

Ecco…

Anche perché non sarebbe negli interessi dell’AfD che oggi vede aprirsi davanti a sé un grande spazio come forza di opposizione, dal momento che da parecchio tempo non esiste in Germania una reale opposizione ai temi “mainstream”, capace di sfatare i tabù che ancora dominano la politica tedesca.

Ma in tal modo questo partito giovane non rischia di diventare come la famosa “opposizione al sistema” di almirantiana memoria destinata a conservare i propri voti in frigorifero?

AfD in verità ha ancora una fisionomia in formazione. Per certi aspetti è molto litigioso e anche molto differenziato al proprio interno, basti considerare la personalità dei suoi due “capilista” in queste elezioni Alice Weidel e Alexander Gauland. La Weidel proviene dalle file di Goldman & Sachs, è favorevole al matrimonio omosessuale…

… che lei stessa pratica.

Sì e che declina il tema “securitario” in modo da strizzare l’occhio ad un elettorato meno ideologizzato.

Sono un po’ “grillini” questi Alternativi tedeschi?

E sono anche un po’ sotto stress: per evitare di essere catalogati come estremisti di destra hanno l’ansia di dimostrare che loro sono democratici in ogni loro manifestazione per cui mettono ai voti ogni piccola decisione, anche se si tratta di decidere se prendere un bicchiere d’acqua e hanno dato a tutti la possibilità di esprimersi ampiamente prima di arrivare a definire la coppia che ha avuto la leadership del partito nella campagna elettorale.

E del secondo elemento della coppia, “il vecchietto”, cosa mi dici?

Gauland è venuto recentemente alla ribalta delle cronache per aver definito legittima la memoria delle prestazioni dei soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Non aveva intenzione di giustificare i crimini nazisti, ma intendeva rivendicare una sorta di eredità nazionale che passa attraverso le diverse epoche. Il suo obiettivo non è solo quello di evitare che la cultura tedesca attraverso l’immigrazione venga contaminata dall’Islam, ma anche di far sì che la Germania consegnata ai propri figli sia la stessa che si è ricevuta dai propri genitori.

Un discorso di “identità” molto politically uncorrect.

Infatti, abbiamo da un lato la Weidel che vuole fermare l’immigrazione perché accusa le comunità islamiche in espansione di violare sia i diritti degli omossessuali che delle donne e dall’altro Gauland che porta avanti un discorso di identità decisamente più “tagliente”.

Come è stato il risultato elettorato della Linke?

La Linke è rimasta sostanzialmente stabile, così come i Verdi. I Verdi hanno il vantaggio di avere alcune roccaforti territoriali, come il Baden Wurttemberg, che gli garantiscono uno zoccolo duro di consenso anche a livello nazionale; invece la Linke nelle scorse elezioni ha perso molti “feudi rossi” e voti che sono stati erosi dalla SPD. Ora che la SPD è crollata ai minimi storici questi voti non sono ritornati alla Linke, il che vuol dire che c’è stato un sostanziale spostamento a destra dell’elettorato tedesco.

Di questo vento di destra hanno beneficiato anche i Liberali?

I liberali sono tornati in parlamento con un consenso a due cifre, dopo esserne stati esclusi nella legislatura precedente. Anche il loro leader, Lindner, ha utilizzato riguardo all’immigrazione toni non molto diversi da quelli dell’AfD.

E sembrato addirittura essere destinati a governare all’interno della variopinta coalizione “giamaicana” con CDU e Verdi.

Se la SPD persiste nella sua indisponibilità a riproporre la formula della Grosse Koalition, la maggioranza “giamaicana” rimane quella più praticabile, ma sarà interessante vedere come la Merkel riuscirà a conciliare le istanze dei liberali con quelle dei verdi, così come le istanze securitarie della CSU con le posizioni esterofile dei Verdi.

Intanto la socialdemocrazia attraversa un momento di crisi che ha pochi riscontri col passato.

L’esito catastrofico del risultato elettorale può anche essere letto come la conseguenza della strategia elettorale di Schultz che sostanzialmente si è appiattito sull’agenda della Merkel limitandosi a fare alcuni appunti di carattere marginale.

E la Merkel a sua volta sembra aver imboccato la sua parabola discendente.

Rimane però ancora in sella, perché l’elettorato tedesco gli riconosce quelle doti di competenza e di affidabilità che in questi momenti di incertezza diventano ancor più importanti.

(di Alfonso Piscitelli)

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